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giovedì 26 gennaio 2012

1887 - La Termopili d'Africa


La battaglia di Dogali

In questi giorni siamo spettatori dell'ennesimo circo mediatico ,una gara delle miserie umane; in troppi "sputano" sulla nostra nazione ed il nostro popolo. Ci accusano di vigliaccheria, mancanza d'onore, arrivismo ,ci chiamano pizza e mandolino, cliche' che mai ci sono appartenuti. Rigetto totalmente tali definizioni o accuse e ci tengo a raccontare un accadimento che celebra il suo anniversario proprio il 26 gennaio 1887 ed è definito Termopili d'Africa, a testimonianza del coraggio e dello spirito italiano.

Su una collina che costeggia il torrente Dogali in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono circondati da diecimila Abissini pronti a sterminarli. Ma cosa ci fanno li? Tutto è cominciato due anni prima con l'occupazione del porto di Maua sul Mar Rosso dal momento che nel 19° secolo il colonialismo è un esigenza per le potenze europee a caccia di nuovi mercati.
I 500 soldati sono in marcia verso la fortezza Saati assediata dai "nemici", hanno l'ordine di liberarla o resistere fino all'ultimo uomo. A pochi km dalla fortezza vengono intercettati ed assaliti dall'esercito di Ras Alula, non hanno alcuna speranza, lo sanno bene,nessuno scappa, si dispongono in quadrato e resistono fino all'ultimo uomo, fino all'ultimo proiettile per poi passare alla baionetta. A notte fonda la collina sarà cosparsa da una marea di cadaveri; un'Italia avventata nei politici e negli alti comandi, ma eroica nei suoi soldati e ufficiali che moriranno per non venire meno ad un giuramento.

Sostituiamo il nostro lamentarci e frignare con l'essere esempio per una Nazione allo sbando.

Lorenzo

sabato 15 ottobre 2011

Le favole di rivanonconforme: la cascina nel bosco.



L'uomo che sussurrava ai cavalli (e alle amministrazioni)


C’era una volta, in un paesino immerso nei boschi, neanche troppo lontano, una bella casetta , non molto grande, ma graziosa.. 
Sembra una fiaba, e come nella più classica delle fiabe, questa storia prevede burattinai senza scrupoli e marionette senza spina dorsale. Manca solo il finale, ancora tutto da scrivere. 
Accadde dunque, che il potente signore, padrone della baita, decise che era giunto il momento di ammodernare anzi, perché no, abbattere la baita, per ricostruirla secondo il suo nuovo gusto. E chissenefrega allora del bosco, dei castagni, della fauna locale, e chissenefrega pure della tutela ambientale, e delle leggi per la salvaguardia del bio parco in cui è sita la sua baita. Demolì tutto, avendo cura di coprire il sito dei lavori con dei pannelli, così che sguardi indiscreti non potessero sbirciare cosa stava accadendo e già che c’era, realizzò pure una strada di accesso grande larga quanto una provinciale, uscendo persino dai confini della sua proprietà. 
D’altra parte il signore della zona è al di sopra della legge, anzi la legge, in fin dei conti, la fa lui! Il tutto sotto gli occhi, per altro diligentemente ben chiusi, della giunta comunale, che non sia mai di contrariare il Signore, che sfama tante famiglie locali dando da lavorare a tanta gente (tra cui quella del vicesindaco n.d.t.). 
In questa favola ci sono anche i folletti che, travestiti da guardie forestali, sorvegliavano e difendevano il bosco. Intervenendo al momento giusto sequestrarono la proprietà del gran Signore e iniziarono la causa giudiziaria del caso, nell’imbarazzo generale della giunta, che sapeva e non aveva mosso un dito.
Anche se la storia sembra finita qui, non è così carissimi lettori. Perché il signore ha tutta l’intenzione di costruire una baita tutta nuova, nonostante tutto. Certo, e se no dove mette i suoi amatissimi cavalli? E come fa a portarli in baita senza una strada adeguatamente larga? Ed è potente quel signore… ...la battaglia legale è appena cominciata. 
Personalmente so già come finirà: la multa per abuso verrà pagata,la baita sarà ricostruita, e la strada finita con buona pace di tutti. Tranne che di quei contadini a cui la legge aveva impedito di costruire una tettoia per la legna perché, ironia della sorte, di eccessivo impatto ambientale. 
La morale della favola, signori, è questa:
la legge è uguale per tutti... Ma per qualcuno è più uguale che per altri...


Veronica

giovedì 15 settembre 2011

Eroe del giorno: Vincenzo Peruggia



Vincenzo Peruggia un Lupin Nostrano.

Venne chiamato matto, criminale,mercenario quando in realtà fu un ladro gentiluomo che non rubò per vile denaro ma per "Sano Patriotismo". All'età di trent'anni nella notte del 20 agosto trafugò dal museo del Louvre la Gioconda, si nascose e trascorse la notte in uno sgabuzzino uscendo il giorno seguente alla luce del sole, sotto gli occhi degli investigatori con il dipinto nascosto nel cappotto. Rientrò in Italia e dopo un anno trovò l'aggancio con un' antiquario fiorentino e con l'allora direttore degli Uffizi, consegnò loro il capolavoro in cambio della garanzia che venisse esposto unicamente in Italia senza mai più tornare in Francia.Venne tradito dai due ed arrestato lo stesso giorno mentre camminava fiero dell' impresa per i vicoli fiorentini.
Al processo rivendicò l'italianità del quadro , accusando la Francia di furtò (errore tutt'ora diffuso, infatti non fù rubato durante la campagna Napoleonica bensì venduto dallo stesso Leonardo a Federico I nel 1516). Lo dichiararono "minorato mentale" ma suscitò comunque simpatia e ammirazione presso la popolazione. La pressione popolare sortì l’effetto di indurre la corte a concedergli le attenuanti e scontò 2 anni di carcere. Uscitò partecipò come volontario alla Prima Guerra Mondiale e dopo Caporetto finì nei campi di concentramento austriaci.
Morì pochi anni dopo nell'Alta Savoia, padre e marito.

***
Aridace la Gioconda!

mercoledì 7 settembre 2011

3 Riflessioni sul Campo Base


Campo Base: perché è importante:

-la salita. Parole sulla montagna ne sono state dette tante. Sul valore metaforico e spirituale della salita. Ma anche sul valore della fatica, del percorso, della meta. Quando si fa un campo base l’escursione non è un orpello decorativo, un gioco facoltativo, è una piccola guerra, contro se stessi, contro l’ozio e la comodità, ma sempre con i fratelli al fianco.

-la comunità. E’ il centro di un campo base. Non un gruppo di amici, ma un manipolo soldati politici. Ogni singolo è importante in quanto comunità: l’amico di una vita e il ragazzo appena conosciuto sono fratelli da sempre. Nessuno è unico, nessuno è estraneo.

 
-le idee. Sono esse a fare una comunità organica e in crescita. Le idee devono essere portate da tutti, devono essere gagliarde e ardite. Le idee non hanno confini, le idee non hanno dimensioni. Portare la tua idea nella comunità vuol dire che la comunità stessa si arricchisce di quell’idea e di conseguenza ogni persona che la compone ha un’arma in più. Non portare idee nella comunità vuol dire essere passivi, vuol dire negare la crescita agli altri, vuol dire essere egoisti.
La comunità ripudia l’egoismo.

sabato 20 agosto 2011

Cinema: ESSI VIVONO



"Eheheh incredibile, siamo governati da teste di morto."

Essi Vivono è un film di Carpenter del 1988 ispirato al breve racconto Eight O'Clock in the Morning di Ray Nelson (1963).
Essi Vivono è un film estetico, uditivo, tattile: lo sporco, la claustrofobia dai sobborghi all'upper-town, la sensazione di impotenza di fronte a un mondo così sbagliato sono resi alla perfezione, accompagnati dalla pesante colonna sonora (tralaltro suonata dallo stesso Carpenter).
Essi Vivono è assieme a Matrix e il libro Fahrenheit 451 di Bradbury, l'opera per eccellenza sul dualismo del mondo e sul tema della doppia realtà.
Essi Vivono è straordinariamente attuale, la mancanza di lavoro, la crisi economica, le guerre tra poveri, la linea dell'esclusione sociale sempre più marcata con interi sobborghi di poveri, per colpa della crisi dicono, e dall'altra dirigenti che sguazzano nel lusso.
Essi Vivono è un film sulla lotta, anche senza speranza, metafora della militanza e della comunicazione.
Essi Vivono è un capolavoro underground.

martedì 9 agosto 2011

Sono arrivati i liberatori #2







La mattina del 9 agosto 1945 l'equipaggio del Boeing B-29 Superfortress, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata "Fat Man", alla volta di Kokura, l'obiettivo iniziale della missione. Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l'obiettivo, e dopo tre passaggi sopra la città, e ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l'aereo venne dirottato sull'obiettivo secondario, Nagasaki.
I liberatori, gli stessi liberatori che bombardarono Roma, Dresda, Berlino, fiancheggiati dai loro complici uccisoro all'istante più di 40.000 persone, oltre il doppio negli effetti a breve termine e un numero incalcolabile a distanza di anni.
La falsa democrazia d'Europa è passata anche da qui.

lunedì 8 agosto 2011

Cinema: VOGLIAMO I COLONNELLI

Questi i punti programmatici decisi:
1) ripristino della pena di morte;
2) abolizione della libera prostituzione e riapertura dei casini con licenza dello Stato;

3) controllo sulla vendita delle chitarre;

4) ripristino degli antichi valori familiari;
5) rieducazione coatta degli omosessuali;
6) prolungamento della ferma militare;

7) ordine e disciplina nella burocrazia, nel cinema e nell'arte;

8) decadenza del regime parlamentare;

9) soppressione definitiva dei partiti antinazionali e dei sindacati.



Vogliamo i colonnelli è un film del 1973 diretto da Mario Monicelli, presentato in concorso al 26º Festival di Cannes.

Un manipolo di uomini guidati dal deputato Tritoni (Ugo Tognazzi) tenta un improbabile colpo di stato, trovandosi troppe volte a confrontarsi con una realtà segnata dai mille compromessi (memorabile la frase "monarchia, si, ma con il senato!") e dai mezzi limitati.
Tanti sketch, nostalgici ed idealisti fanno ricordare ad un ambiente di non diventare parodia di se stesso, e che questa italietta, in mano a politicanti, è forse più impreparata delle camicie nere del Nerchia e dei guardaboschi dalle Vespe mimetiche...


sabato 6 agosto 2011

Sono arrivati i liberatori







Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, il bombardiere dell'Aeronautica militare statunitense "Enola Gay" lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima.
Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, esclusivamente civili. Il numero delle vittime per radiazioni negli anni seguenti è incalcolabile.
Ancora oggi si tratta del più grande attentato terroristico mai eseguito.
Il presidente Harry S. Truman che ordinò il massacro di civili non è mai stato punito per la strage. I suoi alleati che lo spalleggiarono non sono mai stati puniti per la strage.
Il governo americano, che oggi ha l'arroganza di stabilire quali paesi possono e quali non possono avere la bomba atomica, è di fatto l'unico paese che abbia mai utilizzato questa bomba, per di più su un obiettivo civile.
Oggi in Giappone è giorno di lutto nazionale.

sabato 30 luglio 2011

Chi ha pignorato il Vasari?



...oggi è il compleanno niente popodimeno che del Vasari, storico dell'arte, pittore e architetto nato nel 1511 ad Arezzo. Per capire il livello del personaggio si pensi agli Uffizi di Firenze: un suo progetto.

Un personaggio che meriterebbe il rispetto di uno Stato, ma siccome l'italietta ha deciso che il Vasari è decisamente troppo difficile, meglio un Balotelli come esempio di italica cultura, l'archivio delle sue opere è a rischio di svendita: magnanti russi, yankee (perchè mai?)...

A rendere il tutto più tragicomico, probabilmente il motivo è da ricercare che il Vasari, morto nel1574 ha arretrati con l'affitto degli Uffizi, indovinate da chi era stato pignorato questo archivio? Vi aiuto allegando il documento a questo indirizzo:
http://is.gd/alnB7j

fonti: Mainfatti.it

venerdì 15 luglio 2011

Cinema: IL BOSCO FUORI

Accadde nell’estate del 2000, dopo una proiezione al cinema Nuovo Sacher del film Autunno di Nina Di maio, presentato e sponsorizzato da Nanni Moretti che poi conduceva il dibattito col pubblico, così come le altre opere prime di registi italiani che Moretti invitava periodicamente alla sua corte. Non appena si riaccesero le luci presi subito la parola e attaccai la regista e anche lo stesso Moretti, perchè si trattava di uno spettacolo veramente indecoroso… in questo film c’era la regista, anche attrice protagonista, che replicava il petulante personaggio di Michele Apicella di Moretti con anche i medesimi tic, come la mania per le scarpe ed i dolci. Insomma una cosa insostenibile, davvero irritante, indice di periodo di decadenza che il nostro cinema aveva intrapreso da anni, anche e soprattutto a causa del morettismo dilagante presso i giovani cinefili e registi. La cosa buffa e che Moretti sentì il bisogno di strumentalizzare il mio istintivo sfogo di spettatore in chiave politica, arrivando a declamare in pubblico, il giorno successivo, alcuni brani di Musil, che facevano riferimento ai giovani arrabbiati e violenti che si radunavano in circoli nella Germania prima dell’avvento del nazismo. Purtroppo non ebbe l’intelligenza di capire che il mio era un discorso puramente cinematografico, legato alla sciatteria di quel cinema italiano mai così brutto, per il quale lo sbandieramento di un presunto impegno sociale o civile bastava a se stesso.[1]

A parlare è Gabriele Albanesi, classe 1978, regista del film in locandina.

IL BOSCO FUORI è innanzitutto un film underground: budget di 45.000 euro [2] e girato in digitale da un regista decisamente giovane, proiettato in un solo cinema di Roma ma che in seguito fu scoperto da Sam Raimi (quello de LA CASA o per i profani ache SPIDERMAN…) e diffuso in vhs in tutto il mondo. In Giappone è diventato uno tra i film italiani più venduti (in culo a Moretti!) conosciuto con il nome di ITALIAN CHAINSAW ed è già culto in svariati paesi.[3]

Giarando in rete le recensioni sono tutte entusiastiche ma non mi fido mai delle cose di cui troppi ne parlano bene…

Inizia il film. Una delle prime scritte che appare è “con la collaborazione della scuola nazionale di cinema”, preceduto da “in associazione con Manetti Bros”. Purtroppo l’associazione dei Manetti Bros (coppia di registi-fratelli italiani davvero all’avanguardia, provenienti dal mondo dei videoclip e secondo me davvero tra i migliori del panorama italiano) non basta per dare quel tocco epico/spaghetti/western/pastacolsugo/trash che è tutto loro. L’impostazione dannosa della scuola del cinema c’è. Infatti sembra una fiction di raiuno. Recitazione sciatta, dialoghi piatti, personaggi stereotipati, incedere lento e teatrale. La scuola di cinema va chiusa col fuoco prima che distrugga altri giovani promettenti!

Ci sono remake di film che si scostano più dall’originale quanto IL BOSCO FUORI non si scosti dal leggendario NON APRITE QUELLA PORTA di Tobe Hooper (poi mi hanno detto ci sono altre citazioni… a me sembra proprio un remake di quello…). Ma in fondo va bene così. Non sarà originale e visionario ma certamente è pungente e privo di surplus radical-chic.

Le scene splatter sono curate da Sergio Stivaletti e sono certamente di enorme livello: vintage e sanguinolente. Bisogna davvero andare indietro agli anni 70 per vedere cose così! Stupende e ricercate!

In analisi finale IL BOSCO FUORI cosa può dare? Innanzitutto fa parlare di di prodotti underground, quelli che nei paesi esteri hanno un circuito proprio paragonabile al mainstream e lo influenzano, e questo è bene. In Italia invece underground vuol dire tizi sfigati che vogliono fare gli autori navigati proponendo citazioni culturali di sta cippa di minchia. Crepi l’intelligenza! Viva le cose vere! Viva il cinema come arma e non come rincoglionimento di massa! Gabriele Albanesi ci prova, ha tutta la mia simpatia ma manca purtroppo una reale base sotto culturale (preferisce Dario Argento e non Fulci o Fragasso, ancora Arancia Meccanica e Kill Bill, non chennesò, Street Trash, Body Bags e Virus) che un lo rende certamente più presentabile ma meno coraggioso. In un mondo dove il cinema è morto sotto mainstream e intellettualoidi da solotto, diventando simbolo di come uno stato sciatto produca cose sciatte, Albanesi, che ripeto, in un'altra occasione avrebbe fatto molto più, si ferma ad essere un riformatore e non un guerrigliero rivoluzionario.


mercoledì 29 giugno 2011

Tra cielo e terra



Tra Cielo e Terra

Saint Exupery - Il piccolo Principe


Due vite parallele quella dell'autore e quella del ragazzino, una sorta di autobiografia interiore che diventa inno alla vita libera, al donare, all'uscire dallo schema e all'indipendenza di pensiero.
l volo dona ad Antoine la vita e gli regala una morte epica, il piccolo principe è in viaggio all'inseguimento di un ideale molto più grande di lui: l'amicizia e la devozione al fiore. Ed è nel sofferto viaggio che il piccolo principe prende vita, ed intorno a lui vive un magnifico mondo fatto di capre nelle scatole, di volpi addomesticate, si serpenti e rose parlanti.
E mentre il suo aviatore rinuncia a denaro, alla vita nelle alte società per volare, per l'azione eroica e bellica, il piccolo principe come lui abbandona il suo pianeta, per inseguire il grande ideale dell'amicizia, e sarà proprio il viaggio ad insegnarli che l'unica cosa stesse cercando la aveva già sotto i suoi occhi, o meglio "invisibile agli occhi".
Il piccolo principe guarda l'umanità con purezza, e ne mette a nudo la stupidità ed i preconcetti, al pari della favola dell'unico bambino che puntando il dito al regnante afferma "ma il re è nudo".
Diventa suo malgrado un ribelle, non riconoscendo l'autorità dei regnati bramosi di potere quanto inutili, mercanti e contabili avidi di denaro, studiosi immobili e saccenti, rinunciatari e ubriaconi, stupidi obbedienti non pensanti, per quanto trovi in quest'ultima categoria una certa simpatia, ma l'obbedienza consapevole è virtù, inconsapevole è vizio.
E via attraverso rose che non sono nessuno oltre la loro apparenza, e volpe che diventerà qualcuno solo per addomesticarsi a vicenda.
Exupery volava sempre più in alto sempre più veloce sempre più nella guerra fino a trovare la morte abbattuto da un caccia tedesco (il pilota affermerà che se avesse saputo chi era il pilota non avrebbe sparato) e il piccolo principe torna al suo pianeta abbandonando tutte le cose materiali e stupidamente umane, fino a liberarsi del corpo stesso.
Ed è tra le stelle che sono immortali, il piccolo principe, l'autore, e tutti coloro che ne portano un pezzo nel cuore, vivono liberi, tra cielo e terra.



Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi
responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua
rosa..."


Zanna

venerdì 24 giugno 2011

Autarchia è Sovranità.


Autarchia. Autarchia non è una parolaccia ma un insieme di azioni messe in pratica da un paese o una comunità per approvigionarsi dei beni materiali (e non materiali) necessari, utilizzando risorse disponibili sul posto. Si andò a sviluppare negli anni 20-30 quando era ormai evidente la dannosità del libero mercato. Si passò quindi da un periodo nel quale il privatizzare la Sanità e gli altri beni primari era il futuro (perchè bisognava ridurre la spesa sociale), al rendersi conto che solo lo Stato poteva garantire una sicurezza per i propri cittadini. Ciò non toglie l'utilità del mercato, pertanto autarchia non significa economia chiusa, il commercio con l'estero resta anzi un punto nodale di questa politica, che ne cambiò però le regole. L'Autarchia ripudia il "libero" scambio, non lo scambio, la "libera"concorrenza, non la concorrenza. Lo Stato tornò al suo ruolo di Padre controllando e tutelando le economie o imprese locali. A livello interno l'Autarchia cercò (e ci riuscì) la soluzione per fare "di più ma con meno spreco". Si doveva riuscire a fare il più possibile con le proprie risorse, questa era la parola d'ordine, valorizzando il territorio (a livello agricolo, industriale, turistico ) cosa che 50 anni dopo prenderà il nome di turismo eco sostenibile, bioagricoltura etc. Ci sono migliaia di esempi, dalla raccolta differenziata al riutilizzo dei materiali che avveniva in maniera più efficiente e capillare, ai mezzi agricoli che funzionavano ad alcool carburante derivato da scarti alimentari , che in seguito verrà chiamato bioetanolo ma con la differenza che ora deriva da prodotti alimentari utilizzabili. I motori eolici pompavano acqua nei campi con successo, e tramite la società Vivarelli le nostre pompe eoliche venivano esportate in tutta Europa. Si utilizzavano fertilizzanti naturali ed invece ora vengono dispersi nelle fogne. Con il poco che si aveva , si faceva tutto. Si riducevano gli sprechi, si incentivavano gli studiosi, le ricerche, le idee nostrane, il sacrificio per il conseguimento di un obbiettivo ed il bene dello Stato. Autarchia.

C'è Bisogno di Uno Stato che guardi al futuro ,che impari dal passato (Autarchia ecc.), che riprenda il suo ruolo di Padre e non di banchiere.


Lorenzo Tonini

giovedì 16 giugno 2011

Non serve un Referendum, serve una Nazione



ROMA - Il 2011 segnerà un nuovo record storico per la bolletta energetica italiana, quella cioè che il Paese paga complessivamente per far fronte al proprio fabbisogno di luce e gas. Secondo le stime dell'Unione petrolifera (Up), la fattura complessiva supererà i 63 miliardi di euro (contro i 53,9 del 2010), mentre la sola bolletta petrolifera salirà da 28,5 a circa 36 miliardi di euro, registrando anche in questo caso un massimo assoluto. Dopo essere sceso nel 2009 all'1,3%, valore medio dei primi anni 2000, il peso della spesa petrolifera sul Pil è tornato all'1,8%. Nel periodo di picco (1980-83) in media era il 4,6%.

In questo scenario, dopo la crisi libica e lo stop al nucleare arrivato dal referendum, il governo punta ad aumentare la produzione nazionale di gas e greggio. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, intervenuto all'assemblea annuale dell'Up. "Ci attendiamo - ha detto - un significativo contributo delle produzioni nazionali di idrocarburi già a partire da quest'anno. Sviluppi attesi in Basilicata dove la produzione aumenterà di oltre 90mila barili al giorno per arrivare al 7% dei consumi nazionali".

Pesa sulla bolletta il prezzo del greggio. Il record precedente della bolletta energetica risaliva al periodo pre-crisi economica, ovvero al 2008, anno in cui la spesa complessiva aveva sfiorato i 60 miliardi (59,937) e quella petrolifera si era attestata a 32,4 miliardi di euro. L'Up evidenzia che a pesare sulla fattura petrolifera è esclusivamente l'alto prezzo del greggio, visto che i consumi continuano ad essere penalizzati.

"La crisi economica - ha sottolineato il presidente dell'Unione petrolifera, Pasquale De Vita - ha colpito pesantemente il sistema industriale italiano e in particolare quello petrolifero, che è stato l'unico a registrare una nuova contrazione nei consumi. Il petrolio è stata infatti l'unica fonte che non ha recuperato nulla di quanto perso nel 2009 a causa della crisi, come hanno invece fatto energia elettrica e gas. Il suo peso sul totale è così sceso intorno al 39% rispetto al 41% del 2009, pur restando la nostra principale fonte di energia".

"Complessivamente - ha detto De Vita - negli ultimi sei anni i consumi petroliferi sono diminuiti più di quanto avessero fatto in occasione del secondo shock petrolifero (19,2 milioni di tonnellate in meno)".

Romani: "Puntiamo su produzione di gas nell'offshore italiano". Romani ha chiarito anche che ora si punta anche a un aumento delle produzioni di gas nell'offshore italiano dove il Paese "vanta un primato mondiale in termini di sicurezza e dove c'è la possibilità di incrementare le nostre produzioni di gas, oggi di 7 miliardi di metri cubi l'anno, di ulteriori tre miliardi". Il ministro ha parlato di due fronti, quello del Mar Ionio e quello della parte orientale delle Isole Tremiti: "Mentre sul Mar Ionio - ha spiegato - probabilmente riusciremo a trovare una soluzione, a est delle Isole Tremiti ci sono dei meccanismi locali per cui sarà complicatissimo". A questo proposito, Romani si è chiesto "se queste persone si rendono conto di cosa significa: senza energia si torna al Medioevo". Per il settore gas, ha detto inoltre il ministro, "si stanno aprendo interessanti prospettive nello sfruttamento dello shale gas", su cui "le società italiane potranno giocare un ruolo importante all'estero, ad esempio in Polonia e in Algeria".

Ruolo strategico a infrastrutture più rilevanti. "Per il tema della sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi prevediamo di individuare in concreto le infrastrutture e gli insediamenti strategici nel settore petrolifero, attribuendo al ministero dello Sviluppo Economico le competenze autorizzative", ha aggiunto il ministro. "Anche le infrastrutture petrolifere di maggiore rilevanza e dimensione, così come quelle del gas e dell'energia elettrica - ha proseguito - devono essere considerate strategiche per lo sviluppo industriale del Paese". Alla domanda se intendesse assumere alcune delle competenze del ministero dell'Ambiente, Romani ha risposto: "Non è questo. Si tratta invece di definire quali siano gli insediamenti strategici nella programmazione energetica nazionale. Su questo punto, vedi Porto Tolle, penso sia il caso che l'Italia si doti di meccanismi di decisione che tengano conto delle strategicità di alcuni insediamenti".


***
Ho sentito dire "vota SI" (contro il Nucleare) dalle stesse persone che senza scrupoli lasciano i lavoratori sottopagati, in nero, ritardano di mesi i pagamenti degli stipendi, giocando sul ricatto "se non ti va bene trovo un altro", e quando gli ho chiesto perchè, mi ha risposto "per mio figlio", senza alcun tipo di cognizione di causa. Chissà se tuo figlio saprà che ci sono oltre 300 centrali in Europa.

Ho sentito dire "vota SI", con spigazione "per il futuro", dalle stesse persone che aspettano il sabato sera per rendersi zombie tra pasticche, alcol e pompini nei bagni, per poi sfrecciare a 150 all'ora alle 5 di mattina.

Ho sentito dire "vota SI" dagli antifascisti, "per la vita", gli stessi che ammazzerebbero a pietrate un ragazzo di 30 anni solo perchè fa parte di un'associazione che non gli piace, in nome del "l'unico fascista buono è il fascista morto".

Ho sentito dire "vota SI" dai politici di mestiere, solo perchè il Governo sbaglia, quando fino ad un anno prima dicevano il contrario. Quelli che fanno del "denigrare" e delle "bugie" la loro unica politica.

Ho sentito dire "vota SI" da membri del Governo, perchè "va bene tutto ma...", e allora mi chiedo "cosa ci fate in quella coalizione", qua si parla di sovranità energetica della Nazione, un punto importante, non di che colore è l'auto che vi porta alle feste, ma va bene così, tanto il governo non crolla.

Ho sentito dire "vota Si" da post/neo/chiassàcosa Fascisti, dagli stessi che riescono a coniugare "razzismo" e "dio patria famiglia", "legge e ordine" e "arditismo e rivoluzione"... anche se non ho ancora capito come.

Ho sentito dire "vota SI" a lavoro, da colleghi, gli stessi che non avrebbero il coraggio di prendere una multa per divieto di sosta ma che festeggiano quando "muore" Bin laden, e che quando gli dici "e se non fosse come credi?" ti rispondono che tu sei pazzo.

Ho sentito dire "vota SI" da facebook, tra una foto con le labbra all'insù e un commento "minkia stase sn tt xso", senza sapere neanche cos'è un dizionario.

Ho sentito dire "vota SI" perchè l'atomo è pericoloso, peccato che chi l'ha detto non riesce neanche a leggere a fondo le istruzioni Ikea e ha bisogno dello zio riparatutto per montare un pezzo di legno.

Ho sentito dire "vota SI" da una mia amica, e l'ha consigliato anche al suo trombamico.

Ebbene, signore e signori, spettatori affascinati di questo spettacolo chiamato Democrazia, qua non c'è bisogno di Referendum.
Qua c'è bisogno di Italia.
Di una Nazione.
Di qualcuno che prenda a braccetto il nostro stivalone, e lo riporti in alto, tra i paesi forti, sovrani.
Che ridia una dignità.
Anche senza chiedervi il permesso.

M.R.
www.torinononcoforme.org

venerdì 3 giugno 2011

Trent'anni e un giorno fa...

Ciao Rino.



Perché ci piace Rino Gaetano - di Renato Montagnolo

Rino Gaetano, dopo essere finito nel dimenticatoio per anni, è ultimamente «tornato di moda»; internet ha permesso alle nuove generazioni di conoscere questo genio della musica italiana.

I testi delle sue canzoni colpiscono perché parlano di problemi sociali, di vita reale, attaccano i personaggi cult della nostra società (gli Agnelli, i Costanzo, gli onorevoli e i senatori, ecc.), ma lo fanno in modo leggere, scanzonato, irriverente e divertente, in un modo che lo differenzia dai vari Guccini e De André.

Rino Gaetano ci piace per questo, perché è un artista popolare (ovvero del popolo), perché le sue canzoni nascono nelle strade e nelle osterie, perché prendono spunto – come lui disse più volte – da frasi dette da gente comune davanti a un caffè o a un bicchiere di vino.

Ci piace perché, nella migliore delle ipotesi, viene snobbato mentre, in altri casi, viene addirittura screditato e infangato (un esempio ne è la fiction trasmessa dalla RAI) dall’élite della canzone italiana e dai media.

Ci piace perché era un Uomo Libero, non riconducibile a nessun partito, un artista anarchico che aveva il coraggio di attaccare tutti e tutto, che già 40 anni fa si scagliava contro coloro che avrebbero dovuto portare avanti le istanze del popolo.

Ci piace quando parla delle fabbriche e del «lavoro di catena che curva a poco a poco la tua schiena», quando parla di «sub-appalti e corruzione e bustarelle da un milione», quando parla di «politici imbrillantinati che minimizzano i loro reati» (quant’è attuale Rino!!), ma anche quando si incazza e dice che «con la mia guerra voglio andare ancora avanti e, costi quel che costi, la vincerò non ci son santi», oppure cerca in ogni cosa «uno spunto per la rivoluzione»; ci piace quando urla «la festa è finita, evviva la vita!», perché sembra volerci dire che i problemi si affrontano senza piangersi addosso.

Ci piace, in tre parole, perché era un Artista Libero e Rivoluzionario.

Non mi voglio dilungare ulteriormente: potrei analizzare i suoi testi oppure parlare della sua morte e degli ospedali che non hanno potuto curarlo, ma lo farò in un’altra occasione.
Oggi non mi va, oggi c’è il sole, oggi «il cielo è sempre più blu!».

www.ideodromocasapound.org

lunedì 2 maggio 2011

Resis...che?!, Liberaz...che?!


Carlo Girardi motiva la rimozione del 25 aprile con l’imperante revisionismo
La labile memoria dei rivani
Pochissimi i presenti alla commemorazione dei Martiri



RIVA. Carlo Girardi, già professore di storia e filosofia al Maffei, è uno di quelli -pochi o tanti che siano- che alla democrazia come valore fondante della civile convivenza, ci crede. Ecco il motivo d’una sua considerazione sull’ultimo 25 aprile di cui a Riva più che la ricorrenza sono state celebrate le esequie. L’Anpi organizza come sempre la cerimonia davanti alla lapide che ricorda i Martiri del 28 giugno giustiziati nel 1944 dai nazifascisti.
«Ma davvero quest’anno si tocca con mano quanto sia labile la memoria dei Rivani. Complice senza dubbio la coincidenza con la Pasquetta, ma soprattutto un certo tipo di propaganda e di costume politico in odore di revisionismo che da tempo attraverso le voci dei media cercano di convincere gli Italiani che tutto sommato non è più il caso di insistere nella celebrazione di certe ricorrenze: è ora di guardare oltre, di scrollarsi di dosso i fantasmi del passato, di smetterla con questi patetici cerimoniali che richiamano alla memoria i valori dell’antifascismo, della Resistenza e della Liberazione. Non è più il caso, dopo tanti anni, di parlare ancora degli ideali di libertà, giustizia e uguaglianza sociale che animarono allora le coscienze di tanti Italiani e li spronarono alla lotta partigiana contro la dittatura fascista e l’occupazione nazista. In particolare e “obiettivamente” afferma siffatta propaganda la lotta partigiana, qui nel Basso Sarca, e più in generale nel Trentino, è stata solo un fatto marginale e certamente Riva non è stata insignita della medaglia d’oro in quanto simbolo della Resistenza. Eppure proprio nella nostra città è stato perpetrato un eccidio tra i più efferati, una fredda esecuzione che ha stroncato la vita di alcuni giovani studenti forse troppo idealisti, forse sprovveduti, ma di sicuro innamorati della libertà e la lapide al pianterreno del Palazzo civico è lì a ricordarcelo: Gastone Franchetti, Enrico Meroni, Eugenio Impera e tanti altri, giovani e meno giovani, sono caduti semplicemente perché hanno sognato di riscattare la loro e la nostra patria dal giogo fascista e dall’occupazione nazista. Hanno osato mettersi in gioco con la generosità, l’entusiasmo e lo slancio che caratterizzano la giovinezza senza i calcoli e la prudenza dei benpensanti. E hanno pagato con la vita il loro sogno di un mondo migliore. Però quest’anno il 25 Aprile di fronte alla lapide che ricorda quei caduti per la libertà di tutti noi c’era soltanto uno sparuto gruppo di persone, qualche rappresentante dell’ANPI, pochi simpatizzanti e il tutto si è concluso in un quarto d’ora dopo un breve discorso del segretario di zona dell’ANPI e il canto sommesso di Bella Ciao. Non più di 15 minuti ignorati dalle autorità civiche e dai molti turisti che verso le 11 affollavano Piazza 3 Novembre. Tornando a casa riflettevo non senza un velo di tristezza. Ricordavo in particolare l’anno precedente quando in effetti la celebrazione era stata di ben altro tenore con le testimonianze dei partigiani, gli interventi e la presenza ufficiale delle autorità cittadine. Allora era presente tra l’altro il compianto amico Luciano Baroni che comunque, se ben rammento, pur manifestando una certa soddisfazione per la riuscita di quella celebrazione, alla fine commentava dicendomi con una certa amarezza che per il futuro anche quella importante ricorrenza era destinata ad essere dimenticata. E aveva ragione, perché considerando come sono andate le cose quest’anno, sembra proprio che il 25 Aprile sia morto con lui».



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Resis...che?!, Liberaz...che?!
Il piagnisteo di chi non ha compreso il suo fallimento


Il punto, per i cari compagni partigiani, è che la gente ormai non se li fila più e loro ci rimangono maluccio. E questo accade non solo per la loro nauseante retorica ma perché il mito resistenziale si è sciolto come neve al sole. Il revisionismo di cui parlano non è altro che semplice attività del ricercatore che indaga i fatti storici, e non si tratta di revanscismo. Capisco dispiaccia loro non constatare l'asservimento totale della storiografia ai diktat di regime, come accadeva qualche anno or sono, ma il motivo per cui i rivani non scendono in piazza non risiede nella diffusione ormai commerciale delle opere dottor Pansa.
Giustizia sociale e libertà non sono di casa nella loro Repubblica, ed oggi che il paraocchi dato dell'ideologia sta svanendo le loro celebrazioni appaiono per ciò che sono: vuote scenette nostalgiche.
Che la storiella resistenziale sia per lo più una farsa, una menzogna costruita ad arte per tenere ai tempi insieme una dirigenza politica con radicali divergenze come democristiani e comunisti, che molto poco avevano in comune, è dato assodato ed evidente. Che i comunisti, i quali componevano la grande maggioranze delle file partigiane, lottassero per Mosca e per l'instaurazione di un regime di stampo sovietico, è altro dato da sottolineare. Ma credetemi, rispetto a tutto ciò e a molto altro, alla gente non interessa niente. Ai nostri concittadini non interessa dei crimini, dei misfatti, degli attentati terroristici che sono stati insabbiati, dell'asservimento americano o del rientro in grande stile della Mafia.
No, a loro tutto questo non importa, eppure i cari partigiani sono lo stesso arrivati alla frutta. Un bell esame di coscienza?


Edoardo Regis

martedì 19 aprile 2011

Si scrive acqua. si legge vita


L'acqua che manca, scarseggia, si spreca, s'inquina e alimenta un modello di sviluppo che in sessant'anni ha dimezzato le risorse idriche del pianeta. E' la "crisi mondiale dell acqua" che porta l'Onu a denunciare la mancanza di servizi sanitari di base per oltre 2 miliardi di persone(1/3 della popolazione mondiale) e la morte per dissenteria di oltre 4000 bambini ogni giorno!

Vent'anni di sbornia di mercato e di martellamento da parte della Banca Mondiale, del Fondo monetario internazionale(Fmi) e Organizzazione mondiale del commercio(Wto) hanno trasformato un bene,pubblico e comune, in un prodotto commerciale.

Spaventoso pensare che la nostra soppravivenza è posta nelle mani di un privato; gli amanti degli scenari apocalittici vedono gia un futuro in cui la nostra vita dipenderà da questi nuovi "signori dell acqua"(il petrolio del futuro)e le guerre si svolgeranno per accaparrarsi bacini idrici.Facendo un passo in dietro torna lecito e doveroso che i legislatori ed amministratori si pongano le seguenti domande:

  • Può il mercato garantire il diritto all'accesso all'acqua a tutti gli esseri viventi e per tutti gli usi umani vitali?

  • Può il mercato ispirare una politica di tutela e risparmio della risorsa naturale in crisi?

  • Può "L'IMPRENDITORE-PRODUTTORE" prescindere dal vendere sempre più acqua e dal cercare di realizzare il suo migliore profitto?

Mentre città importanti come Parigi, Berlino statalizzano questo bene naturale, il nostro paese ha decretato che entro il 2011 ogni comune debba privatizzare il servizio idrico(che tra l'altro si è costituito e mantenuto negli anni con le tasse dei contribuenti,ovvero pure noi "dovremmo" esserne proprietari).


Il 12 e il 13 Giugno si voterà il referendum per la statalizzazione dell'acqua, ACQUA BENE COMUNE!

Chi governa l'acqua , governa la Terra. E chi governa i rubinetti?

Il futuro è nelle TUE mani, non fartelo scappare anche questa volta!


Lorenzo Tonini


lunedì 18 aprile 2011

L'America dimentica Deepwater, NOI NO!

"Drill,baby, drill! Trivelliamo, Trivelliamo, trivelliamo".

Il grido di battaglia di Sarah Palin alle presidenziali del 2008(vice di John McCain) è tornato improvvisamente di moda.

E' bastato un anno dal più grave disastro ecologico della storia americana, causato dall' esplosione di una piattaforma petrolifera della Bp nel golfo del Messico il 20 Aprile 2010.Il danno è stato immenso e duraturo, costato la vita a 11 persone, 800 mila metri cubi di greggio finiti in mare con un'inevitabile catastrofe ambientale di immani proporzioni.

Nonostante ciò il partito repubblicano ha presentato un progetto di legge per la triplicazione della produzione di petrolio(chissa perchè non troverà una forte opposizione in parlamento) ;"è come se l'incidente della Deepwater non fosse mai esistito", anche se non la pensano così le persone colpite da questo avvenimento, ci riferiamo a pescatori,contadini(sulla costa) e per tutto il settore turistico che si è visto sparire il proprio futuro in poche ore, per non parlare della fauna e della flora che ad un tale cataclisma non "avevano mai assistito", ma come sappiamo bene PRIMA gli affari e POI il dovere, così recitava la filosofia del "buon" vecchio Capitalismo e quindi avanti con le trivellazioni che saranno pure incrementate a dismisura nell' Antartico, una delle poche terre non ancora contaggiate dall'uomo.


Lorenzo Tonini


mercoledì 13 aprile 2011

"UNA GUERRA AMERICANA". Capitolo : C'era una volta la Libia!



In questi giorni in Tv siamo bombardati continuamente da notizie relative alla "Liberazione" della Libia: conoscendo bene il nobile animo di questi portatori di "Pace" sorge il dubbio. Le informazioni rappresentano il vero, o è la solita "guerra americana" ?
Purtroppo il lupo perde il pelo ma non il vizio, e loro sono degli esperti pacificatori come si è potuto apprendere in Vietnam, Afganistan, Iraq e chi più ne ha più ne metta !La Terra è il loro scacchiere e in tre mosse si porteranno in posizione per muovere scacco matto al re o per meglio dire al colonnello.

Mossa PRIMA: Dividi ed Impera, la più famosa, collaudata centinaia di volte, consiste nell'isolare l'obiettivo da possibili amici per poter soppraffare il nemico facilmente.
Mossa SECONDA: Azionare la macchina del fango (i MEDIA).
Mossa TERZA: Sguinzagliare i "cani",ovvero quegli stati legati agli USA dopo il Piano Marshall.

Per comprendere ancora più a fondo il disegno politico facciamo qualche passo indietro.

SIAMO nel lontano 1861.
Per attuazione della politica estera voluta da Crispi e susseguitasi con i governi successivi l'Italia si mosse alla volta del Nord Africa in quanto necessitava di colonie , lo fece nel classico stile della serenissima, dosando l'uso della forza all'infiltrazione economica-commerciale (creò poli di influenza in tutto il nord Africa, dal 1864 l'Italia gesti le poste egiziane,1869 acquistò baia di Assabnel, 1881 oltre 60000 italiani vissero a Tunisi, 1907 il Banco di Roma si stabilì a Tripoli, 1 911 conquistò lla Libia, 1929 aprì la fiera del Levante ecc.) fino a che riscosse l'approvazione della popolazione tramite le politiche sociali del ventennio che furono attuate pure sulla"quarta sponda"(Magreb). Ormai l'Italia svolgeva un ruolo da Leader nel Mediterraneo e nemmeno l'avvento della seconda guerra mondiale l'avrebbe potuto mutare; uscita "sconfitta" (o vincitrice a seconda dei punti di vista) dal conflitto non si poteva più permettere azioni coercisive, così perpetrò la propria causa col proprio "braccio armato" l' Eni.
Questo gruppo italiano che intrecciava il proprio peso economico alla politica si stabilì in Libia, Algeria, Egitto, Tunisia diventando l'operatore straniero più importante. Nonostante la statalizzazione dei beni primari voluta da Gheddafi nel 1969, il rapporto non cambiò, anzi migliorò e il governo Libico invitò le aziende italiane ad operare sul territorio per una crescita economica e un consolidamento politico. Quando il regno Unito (1971) volle spodestare il colonnello l'Italia si schierò al suo fianco bloccando le ambizioni Britanniche. Nel 1995 siglarono a Barcellona il partenariato euro-mediterraneo aumentando così le esportazioni europee al 18 % nel magreb diminuendo quelle Statunitensi.Seguito dal trattato di amicizia tra Italia e Libia firmato nel 2008 con la quale quest'ultima riconfermava il proprio impegno a contenere le emigrazioni verso il nostro pese e a rinnovarcii una posizione primaria nell'esportazione petrolifera (38%Italia, 7% Usa, 6% Francia)

Eecco le ricette per una nuova "guerra americana":
Stati Uniti e Francia relegati in secondo piano nel commercio e nelle forniture petrolifere.
Il Regno Unito ha voglia di una rivalsa dopo lo smacco di Suez (1956) e del 1971,e necessita di tornare tra i"Big".
Cina ha bisogno di uno sbocco nel mediterraneo per favorire il proprio commercio.

Unico ostacolo, NOI.

Inizia la partita:
MOSSA UNO - l'Italia messa in condizione di non agire, anzi di dover pur partecipare (anche se con poca convinzione) per non trovarsi estromessa totalmente dalla ricostruzione del Paese.
MOSSA DUE - la macchina della disinformazione si mette in moto( quindi una sommossa scoppiata in una regione e non sufficiente a destabilizzare nemmeno la polizia locale viene trasformata con la bacchetta magica nella rivolta popolare per eccellenza)
MOSSA TRE - invio truppe Franco-Britanniche unite a quelle Americane (in seguito della nato),vengono assoldati mercenari e miliziani armati col soldo dei TRE (USA, FRA, UK).
Soffiano sul falò delle rivolte arabe per aggiungere un po' di legna al fuoco e lo scacco è mosso.
La Libia è sola, L'Italia in un angolo che si lecca le ferite e l'opinione pubblica segue con trepidazione il processo di "Pacificazione".
Il nostro paese ne uscirà indebolito economicamente e politicamente MA soprattutto a fare le spese per giochi dei potenti saranno i civili,come in tutte le "Guerre Americane"!

Lorenzo Tonini

martedì 22 marzo 2011

L'Italia è in guerra contro se stessa


Dal Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione Italia - Libia (2009): "Rispetto reciproco della «uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica»; diritto di ciascuna parte a «scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale» (art. 2); impegno a «non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte» (art. 3); astensione da «qualsiasi forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte» (art. 4.1); rassicurazione dell’Italia che «non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia» e viceversa (art. 4.2); l’impegno a dirimere pacificamente le controversie che dovessero sorgere tra i due paesi (art. 5).

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L’Italia è in guerra: in poco più di 48 ore dalle pompose celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità ci ritroviamo in un conflitto dal quale abbiamo tutto da perdere.
In ossequio ai voleri anglo-francesi che reclamano la divisione della Libia e la secessione della Cirenaica per poterne sfruttare le risorse petrolifere e del gas, l’Italia, ostaggio dei Paesi succitati e dei loro protettori, rinuncia ai suoi interessi nell’area del Mediterraneo, ma ne subirà tutte le conseguenze in termini di immigrazione, di perdita dei contratti commerciali e petroliferi e di instabilità dell’area.
Non basta l’ipocrita e immancabile scusa di proteggere i “civili”, cioè gli insorti tribali inquadrati dai monarchici e sostenuti dagli egiziani, che in futuro assicureranno ai Paesi imperialisti i contratti petroliferi in Libia, al posto di quelli stipulati dall’ENI.
In questa fase anche Berlusconi è ostaggio dell’imperialismo anglofrancese promosso dagli americani e ha dovuto incassare la sconfitta di quasi tutti i suoi alleati geo-energetici per mano statunitense, nonché l'iniziale placet russo, in seguito ritirato, alla spedizione contro Gheddafi.
Il governo, chiaramente impotente, ha inizialmente provato a fischiettare, il che già di per sé non è bello, ma poi ha fatto di peggio, ha oscillato vergognosamente. Emblematiche in tal senso le esternazioni alternate di segno opposto del ministro Frattini.
Di posizioni ferme e chiare neppure l'ombra.
Sicché il premier, accerchiato in casa e fuori, viene oggi incalzato dai lacché professionisti di City e Wall Street che, nelle figure di Casini, Di Pietro e Fini, si stanno scalmanando nelle lodi al terrorismo aereo, ovviamente democratico e buonista, che si è scatenato sui cieli libici.
Berlusconi, onde non farsi scalzare, ha quindi pensato opportuno concedere la propria disponibilità ai registi angloamericani sperando con ciò di restare almeno personalmente a galla. Il che poi è tutto da dimostrare.
Il risultato di tutto ciò è avvilente. La totale insignificanza politica e militare italiana – che non diverge molto da quella dell'Europa – viene furbescamente mascherata con una complicità supina nei confronti di chi, con sfrontata prepotenza, pur combatte contro i nostri interessi.
Abbiamo così compiuto un voltafaccia mortificante, imbarazzante e che non promette niente per la nostra credibilità futura.
Non si può cambiare cavallo con tanta disinvoltura e accodarsi così rapidamente a chi sta bombardando un Paese che gode dello statuto di nostro partner, sperando, in futuro, di poter stipulare nuove alleanze con chicchessia.
Né si può affidare l'ufficialità del nostro disappunto per azioni militari assolutamente ingiustificate e per giunta per noi deleterie, al solo governatore della regione Lombardia.
Nemmeno possiamo aggrapparci esclusivamente alle posizioni neutraliste della Lega, le sole sensate e decorose oggi, posizioni che ricalcano quelle della Germania, unica potenza economica e politica europea ad aver fatto una scelta non servile.
Né infine ci possiamo consolare per il fatto che peggio ancora dei rappresentanti del governo e dell'opposizione, da noi si stanno comportando gli immancabili pacifisti, che stavolta, invece, mancano eccome.
Perché, probabilmente, non ricevono fondi per blaterare contro quest'intervento militare.
E, si sa, quella è gente che s'indigna a comando, e in solido.
Morale della favola: eccoci ad applaudire e a sostenere lo sforzo militare e bombardiero compiuto proprio da due delle tre potenze che più di tutte in passato - con la strategia della tensione e lo stragismo - insanguinarono la Penisola nell'intento di cacciarci dal Mediterraneo e che oggi stanno coronando la loro azione bellica contro di noi.
Cornuti e mazziati; cornuti, mazziati e contenti. Il nostro centocinquantunesimo anno unitario non poteva iniziare peggio.

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Cari politici e giornalisti (anzi senza il cari), fatemi un favore, non prendete per il culo gli italiani, queste non sono azioni umanitarie, ma azioni di guerra. Una guerra sporca, per l’energia, per il petrolio, il gas. La Francia, che non ha più, dopo Fukushima, un futuro nucleare, ha bisogno di gas e petrolio. E’ almeno dai tempi di Ustica che Francia e Italia combattono per il controllo del petrolio libico, quando i nostri cieli diventarono un teatro di guerra con aerei francesi e italiani e Gheddafi, che era presente, si salvò a stento. Gheddafi è stato appoggiato da noi quando s’insediò, dagli anni ’70, armato da noi, parte delle sue forze militari sono state addestrate in Italia in cambio di un rapporto privilegiato per il gas e il petrolio.
Questa è una guerra folle che gli europei non vogliono. Di cui sono stati informati come se fosse una notizia qualsiasi, un evento sportivo. Cina e Russia sono contrarie, la Germania si è astenuta nel Consiglio di sicurezza e il comitato dell’Unione africana sulla Libia ha rifiutato “ogni intervento militare straniero in Libia, quale che sia la forma”. Lo dichiarato il presidente mauritano Abdel Aziz, “la gravissima crisi che sta attraversando questo Paese fratello esige una soluzione africana”. Il presidente Aziz ha precisato che “nessun rappresentante dell’Unione africana ha partecipato al vertice internazionale di Parigi sulla crisi libica”.
L’ONU aveva deliberato per una “No fly zone”, non per bombardamenti a tappeto della Libia. Centinaia di missili lanciati da americani e inglesi verso “obiettivi” in un’operazione ribattezzata “Odyssey Dawn” (odissea all’alba). Un linguaggio da playstation. Più che un’alba assomiglia al Tramonto dell’ONU, a un ‘ “Odyssey Sunset”. Sono morti più civili a Tripoli per mano di Obama, Cameron, Sarkozy o a Bengasi per mano di Gheddafi? Quelli per mano libica valgono forse il doppio? L’articolo 11 della Costituzione dice che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”.
Dove sono i partiti con la Costituzione in mano che “scendevano” in piazza?
Dove sono le anime belle che esponevano le bandiere della pace?
Stiamo bombardando una nazione africana e musulmana, ma non una sola nazione africana o musulmana ha partecipato all’attacco insieme alle potenze occidentali, ai “crociati”, come li chiama Gheddafi.
L’Arabia Saudita ha invaso il Bahrain sconvolto dalle proteste, quando l’attacco agli sceicchi?
Gaza fu trasformata in un camposanto, ma nessuno intervenne.
L’Italia è una portaerei con navi canadesi, americane, inglesi che vanno e vengono dai nostri porti.
Con che diritto?
Siamo una nazione a sovranità limitata, ma questo è troppo. Fuori le basi americane dall’Italia e fuori, prima che sia troppo tardi, l’Italia dalla guerra. Non sappiamo nulla degli insorti di Bengasi, se si oppongono per ragioni democratiche, tribali, economiche, religiose o se sono manovrati da Paesi stranieri. Nulla di nulla. Chi è senza petrolio scagli il primo Tomahawk. Gli Stati Uniti ne hanno lanciati già 110 per portarsi avanti con il lavoro.
Arco, 22 marzo 2011


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I primi 2 articoli sono tratti da: www.noreporter.org
il terzo da: www.luomolibero.it

sabato 19 marzo 2011

Monologhi allo specchio - E tu chi manderesti affanculo?


Vaffanculo.
'fanculo a tutti quanti.
Fanculo ai moderati: bigotti e doppiogiochisti. E smettela di rompermi le palle con la vostra famiglia tradizionale mentre andate a trans.
Fanculo a quelli di destra, ottusi e razzisti sempre chiusi nei bar a gonfiarsi di birra: teneteveli per voi una buona volta i vostri racconti improbabili e i vostri insegnamenti.
Fanculo a quelli di sinistra, codardi reazionari, sempre presi ad inventarvi sigle per dire al mondo che siete egoisti e poi vi trovate d'accordo pure con Berlusconi quando decide di bombardare la Libia di Gheddafi.
Fanculo a Gheddafi, ritardato petroliere: ringrazia che se c'hai le strade nel deserto lo devi a noi.
Fanculo a Obama, un premio Nobel per la pace che dichiara guerre nel mediterraneo.
Fanculo ai suoi sostenitori e ai suoi oppositori.
Fanculo ai preti al Vaticano e alla loro morale: dove cazzo siete di fronte alle banche che con usura uccidono i cristiani?
Fanculo anche agli strozzini, alla new economy, alla old e a tutto quanto Wall Street.
Fanculo al lavoro.
Fanculo a vip, liste, televisione e status symbol.
Fanculo.

No.
Fanculo a te.
Fanculo per quelle volte che hai rinunciato alla rivoluzione per la comodità.
Fanculo a te con le tue false priorità.
Fanculo quella volta che non sei stato intransigente con te stesso.
Fanculo a te che se non inizi muovere il culo sei uguale a tutto il resto.