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mercoledì 7 dicembre 2011

Non pagare agli speculatori gli interessi sul debito? Si può, se si ha un governo non al servizio delle banche




La manovra decisa dal governo Monti è perfettamente in linea con quanto dichiarato dal presidente del Consiglio al momento dell’insediamento: lui risponde ai mercati internazionali e non all’Italia. E ora la scusa è quella di aver dovuto far fronte alle richieste dell’Europa per ridurre il debito.
Era indispensabile? No. L’Italia pre-Monti chiudeva il 2011 con un avanzo di bilancio. In altri termini lo Stato incassava più di quanto spendeva, escludendo dal calcolo gli interessi sul debito. Dunque la soluzione più semplice sarebbe stata quella di non pagare gli interessi, mantenendo il debito.
La prima obiezione è che in mancanza di pagamento degli interessi, nessuno avrebbe più sottoscritto i titoli di nuova emissione. Vero. Dunque si dovrebbe procedere con un blocco selezionato. Si pagano gli interessi sui titoli detenuti dalle famiglie italiane e non dagli investitori istituzionali stranieri, compresi quelli europei.
Seconda obiezione. L’Europa non permetterebbe la discriminazione tra cittadini dei vari Paesi europei. Vero anche questo. Allora si potrebbe estendere il pagamento degli interessi alle famiglie europee, oltre a quelle italiane. Non sarebbe un problema, perché si tratta di numeri vicini allo zero.
In questo modo le prossime emissioni verrebbero sottoscritte solo dalle famiglie italiane (e da isolati cittadini europei, che non rappresenterebbero un problema), riportando il debito pubblico in mani nazionali ed evitando, in questo modo, la speculazione internazionale.
Le regole europee non lo consentirebbero? Può anche darsi. E allora allarghiamo lo sguardo al di fuori dei confini europei, prendendo in esame l’Argentina. La peronista Kirchner – per i giornali italiani una pericolosa estremista di destra sino a qualche mese fa, quando sembrava destinata alla sconfitta, ma ora trasformata in una governante di sinistra dopo la trionfale rielezione – ha deciso che andassero tutelati innanzi tutto gli interessi e l’economia degli argentini. Dunque ha ignorato le indicazioni del Fmi (e sin qui era liberissima di farlo) ma, soprattutto, ha violato le norme del Wto, ignorando tutte le regole del libero mercato. È sucesso qualcosa? No, solo proteste. Nessuno si è sognato di buttar fuori l’Argentina dal Wto. E dopo le polemiche, le grandi multinazionali hanno continuato a fare affari con Buenos Aires.
Dunque le regole possono essere ignorate, se si ha la forza per farlo. L’Italia potrebbe non avere questa forza – al di là del commissario Monti che, ovviamente, è al servizio di altri interessi – e rischierebbe di essere estromessa dall’Unione europea, oltre all’esclusione dall’euro. Essere fuori dall’Ue non significa sospendere gli scami commerciali con i Paesi europei. Tanto più che l’Italia acquista prodotti da tutta Europa ed ha aziende controllate da capitali europei. Dunque non verrebbero modificate le condizioni di scambio.
Con il ritorno alla lira, inoltre, si ritornerebbe alle svalutazioni competitive, che favorirebbero le esportazioni ma aumenterebbero i costi delle importazioni di energia, cibo, macchinari. Con la scarsa capacità degli imprenditori italiani il protezionismo che si creerebbe di fatto non sarebbe neppure utile a rilanciare il comparto manifatturiero.
Inoltre – obiezione corretta – tutti i Paesi stanno cercando di trovare nuove forme di aggregazione supernazionale. L’ultima riguarda il Celac, la comunità degli stati latinoamericani e caraibici. 35 Paesi, 600milioni di abitanti, il 30% dell’acqua potabile del pianeta, il 31% di biocombustibile, il 31% della carne, il 23% del latte e il 48% della soia, ma anche del rame.
Ci si allea, ma a patto che serva, che funzioni. L’Unione europea non serve. Francia e Gran Bretagna hanno scatenato una guerra economica all’Italia, prima con l’offensiva militare in Libia (e con le intromissioni in tutto il Mediterraneo meridionale) e poi sul piano della speculazione finanziaria. Senza dimenticare l’assalto francese alle industrie italiane strategiche (energia, militare, alimentare) e al comparto del lusso. Mentre la Germania sta completando lo strangolamento dell’unico Paese europeo che può competere sul piano manifatturiero.
Si può uscire dall’Ue? Sì, ma solo se si cercano e si trovano nuove alleanze. La Russia, con Bielorussia e Kazakhstan, ha creato l’embrione di una comunità euroasiatica. Chje rischia di essere sbilanciata verso l’Asia, con l’adesione degli stati ex sovietici dell’Asia Centrale. Dunque Mosca potrebbe essere molto interessata ad un riequilibrio verso l’Europa, con un partner come l’Italia, in grado di fornire ai russi tutte le tecnologie di cui sono carenti. L’area eurasiatica dispone di tutte le materie prime di cui abbiamo bisogno e ha bisogno delle produzioni industriali che l’Italia è in grado di fornire.
Oppure si può guardare alla nuova area di influenza turca, con il Mediterraneo del Sud ma, di nuovo, anche con l’Asia Centrale. Perché i Paesi della via della seta si trovano nella zona di influenza sia turca sia russa. Con la necessità di arrivare ad un intesa tra Mosca e Ankara per evitare di essere schiacciati da Pechino.
E allora, con la prospettiva di un’Italia coinvolta in queste nuove aggregazioni, con la prospettiva di un competitore italiano in tutte queste nuove aree a forte crescita, davvero l’Europa sceglierebbe la strada dell’espulsione dell’Italia se il debito venisse mantenuto ma con il blocco degli interessi?

Augusto Grandi - giornalista del Sole24Ore

lunedì 21 novembre 2011

Festa dell'albero




Ambiente: un albero contro il grigio, 
il dono della Foresta che Avanza ai Comuni italiani
L’azione del gruppo ecologista di CasaPound Italia in numerose città


Riva del Garda, 21 novembre – Un albero per cancellare il grigio dalle nostre città. Nella notte tra il 20 e il 21 novembre i militanti della Foresta che Avanza, gruppo ecologista di CasaPound Italia, hanno donato alberi ai Comuni di numerose città in tutta Italia, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. ”Con tale omaggio, di cui si spera le istituzioni comunali si prendano cura – afferma il responsabile nazionale della Foresta che Avanza Alberto Mereu – vogliamo sottolineare l’inefficienza delle politiche ambientali nel nostro paese, dove il grigio la fa sempre più da padrone a discapito del millenario patrimonio floristico e paesaggistico”. ”Abbiamo scelto il 21 novembre – prosegue Mereu – perché coincide con l’ormai dimenticata ‘Festa dell’albero’ di cui Arnaldo Mussolini fu ideatore oltre ottant’anni fa. Esperto selvicoltore e fervente amante e difensore della patria natura – ricorda Mereu -, Mussolini affermava: "In Italia si deve generalizzare un nuovo convincimento, che io vorrei definire il culto dell’albero, e come tale la propaganda del Comitato Nazionale Forestale può interessare le montagne e le marine, le rupi scoscese e i greti dei fiumi, la pianura, i viali alberati della città e le piantagioni che dovrebbero allinearsi lungo le strade nazionali, le autostrade, i relitti ferroviari e le stesse stazioni fiorite".
"Queste parole, che a distanza di quasi un secolo risultano essere incredibilmente all’avanguardia e sembrano rispondere in maniera esaustiva ai problemi ambientali italiani, sono la motivazione primaria dell’azione dei militanti della Foresta che Avanza – conclude Mereu – Da esse ha principio il filo verde che ancora oggi, in un’Italia sempre più grigia e abbandonata, unisce il nostro gruppo a chi ha lavorato appassionatamente per preservare la vita e la bellezza della nostra terra".



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il Trentino 22/11/2011


l'Adige 24/11/2011

martedì 6 settembre 2011

Ancora percolato dalla Maza

 


Arco, 06\09\2011 - Il «peccato originale» della discarica comprensoriale della Maza? Il famoso primo lotto. Dove da decenni sono confluiti rifiuti ovviamente «indifferenziati». Con normative certamente meno severe di questi ultimi anni. Nulla di clamoroso. Ma l'assessore provinciale Pacher lo ribadisce nella lunga e dettagliata risposta all'interrogazione presentata lo scorso marzo dal consigliere della Lega Claudio Civettini. C'è un dato, più di altri, che deve far riflettere. Ed è quello relativo al settore, peraltro dotato di impermeabilizzazione, di questo «maledetto» primo lotto.

L'anno scorso ha prodotto qualcosa come 15 mila metri cubi di percolato. Liquido che viene raccolto in una prima vasca di stoccaggio e quindi trasferito, con un sistema di pompaggio, alla vasca più grande inserita nel secondo lotto. E da questo sono arrivati, sempre nel 2010, altri 28 mila metri cubi di percolato. Che poi viene trasferito con le autobotti ai depuratori provinciali che ne curano lo smaltimento. Le acque di falda delle campagna circostanti - assicura Pacher - sono sottoposte a monitoraggio periodico. Con prelievi ogni due mesi nei pozzi piezometrici attorno alla discarica (18 i punti d'indagine). Il biogas (50 % metano e 40 % di anidride carbonica) viene captato da appositi pozzi di estrazione ed avviato ad una torcia per la combustione. Insomma, per ora, viene bruciato e tutto finisce lì.

Portar via i rifiuti (anche quelli vecchi) dalla Maza una volta per tutte? «Non è possibile - dice Pacher - in assenza di informazioni quali la volumetria totale di rifiuti ad oggi stoccata nel primo lotto e la disponibilità e posizione di un eventuale sito di destinazione, effettuare una stima minimamente attendibili in merito ad un'ipotizzata asportazione dei rifiuti». Insomma, per farla breve, la famosa bonifica della Maza dovrà fare necessariamente i conti col suo passato «anarchico». E nel frattempo con i tempi di realizzazione del famoso termovalorizzatore di Ischia Podetti.

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Deja-vù...

 

sabato 13 agosto 2011

I shot the Bear...



Durni: «Aprirei
la caccia all’orso»


TRENTO - Il Landeshauptmann Luis Durnwalder vorrebbe aprire la caccia all'orso. Intervistato dal quotidiano altoatesino Dolomiten, il governatore altoatesino è intervenuto sulle predazioni di animali avvenute negli ultimi giorni in Alta val di Non: «Finché la popolazione di orsi del Trentino non sarà notevolmente ridotta, in Sudtirolo avremo sempre gli stessi problemi. Purtroppo non si può fare nulla». L'animale «noneso» ha però una caratteristica particolare, che lo renderebbe maggiormente temibile rispetto ad altri: «Non uccide il bastiame solo per mangiare».
«Se potessi decidere autonomamente, lascerei che il plantigrado venisse ucciso» sono state le parole di Durni. Ad impedire la sbrigativa soluzione alle predazioni dell'orso che ha ucciso due vitelli e una cavalla, è la legislazione europea, oltre a quella italiana.

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Tutti alla ricerca di un pizzico di notorietà sulle spalle degli orsi.

A quando l'apertura della caccia al politicante?

venerdì 22 luglio 2011

Nulla si distrugge.


La raccolta differenziata: realtà nella Milano fascista del 1939.

giovedì 16 giugno 2011

Non serve un Referendum, serve una Nazione



ROMA - Il 2011 segnerà un nuovo record storico per la bolletta energetica italiana, quella cioè che il Paese paga complessivamente per far fronte al proprio fabbisogno di luce e gas. Secondo le stime dell'Unione petrolifera (Up), la fattura complessiva supererà i 63 miliardi di euro (contro i 53,9 del 2010), mentre la sola bolletta petrolifera salirà da 28,5 a circa 36 miliardi di euro, registrando anche in questo caso un massimo assoluto. Dopo essere sceso nel 2009 all'1,3%, valore medio dei primi anni 2000, il peso della spesa petrolifera sul Pil è tornato all'1,8%. Nel periodo di picco (1980-83) in media era il 4,6%.

In questo scenario, dopo la crisi libica e lo stop al nucleare arrivato dal referendum, il governo punta ad aumentare la produzione nazionale di gas e greggio. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, intervenuto all'assemblea annuale dell'Up. "Ci attendiamo - ha detto - un significativo contributo delle produzioni nazionali di idrocarburi già a partire da quest'anno. Sviluppi attesi in Basilicata dove la produzione aumenterà di oltre 90mila barili al giorno per arrivare al 7% dei consumi nazionali".

Pesa sulla bolletta il prezzo del greggio. Il record precedente della bolletta energetica risaliva al periodo pre-crisi economica, ovvero al 2008, anno in cui la spesa complessiva aveva sfiorato i 60 miliardi (59,937) e quella petrolifera si era attestata a 32,4 miliardi di euro. L'Up evidenzia che a pesare sulla fattura petrolifera è esclusivamente l'alto prezzo del greggio, visto che i consumi continuano ad essere penalizzati.

"La crisi economica - ha sottolineato il presidente dell'Unione petrolifera, Pasquale De Vita - ha colpito pesantemente il sistema industriale italiano e in particolare quello petrolifero, che è stato l'unico a registrare una nuova contrazione nei consumi. Il petrolio è stata infatti l'unica fonte che non ha recuperato nulla di quanto perso nel 2009 a causa della crisi, come hanno invece fatto energia elettrica e gas. Il suo peso sul totale è così sceso intorno al 39% rispetto al 41% del 2009, pur restando la nostra principale fonte di energia".

"Complessivamente - ha detto De Vita - negli ultimi sei anni i consumi petroliferi sono diminuiti più di quanto avessero fatto in occasione del secondo shock petrolifero (19,2 milioni di tonnellate in meno)".

Romani: "Puntiamo su produzione di gas nell'offshore italiano". Romani ha chiarito anche che ora si punta anche a un aumento delle produzioni di gas nell'offshore italiano dove il Paese "vanta un primato mondiale in termini di sicurezza e dove c'è la possibilità di incrementare le nostre produzioni di gas, oggi di 7 miliardi di metri cubi l'anno, di ulteriori tre miliardi". Il ministro ha parlato di due fronti, quello del Mar Ionio e quello della parte orientale delle Isole Tremiti: "Mentre sul Mar Ionio - ha spiegato - probabilmente riusciremo a trovare una soluzione, a est delle Isole Tremiti ci sono dei meccanismi locali per cui sarà complicatissimo". A questo proposito, Romani si è chiesto "se queste persone si rendono conto di cosa significa: senza energia si torna al Medioevo". Per il settore gas, ha detto inoltre il ministro, "si stanno aprendo interessanti prospettive nello sfruttamento dello shale gas", su cui "le società italiane potranno giocare un ruolo importante all'estero, ad esempio in Polonia e in Algeria".

Ruolo strategico a infrastrutture più rilevanti. "Per il tema della sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi prevediamo di individuare in concreto le infrastrutture e gli insediamenti strategici nel settore petrolifero, attribuendo al ministero dello Sviluppo Economico le competenze autorizzative", ha aggiunto il ministro. "Anche le infrastrutture petrolifere di maggiore rilevanza e dimensione, così come quelle del gas e dell'energia elettrica - ha proseguito - devono essere considerate strategiche per lo sviluppo industriale del Paese". Alla domanda se intendesse assumere alcune delle competenze del ministero dell'Ambiente, Romani ha risposto: "Non è questo. Si tratta invece di definire quali siano gli insediamenti strategici nella programmazione energetica nazionale. Su questo punto, vedi Porto Tolle, penso sia il caso che l'Italia si doti di meccanismi di decisione che tengano conto delle strategicità di alcuni insediamenti".


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Ho sentito dire "vota SI" (contro il Nucleare) dalle stesse persone che senza scrupoli lasciano i lavoratori sottopagati, in nero, ritardano di mesi i pagamenti degli stipendi, giocando sul ricatto "se non ti va bene trovo un altro", e quando gli ho chiesto perchè, mi ha risposto "per mio figlio", senza alcun tipo di cognizione di causa. Chissà se tuo figlio saprà che ci sono oltre 300 centrali in Europa.

Ho sentito dire "vota SI", con spigazione "per il futuro", dalle stesse persone che aspettano il sabato sera per rendersi zombie tra pasticche, alcol e pompini nei bagni, per poi sfrecciare a 150 all'ora alle 5 di mattina.

Ho sentito dire "vota SI" dagli antifascisti, "per la vita", gli stessi che ammazzerebbero a pietrate un ragazzo di 30 anni solo perchè fa parte di un'associazione che non gli piace, in nome del "l'unico fascista buono è il fascista morto".

Ho sentito dire "vota SI" dai politici di mestiere, solo perchè il Governo sbaglia, quando fino ad un anno prima dicevano il contrario. Quelli che fanno del "denigrare" e delle "bugie" la loro unica politica.

Ho sentito dire "vota SI" da membri del Governo, perchè "va bene tutto ma...", e allora mi chiedo "cosa ci fate in quella coalizione", qua si parla di sovranità energetica della Nazione, un punto importante, non di che colore è l'auto che vi porta alle feste, ma va bene così, tanto il governo non crolla.

Ho sentito dire "vota Si" da post/neo/chiassàcosa Fascisti, dagli stessi che riescono a coniugare "razzismo" e "dio patria famiglia", "legge e ordine" e "arditismo e rivoluzione"... anche se non ho ancora capito come.

Ho sentito dire "vota SI" a lavoro, da colleghi, gli stessi che non avrebbero il coraggio di prendere una multa per divieto di sosta ma che festeggiano quando "muore" Bin laden, e che quando gli dici "e se non fosse come credi?" ti rispondono che tu sei pazzo.

Ho sentito dire "vota SI" da facebook, tra una foto con le labbra all'insù e un commento "minkia stase sn tt xso", senza sapere neanche cos'è un dizionario.

Ho sentito dire "vota SI" perchè l'atomo è pericoloso, peccato che chi l'ha detto non riesce neanche a leggere a fondo le istruzioni Ikea e ha bisogno dello zio riparatutto per montare un pezzo di legno.

Ho sentito dire "vota SI" da una mia amica, e l'ha consigliato anche al suo trombamico.

Ebbene, signore e signori, spettatori affascinati di questo spettacolo chiamato Democrazia, qua non c'è bisogno di Referendum.
Qua c'è bisogno di Italia.
Di una Nazione.
Di qualcuno che prenda a braccetto il nostro stivalone, e lo riporti in alto, tra i paesi forti, sovrani.
Che ridia una dignità.
Anche senza chiedervi il permesso.

M.R.
www.torinononcoforme.org

lunedì 30 maggio 2011

Ricorsi alla Maza

ARCO 29/05/2011 - Il tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento ha dichiarato in parte irricevibile e in parte inamissibile il ricorso presentato da Romano Verani e da Friedrich Carl Anton Hurth, contro le delibere, i pareri i progetti per l'ampliamento della discarica della Maza. La sentenza del Tar ,del 12 maggio, depositata in segreteria l'altro giorno, occupa una decina di fitte cartelle.
Del resto fa riferimento non solo al ricorso principale, che risale al 2008, ma anche ad una serie di integrazioni ed altre «censure» oltre a memorie aggiuntive che Verani e Hurth, tramite l'avvocato Sergio Dragogna hanno inoltrato a più riprese fino a pochi mesi fa. In sostanza, alla controparte - Provincia autonoma di Trento, agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente, ex Comprensorio Alto Garda e Ledro e Comune di Arco - i ricorrenti contestavano violazioni di leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti, di direttive Ce sulle discariche dei rifiuti, carenze di documentazione, omesse motivazioni di pareri e di accertamento di conformità urbanistica.

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Investire nella produzuone, ignorare lo smaltimento. La mancanza di piani dei rifiuti lungimiranti è emergenza nazionale.

mercoledì 9 marzo 2011

LE INCHIESTE DI RIVA NON CONFORME - #1 Sai cosa bevi?


Sai cosa stai bevendo?

Alla fine dello scorso mese di settembre, presso la località di Ballino, per andare a Fiavè da Riva del Garda, si è rotta la fognatura, con dispersione delle acque nere nell'acquedotto che fornisce non solo il comune di Tenno ma anche parte di quello di Riva. Questo si è scoperto perchè un cittadino che si recava al lavoro al Bleggio Superiore ha notato forestale, pompieri, autorità varie al mattino presso la stradina che dalla strada provinciale porta alla costruzione dell'acquedotto.
La contaminazione è stata evidente in quanto molti cittadini hanno notato odore nauseabondo e colore anomalo dell'acqua del rubinetto.
Tutto questo risale al 20-21 settembre... tra l'altro anche dal punto di vista prettamente sanitario è stato riscontrato, da parte di personale medico in servizio in quel periodo, un incremento anomalo di casi di gastroenterite, o banalmente virus intestinale anche se con manifestazioni diverse da quelle dei periodi invernali quando è di stagione.
Ben lungi dal dire che queste diagnosi dipendessero effettivamente dalla contaminazione, una parte della popolazione ha dimostrato apprensione per l'incolumità della cittadinanza..
Tanto più per il fatto che l’amministrazione di pertinenza non ha fatto nulla per mettere la popolazione a conoscenza dell’accaduto.. Quindi nessuno sa se in effetti siano stati fatti monitoraggi, prelievi, analisi, nè tanto meno il risultato delle stesse.
I giornali non se ne sono occupati, fatta eccezione per alcuni articoli a quasi un mese di distanza dall’accaduto, in cui si dava spazio alle affermazioni rassicuranti del sindaco, il quale ancora una volta ometteva i dati tecnici ed eventuali indirizzi a cui poterli visionare.
Il risultato di quegli articoli, tra l’altro è stato un allarme generalizzato, con la corsa alle casse di acqua ai supermercati comunali , e notevole preoccupazione perchè nel comune di Tenno, seppur piccolo, c'è un asilo, con 3 sezioni, ed una scuola elementare... e chiaramente i genitori si sono preoccupati.
In proposito è stata presentata un’interrogazione provinciale, da parte del consigliere Civettini in cui si chiedeva se la provincia avesse effettivamente avuto notizia di quanto accaduto alle fognature e all'acquedotto di Ballino, se ci sono stati contatti con il comune di Fiavè per questo stesso motivo, il punto esatto della rottura e i provvedimenti che eventualmente la provincia ha preso in proposito (analisi chimico-batteriologiche, cariche batteriche nell'acqua potabile ecc..)
Il risultato, a quasi 6 mesi dal fatto, è che la Provincia non ha ancora risposto all’interrogazione, pur avendo ricevuto sollecito dal consigliere stesso che ha l’ha portata in consiglio, e allo stesso modo anche i cittadini sono all’oscuro al riguardo.

Veronica

venerdì 18 febbraio 2011

Soldi in Discarica


Arrivano 16milioni di Euro
per "migliorare" la discarica


Su proposta del vicepresidente e assessore ai lavori pubblici Alberto Pacher, la giunta provinciale ha stanziato proprio ieri mattina circa 16 milioni di euro per mettere in sicurezza e ampliare la discarica comprensoriale della Maza. Lo stanziamento provinciale rientra nel terzo aggiornamento del piano degli investimenti nel settore delle opere igienico-sanitarie 2009-2013 che ammonta complessivamente, e quindi sull'intera scala provinciale, a poco meno di 60 milioni di euro. Qui c'è anche la copertura finanziaria per tutta quella serie di opere di cui necessita la vecchia discarica comprensoriale, teatro soprattutto in questi ultimi due anni di episodi poco "confortanti" sotto il profilo ambientale e oggetto anche di particolari attenzioni anche da parte della magistratura. La delibera che comprende il finanziamento degli interventi per la Maza è stata approvata come detto ieri mattina, poche ore dopo l'ormai consueto vertice mensile tra i responsabili provinciali e la giunta della Comunità di Valle che si è svolto nel tardo pomeriggio di mercoledì. In quella sede c'erano il vicepresidente provinciale Pacher, il presidente della Comunità Valandro e l'assessore Michela Calzà che ha la specifica delega al «ciclo rifiuti e alla discarica della Maza». La cifra stanziata dalla Provincia comprende anche il cosiddetto «capping», l'intervento di copertura definitiva del lotto 1 (ora dismesso) progettato per prevenire l'intrusione delle acque meteoriche all'interno del corpo rifiuti e per evitare la fuoriuscita di gas dalla discarica. In prima battuta, ma bisognerà attendere ancora un paio d'anni, copertura e piantumazione riguarderanno 5-6 ettari del primo lotto che si estende complessivamente per quasi il doppio di superficie. Nel frattempo comunque, come ci ha confermato ieri lo stesso assessore Michela Calzà, la Provincia provvederà con risorse proprie (circa 300.000 euro il costo dell'operazione) alla coperta con teli provvisori della cosiddetta «vasca Broz» del primo lotto che consentirà tra le altre cose lo sgrondo delle acque meteoriche. Mentre per l'intervento di «capping» vero e proprio il progetto definitivo dovrebbe essere pronto nel giro di qualche mese. Così come a maggio, con spesa di circa 200 mila euro sempre a carico della Provincia, dovrebbe essere ultimato il progetto della vasca di raccolta del percolato da 600 metri cubi. È in fase di progettazione anche l'intervento di carotaggio sempre del lotto 1 per avere dati definitivi e certi circa i livelli di inquinamento del terreno dove negli anni sono stati depositati milioni di tonnellate di rifiuti. Dovrebbero partire invece entro la fine di marzo altri due interventi considerati importanti per mettere in sicurezza la situazione del sito: lo spostamento della cabina elettrica (costo sui 480 mila euro) e la realizzazione di una vasca sperimentale di trattamento del percolato. Per il momento appunto «sperimentale» ma che se dovesse dare i risultati sperati consentirebbe, attraverso il trattamento del famigerato percolato, di abbattere del 30-40% i costi che oggi bisogna sostenere per chiudere il ciclo.

Paolo Liserre
L'Adige 18/02/2011

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Perchè pensare oggi quello che puoi procrastinare (a caro prezzo) fino a domani?

domenica 23 gennaio 2011

E’ nato il sito de “LA FORESTA CHE AVANZA” Gruppo ecologista di CasaPound Italia



www.laforestacheavanza.org

PUNTI FERMI:
Contro l’industria della carne

Combattiamo strenuamente l’attuale industria della carne, a causa della quale l’animale viene mercificato, considerato oggetto, prodotto; in esso viene annullata la dignità spirituale e la sua esistenza viene costretta entro i confini di un processo aberrante, che lo vede protagonista di una vita di stenti e sofferenze, allevato in batteria, lontano dal suo habitat naturale, dai suoi affetti, non più essere vivente ma elemento ultimo di una vera e propria catena di montaggio, fin dalla nascita con l’ombra del boia che incombe su di lui per VENDERLO.
Vogliamo una esistenza e una morte più “umana” per gli animali che contribuiscono con la loro vita alla nostra alimentazione.

Riduzione della carne nella dieta

Combattiamo a favore della riduzione della carne nella dieta di ognuno, consapevoli dell’utopia di una nazione totalmente vegetariana/vegana. Chiediamo che l’Italia torni a un tipo di alimentazione consono alla sua cultura mediterranea, abbandonando diete d’importazione atlantica, che dopo il secondo conflitto mondiale hanno causato un’impennata delle percentuali del consumo di carne.

Contro la vivisezione

Chiediamo con intransigenza la cessazione di qualsiasi pratica pseudo-scientifica, farmaceutica, psicologica, cosmetica, ecc., che preveda l’ utilizzazione di qualsivoglia animale. Questo potrà solamente giovare alla medicina perché le ingerenze delle industrie farmaceutiche e la mafia psicologica di alcuni “baroni” della medicina presente in alcune facoltà universitarie, che propugnano l’uso di sperimentazione animale, non creano solamente sofferenza indicibili agli animali, bensì causano gravi danni e ritardi allo sviluppo medico-scientifico. A latere boicottiamo prodotti cosmetici che per la loro realizzazione creano sofferenze animali, promuovendo l’acquisto di prodotti “cruelty free”.

Contro il circo

Combattiamo lo sfruttamento animale relativo a feste, sagre et similia, concentrandoci soprattutto nella lotta contro i circhi che prevedono numeri con animali. I circensi ricevono milioni di euro dallo stato per mantenere in condizioni penose gli animali, privandoli al contempo della propria dignità, offrendo inoltre uno spettacolo altamente diseducativo, soprattutto ai bambini. Vogliamo che i contributi statali vengano concessi esclusivamente ai circhi che non sfruttino animali, chiudendo i rubinetti a parassiti che speculano sulla pelle delle animali millantando amore e condizioni ottimali nei confronti delle bestie. A livello locale chiediamo che le amministrazioni comunali siano sensibili a tale problematica impedendo nei loro comuni la sosta di questi carrozzoni della sofferenza.

Contro le città per androidi

Lottiamo contro la cementificazione, da parte soprattutto di palazzinari, del nostro Bel paese. Le nostre città sembrano sempre più idroscali, per non parlare delle coste, che vengono stuprate a causa di gestioni politiche scellerate che si prostrano davanti al danaro dei costruttori. Vogliamo un ritorno alla concezione della città-giardino, se necessario mediante azioni di ripopolamento di alberi e piante in città. Altresì combattiamo l’allontanamento dell’uomo (soprattutto i più giovani) dalla natura. Quasi nessuno oramai conosce la fauna e la flora nazionali e, addirittura, locali. Affinché i bambini non credano che le mucche sono viola chiediamo un’educazione alla natura sin dall’infanzia, reputando che i principali autori di questo insegnamento vitale debbano essere le scuole, in special modo elementari e medie.
Contro il giro d’affari legato al randagismo
Combattiamo il giro d’affari legato al randagismo di cani e gatti. Come riscontro ai milionari contributi erogati dallo stato, abbiamo strutture fatiscenti, personale altamente inadeguato e condizioni da prigione turca per cani e gatti, mentre associazioni di stampo più o meno mafioso gongolano grazie alla non curanza delle istituzioni.

Conclusioni

La Foresta che Avanza, forte delle esperienze di lotta precedentemente acquisite in altri ambiti, vuole distanziarsi dai soliti parolai peace and love, usando come metro di valutazione la battaglia indefessa e costante, affinché ai manifesti e alle parole seguano le azioni.
Per un REGIME della natura EJA EJA ALALA’!!!!

Eolico grazie al Benaco



RIVA. Se lo fa Rovereto, perché non può farlo anche Riva, dove le condizioni sono certo più favorevoli che in Vallagarina? La domanda se la sono posta i consiglieri Carlo Modena, Luca Grazioli, Mauro Pederzolli ed Enzo Bassetti apprendendo dal nostro giornale prima e poi dal settimanale «Oggi» che il famoso architetto Renzo Piano, l'impreditore roveretano Antonello Briosi della Metalsistem e Francesco Starace, amministratore delegato di Enel Green Power stanno realizzando il prototipo di un avveniristico generatore eolico in grado di sfruttare anche venti non molto forti. Naturale che i quattro consiglieri abbiano subito fatto delle considerazioni. «Non stiamo certo qui a ricordare - scrivono nella loro interpellanza - come le fortune del Garda Trentino, dal punto di vista sportivo, sono indissolubilmente legate alla vela perché luogo dove, in gran parte dell'anno, la ventilazione non lascia a desiderare, per chiederci e chiedere: Rovereto è a 20 chilometri, nonostante la viabilità molto vicina, non varrebbe la pena approfondire?» Per questo, chiedono al sindaco Mosaner se l'Amministrazione Comunale è a conoscenza di quel progetto e se non ritiene opportuno approfondire l'argomento così da verificare, con AGS, la possibilità di candidare l'area dell'Alto Garda come luogo di "sperimentazione" di un progetto dalla firma tanto prestigiosa. Con vantaggi economici e promozionali.

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Do it yourself!

domenica 26 dicembre 2010

Trentino al collasso

Le discariche trentine?
Piene tra cinque anni.



TRENTO 26/12/2010 - Le otto discariche trentine dove oggi vengono conferiti i rifiuti non differenziati saranno piene nel giro di poco più di cinque anni. Questo considerando sia l'attuale capacità, sia gli ampliamenti già programmati. Intanto la raccolta differenziata in provincia ha superato il 66% del totale dei rifiuti: un livello molto elevato, che però nasconde una quota di scarti non riciclabili, pari a oltre l'8% del totale.
Se il ritardo dell'inceneritore, o di eventuali soluzioni alternative, arriverà a un anno, serviranno altri 160 mila metri cubi di discariche, oggi non previsti. I dati sono elaborati dal servizio gestione rifiuti della Provincia.
I trentini hanno prodotto nel 2010 circa 279 mila tonnellate di rifiuti. Di essi i due terzi, cioè poco meno di 177 mila tonnellate, sono stati differenziati. I volumi più consistenti sono quelli dell'organico, con oltre 44 mila tonnellate, della carta, con 43 mila tonnellate, e del multimateriale, pari a 30 mila tonnellate. In questa voce, però si nasconde la maggior parte di quelle 15 mila tonnellate di rifiuti differenziati che non potranno essere riciclati perché inadatti o comunque finiti nel bidone sbagliato. Scarti che tornano ad alimentare il residuo.
In testa per la raccolta differenziata è la Val di Fiemme, che ha raggiunto l'84,4% del totale. Bene anche il Primiero col 78% e la Bassa Valsugana con oltre il 70%. Trento è al ragguardevole livello del 62,9%, Rovereto al 60%. In coda l'Alto Garda e Ledro, con il 56,8%, e la Val di Sole, con il 52,5%.
I rifiuti residui ammontano a 102 mila tonnellate, di cui 77 mila costituiscono l'indifferenziato, 12.600 tonnellate i rifiuti ingombranti e altre 12 mila tonnellate lo spazzamento delle strade. In questo modo il Trentino si attesta a 147 chilogrammi di residuo per abitante, non lontano dall'obiettivo dei 130 chili. È questa la parte che oggi finisce in discarica. La capacità oggi disponibile dei siti trentini è pari a 508 mila metri cubi di materiale, circa 300 mila tonnellate di rifiuti. La quota maggiore, pari a 150 mila metri cubi, è quella della discarica di Taio, dove confluiscono i rifiuti di Val di Non e Val di Fiemme. Segue Ischia Podetti, a Trento nord, con 105 mila metri cubi e Imer, nel Primiero, con 95 mila metri cubi.
Con la capacità attuale, tre discariche, Lavini di Marco, che serve Vallagarina, Fassa e anche Alto Garda, dati i problemi della Maza di Arco, Scurelle, dove vanno i rifiuti della Valsugana, e Monclassico in Val di Sole sarebbero esaurite a metà del prossimo anno. Ma per questi siti, nonché per la Maza e per Ischia Podetti, sono già in cantiere, e in parte avviati, ampliamenti per un totale di 686 mila metri cubi, cioè 400 mila tonnellate di rifiuti. La parte del leone la fa Ischia Podetti, con il quarto lotto da 250 mila metri cubi che dovrebbe essere concluso il prossimo aprile. Ai Lavini è stato approvato il progetto esecutivo per altri 170 mila metri cubi, pronti nel 2013. Alla Maza saranno 140 mila dal giugno del prossimo anno. A questo punto le date di fine vita tecnica delle singole discariche si spostano in avanti. La prima a riempirsi sarà sempre quella dei Lavini alla fine del 2013. Seguirà quella di Zuclo, nelle Giudicarie, nell'aprile 2014 e Scurelle nell'agosto dello stesso anno. La Maza andrebbe avanti fino al 2016, Ischia Podetti fino al 2018. Imer addirittura fino al 2030.
Mano a mano che chiudono alcuni siti, però, i flussi dei territori serviti devono spostarsi su altri. Perciò la stima del riempimento dell'intero sistema attuale si colloca al marzo 2016. Se poi, come sembra, si allungheranno i tempi della realizzazione del termovalorizzatore, si dovranno trovare altri spazi per 100 mila tonnellate di rifiuti l'anno, cioè circa 160 mila metri cubi in più.

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Trentino con l'acqua, ehm, il percolato alla gola, mentre l'amministrazione provinciale non ha ancora un piano rifiuti, se non quello di sperare nella veridicità delle profezie Maya...

domenica 21 novembre 2010

Bltz di CasaPound alla Maza: COLTIVA DIOSSINA



Riva del Garda, sabato 20 novembre - Questa mattina il cancello d'ingresso della discarica alla Maza è stato trovato 'sigillato' con il nastro bianco e rosso, e coperto da uno striscione con la scritta 'Coltiva diossina'. A rivendicare l'azione, messo a segno nella notte, è CasaPound Italia. Un gesto simbolico e provocatorio come nello stile dell'associazione:“16 milioni di euro, la spesa della provincia per 'tappare le falle' non solo della discarica della Maza, ma per 'tappare le falle' di un sistema di accumulo dei rifiuti senza futuro”, si legge sui volantini lasciati davanti ai cancelli della discarica.

Cpi esige “l'incentivazione dei sistemi di raccolta porta a porta in tutta la provincia che, come già provato nel comune di Arco ed in altri comuni virtuosi, può arrivare ad aumentare la raccolta differenziata oltre l' 80%”.

“Chiediamo la riduzione di tutte le discariche e l'avvento di una nuova cultura del riciclo, dove non esistono 'rifiuti', ma nuove materie prime da utilizzare – spiega Alessandro Marocchi, responsabile di CasaPound Trentino – La Provincia ha snobbato le scelte alternative all'inceneritore, ed ora intende investire milioni di euro dei cittadini in una discarica al limite, anziché considerare la possibilità di creazione di un centro di riciclo, come quello esemplare del comune di Vedelago in provincia di Treviso, dove i rifiuti non vengono distrutti ma trasformati in 'materia prima seconda' per edilizia e industria”.


Alessandro Marocchi

Responsabile CasaPound Italia Trentino


www.casapounditalia.org

casapoundriva@yahoo.it




Il Trentino 21/11/2010



l'Adige 21/11/2010

mercoledì 17 novembre 2010

Allarme inquinamento



ARCO 16/11/2010 - Sacchetti di sabbia per evitare che il «canale» pieno di schifezze (il famoso percolato) straripi e finisca nel rio Salone per poi inquinare anche il fiume Sarca (e il Garda, naturalmente). Viavai di autobotti della ditta Bonora spurghi che fa la spola tra la discarica della «Maza» e il depuratore di Riva. Per il momento non c'è altro da fare per tamponare l'ennesima perdita di liquami dall'«immondezzaio» dell'Alto Garda. Per giunta piove. E questo non fa che rendere ancora più difficoltosa l'operazione nella quale da domenica mattina sono impegnati Forestale e vigili del fuoco. Ieri mattina un altro sopralluogo con i tecnici dell'Agenzia provinciale per l'ambiente, del dirigente provinciale del Servizio per le politiche di risanamento dei siti inquinati Alverio Camin, tecnici del Comprensorio Alto Garda e Ledro. Sono intervenuti anche i carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico). Prelievi, analisi dei campioni, direttive d'urgenza per tamponare altri eventuali sversamenti. Rapporti che finiranno ancora una volta alla magistratura. Ma quello che più preoccupa è il fatto che il maltempo potrebbe aggravare la situazione già di per sé difficile da tenere sotto controllo. Non a caso ieri mattina c'è stato un vertice convocato d'urgenza dal presidente del C9 Vittorio Fravezzi insieme al neo presidente della comunità di valle Salvador Valandro. In fondo non sono passati secoli (parliamo del 5 marzo scorso) da quando alla discarica della Maza, dopo la scoperta di infiltrazioni di percolato, furono posti i sigilli, tolti solo alla fine di agosto dopo interventi della Provincia costati circa 250 mila euro.

Cornelio Galas

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Ma qui non è Hollywood...

lunedì 15 novembre 2010

Mezzo pieno, mezzo vuoto



ALTO GARDA 15/11/2010 - La «Maza» torna a far parlare di sè. E nel peggiore dei modi. Dopo quella del dicembre scorso, una nuova "fuga" di percolato ha messo in allarme le forze della protezione civile altogardesana. Si è verificata tra sabato sera e ieri mattina e questa volta la colata non proviene dalla parte più recente della grande discarica - da dove l'anno scorso era filtrata una grande massa di materiale inquinante - bensì dalla parte più datata del catino, distante circa 400 metri dalla precedente, più verso Linfano.

Grazie alla mobilitazione degli uomini della Forestale altogardesana e all'intervento dei vigili del fuoco di Arco e di Dro, la falla è stata il più possibile contenuta. L'allarma è scattato ieri mattina e in pochi minuti sul posto era già arrivato l'ispettore capo della Forestale, Ezio Berteotti, con altri due uomini del corpo. Che poi hanno fatto intervenire i vigili del fuoco di Arco e quelli di Dro in sostegno, per arginare il percolato con i sacchetti di sabbia.

Solo con i risultati degli accertamenti fisico-chimici sarà possibile capire la gravità della situazione. «Siamo pittusto preoccupati - diceva ieri il comandante Berteotti - quello che abbiamo visto è un percolato anomalo, molto più denso dei precedenti. Un dato poco rassicurante. Non sarà facile capire da dove sia filatrato e perché. Ma soprattutto dobbiamo cercare di capire al più presto cosa potrebbe accadere quando ricomincerà a piovere. Nei prossimi giorni sono annunciate precipitazioni anche in zona». Di quanto rinvenuto ieri mattina alla «Maza» è stata informata anche la Procura della Repubblica di Rovereto, che già si era interessata degli episodi precedenti. Nonostante il tempestivo intervento della protezione civile - che è riuscita a ridurre significativamente la quantità di sostanza finita nell'ambiente - una parte del materiale filtrato dalla discarica ha raggiunto prima la Fitta, poi il rio Salone ed inevitabilmente - ma si spera in minima quantità - anche il Sarca. Oggi dovrebbe esserci un nuovo sopralluogo ai piedi della Maza.
Davide Pivetti

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Inceneritore sì, inceneritore no?

venerdì 12 novembre 2010

C'è una soluzione a tutto


TRENTO 11/11/2010
- Per favorire la convivenza fra gli orsi e la popolazione del Trentino dovrà essere consentito abbattere gli esemplari pericolosi. Lo sostiene il rappresentante Wwf nel Comitato provinciale fauna Alessandro de Guelmi. «Si dovrà avere il coraggio e la forza di togliere dal territorio gli orsi che andranno a manifestare continui comportamenti pericolosi o troppo invasivi», sottolinea de Guelmi secondo cui «qualora tutte le strategie previste dal protocollo di intervento internazionale, adottato anche dalla Provincia autonoma di Trento, si rivelassero insufficienti e l'animale continuasse ad assumere atteggiamenti inaccettabili, dovrà essere consentito intervenire anche attraverso il suo abbattimento». «L'abbattimento di questi individui problematici - prosegue de Guelmi - è indispensabile per impedire la trasmissione, sia per imitazione diretta, sia per via genetica ai discendenti, di comportamenti eccessivamente confidenziali, inaccettabili per una corretta convivenza uomo-orso. Si contribuirebbe inoltre a creare una popolazione di orsi maggiormente diffidente ed elusiva e perciò con maggiori possibilità di sopravvivenza». Il recinto di Casteller, alle porte di Trento, dove è stata rinchiusa per lungo tempo l'orsa Jurka, giudicata problematica, è costato molto più di quanto si sia speso per il risarcimento di tutti i danni da orso, sottolinea de Guelmi, secondo cui «non ha alcuna valenza nè biologica nè culturale costruire recinti al fine di imprigionare a vita altri orsi».

(ANSA)

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Volevo infilare una pallottola tra gli occhi di tutti i panda che si rifiutano di fottere per salvare la loro specie.

sabato 6 novembre 2010

Cementocrazia



Un nuovo centro commerciale?
A Riva dicono no


06/11/2010 RIVA DEL GARDA
dell'Alto Garda e - «Gli utenti dell'Alto Garda sono abbondantemente serviti da attività commerciali e quindi non si ravvisa la necessità di ulteriori espansioni che nel caso specifico creerebbero un danno per il delicato contesto in cui vengono inserite». È questo uno dei passaggi più significativi della lettera inviata alla giunta provinciale e al Comune di Riva (il sindaco Adalberto Mosaner è tra l'altro anche presidente della commissione edilizia che sta vagliando l'ipotesi progettuale per il piano di lottizzazione) dal Coordinamento ImprenditoriLedro e dal suo presidente Bruno Lunelli che nei giorni scorsi hanno esaminato e valutato la prospettiva edificatoria sull'area ex Gentilini di viale Rovereto dove è prevista la realizzazione di un nuovo complesso commerciale che ospiterà tra l'altro il nuovo grande supermercato della Coop Alto Garda.

La lettera firmata da Lunelli chiede «l'immediato intervento al fine di verificare la razionalità del progetto nonché la conformità con l'attuale strumento urbanistico». Nella missiva, riportata integralmente sull'ultimo numero del mensile dell'Unione Commercio e Turismo del C9, si afferma tra l'altro che in considerazione dei servizi già esistenti sul territorio «non si ravvisa la necessità di ulteriori espansioni di attività commerciali» e «si può solo ipotizzare che la nuova struttura provocherà un pendolarismo d'acquisto "mordi e fuggi" proveniente da località limitrofe oltremodo dannoso per il delicato contesto dove sarà ubicata». Ovviamente né Lunellitantomeno il Coordinamento Imprenditori contestano i diritti acquisiti dal privato (peraltro suffragati dallo strumento urbanistico) ma invitano l'ente pubblico a valutare attentamente le ricadute in termini di mobilità e viabilità per una zona pregiata come viale Rovereto, a poche centinaia di metri dal lago.

L'obiettivo e la speranza sono quelli di non ricreare a due passi dal lago, e quindi in una zona ancora più delicata e importante, quanto già avvenuto in viale Santa Caterina, sulla direttrice Arco-Riva. «Scelte urbanistiche e viarie sbagliate - si legge ancora nel documento del Coordinamento Imprenditori - hanno indotto ad intervenire per ben tre volte davanti al compendio Shopping Center. E senza risolvere radicalmente il problema». Dai rilievi effettuati «il potere attrattivo di quel centro è di ben 2,3 milioni di utenti all'anno, che significa 6.665 persone al giorno per 340 giorni all'anno» osserva ancora il presidente Bruno Lunelli secondo il quale «l'interfaccia di quanto accade in viale Santa Caterina è presumibile che accada anche in viale Rovereto».

Paolo Liserre
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100% Cemento, 0% Spazi Sociali

martedì 31 agosto 2010

Progetto Genoma

TRENTO. Mezza mela al giorno toglierà il medico di torno. Sì, ne basterà anche mezza perchè la supermela che il Trentino potrà brevettare nel giro di quattro anni sarà più nutriente e salutare di quelle attuali. Ma anche più dolce, più zuccherina, più bella e, pure, colorata. Potenza del lavoro svolto dai ricercatori dell'istituto di San Michele.


La scoperta della sequenza esatta del genoma della mela (per l'esattezza della Golden Delicious) è un evento scientificamente di altissimo livello e spetta tutto allo staff della Fondazione Mach che questa volta, come ha commentato il presidente Dellai, si è fatta pure furba e non si è fatta scippare la paternità della scoperta com'era accaduto con la scoperta del genoma della vite. La mappatura ora apre scenari molto importanti dal punto di vista concreto. Perché la soddisfazione scientifica va di pari passo con l'applicazione concreta delle novità emerse al microscopio. E' inevitabile, ugualmente, chiedersi che cosa capiterà ora che la sequenza genomica è nota a tutti. Non ci sarà la tentazione di manipolare "astutamente" la natura per forzarla nella direzione voluta? In teoria sì, si può fare. Anzi, in qualche modo lo ha fatto anche San Michele, producendo in vitro alcuni "bonsai" per verificare la risposta di alcuni specifici genomeni. Ma le pianticelle sono poi state rigorosamente distrutte.
«Non possiamo escludere - commenta Corrado Velasco, direttore del team della scoperta - che qualcuno in giro per il mondo lo faccia, ma non è certo questa la nostra intenzione. Noi procediamo secondo natura e rispettiamo i tempi biologici della pianta». Praticamente il lavoro si tratta di agevolare l'incrocio tra piante con precisi genomeni che si intendono evidenziare. La scoperta della sequenza genomica ha un anno (solo ora la rivista scientifica Nature Genetics ha pubblicato i risultati dopo una minuziosa verifica della veridicità), ma l'istituto agrario non è rimasto con le mani in mano. «In verità - spiega il direttore Roberto Viola - è già da una decina d'anni che stiamo sperimentando varietà diverse di mele. Abbiamo già diversi ettari coltivati con dodici genomi diversi». Praticamente si tratta della prima generazione di meli che dovranno affinare le loro qualità da passare alla successiva generazione. Il ciclo per arrivare ad una produzione va dai 7 ai 10 anni e la recente scoperta permetterà di accelerare l'individuazione di quei marcatori che portano con sé le caratteristiche che si vogliono sviluppare. Tendenzialmente si punta su due obiettivi: avere delle mele di sapore "diverso" e aumentarne la resistenza alle malattie. «Ma scordatevi subito la mela perfetta - ha ammonito il presidente Francesco Salamini - perché sarà impossibile eliminare totalmente i trattamenti chimici. Certo, si potranno ridurre ma non evitare del tutto. Anche in questo campo però la ricerca effettuata a San Michele negli ultimi vent'anni ha fatto passi da gigante e non va cestinata». Niente mela perfetta, d'accordo, ma diversa sì. Anche nel colore. «Certamente - spiega il dottor Riccardo Velasco - perché una volta individuato il marcatore del colore si potrà puntare su quell'aspetto per rendere la mela accattivante all'occhio. E una volta fatta bella la si potrà fare anche buona, incrociandola con la pianta che porta il marcatore adatto. In Nuova Zelanda lo hanno fatto, ad esempio, e si sono già brevettati il loro albero. Noi? Realisticamente nel giro di tre o quattro anni potremmo essere pronti a brevettare il primo melo tutto trentino. Produrrà un frutto diverso, più dolce e intrigante per il consumatore che sta cercando cose nuove». E anche più salutare, ancora più ricco di quelle sostanze che già oggi rendono la mela un prodotto riconoscibile e apprezzato in tutto il mondo. La sfida continua in laboratorio, ma ora piomba prepotentemente anche nelle campagne. A questo punto infatti è fondamentale trovare gli agricoltori disposti a rischiare qualche cosa e permettere la produzione su scala più ampia in modo da accelerare gli incroci e ampliare le estensioni coltivate. Esiste già un'associazione dove l'istituto è socio di minoranza: il ruolo dei produttori è fondamentale.

Insomma... Un prodotto più bello, più buono, meno pesticidi, meno veleni ma più omologato, uguale, chimico, senza terra. Come l'uomo dopotutto. Ben venga la scienza, ma che non uccida la magia della nostra terra e dei nostri prodotti...

martedì 13 aprile 2010

Festival Informazione Indipendente


In parte finanziato dal Piano giovani di zona del C9, il festival proporrà conferenze e relazioni che verteranno temi come attualità, libera informazione, sviluppo etico ed educazione ambientale, con l'obiettivo di favorire momenti di incontro, crescita, partecipazione e socialità. Durante la manifestazione ci saranno approfondimenti legati alla decrescita e agli stili di vita alternativi, oltre a dare visibilità ai gruppi di acquisto solidale locali (G.A.S.), al sistema della cooperazione e degli acquisti intelligenti. Verranno allestiti, inoltre, laboratori di autoproduzione e il servizio di animazione per bambini. La libreria ufficiale del Festival incentiverà la lettura di libri, ed i vari gazebi faranno da cornice alla manifestazione, i cui principi sono quelli della coesione sociale e della cittadinanza attiva. Al seguito delle conferenze ci sarà divertimento e musica, in compagnia di giovani gruppi locali emergenti, insieme ad altri già affermati. Un mix di cultura e divertimento, nel quale approfondire conoscenze e relazioni, per un approccio alla vita più sano e consapevole.

L'Informazione è fondamentale. Ma senza scordare che
"la felicità è data dalla libertà, e la libertà è data dal coraggio"
Pericle.

lunedì 21 dicembre 2009

Dies Natalis Sol Invictus


La data festiva che per i Romani fu il Dies Natalis Solis Invictus, era già fissata in Persia un millennio prima della fondazione dell’Urbe. Nella Persiaantica il solstizio invernale era celebrato cantando l’inno che narrava la nascita del mondo. In Alessandria d’Egitto abbiamo la festa del Natale di Horus. Le statue della dea madre Iside, col piccolo in grembo o attaccato al seno (prefigurazione delle statue della Madonna che allatta il sacro Bambino), venivano portate in processione di notte verso i campi al lume delle torce. E la folla rivolgeva all’immagine una serie di invocazioni, le cosiddette “litanie di Iside” che, nella versione greca, sembrano concordare perfettamente con le successive litanie della Madonna. Sempre in Egitto, adHelipolis (la Città del Sole) invece, da prima ancora, almeno dal XV secolo a.C, si celebravano feste solstiziali e luminose incentrate su concezioni virili. I Germani festeggiavano lo Yule legato a Wotan/Odino che durante le notti solstiziali andava a caccia insieme ai guerrieri caduti contrassegnando così l’atemporalità eternizzante del sol-stitium. I bambini di notte lasciavano le calzature fuori dalla porta e Wotan/Odino le riempiva di doni e dolci. Di lì, dopo la sovrapposizione di San Nicola, o Santa Klaus, abbiamo poi avutoBabbo Natale. Anche l’Albero di Natale, generalmente un sempreverde, indica sia l’assialità che l’atemporalità ed è Axis Mundi, Albero della Vita. A Roma il solstizio era legato ai Saturnalia (che contenevano il ricordo dell’Età dell’Oro) e che si fusero, già nel I secolo avanti Cristo, con le analoghe feste mithraiche. Tra il IV e il V secolo dopo Cristo la Chiesa romana, acquisito il potere politico e, chiamata a cementare dall’alto una società non evangelizzata, considerata la diffusione irreprimibile dei culti solari, pensò di celebrare nello stesso giorno del Sole Invictus il Natale del Cristo, inteso come il vero Sole. Un’operazione politica che trova anche una spiegazione meno meschina: se si considera il Cristo come figlio del Verboe via esperenziale di verità “rivelata”, la sovrapposizione acquista un significato diverso dalla semplice manovra ecclesiastica. Nel prosieguo della composizione europea, ai temi romani accolti dalla Chiesa, e che già riprendevano a loro volta degli aspetti mithraici ed isiaci, si sono aggiunti quelli nordici e ha così preso forma tutto il simbolismo natalizio che conosciamo oggi.