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sabato 24 marzo 2012

Da Riva del Garda alla Birmania, a fianco dei Karen

Il pediatra Carlo Polloni, la dottoressa Laura Rigotti, l'infermiera Monica Bravin, e poi 
Michele Ghirotti, Cinzia Fanigliulo e il nostro Claudio Chiarani in «missione» per Claudio

Sei rivani in Birmaina,
clandestini per Semeraro


«Ammiro quello che fai Claudio, prima o dopo mi piacerebbe venire con te».
Era il dieci settembre 2011, e con l'amico Claudio Semeraro guardavamo le schiume nella cascata del Varone. Il titolare con il giornalista che faceva il suo mestiere. Tredici giorni dopo l'incidente che gli tolse la vita mentre con l'amico Franco Bresciani stava andando in bicicletta a Malcesine. Questo è per te Claudio, questo racconto della «nostra» missione in Myanmar tra la gente Karen ti possa arrivare ovunque tu sia. Te lo meriti, te lo devo. Tutti te lo dobbiamo. Grazie.
Due medici rivani, il pediatra Carlo Polloni e la dottoressa Laura Rigotti, l'infermiera Monica Bravin, Michele Ghirotti, figlio del compianto grafico Lorenzo, la moglie di Claudio Semeraro Cinzia Fanigliulo e il sottoscritto sono partiti da Venezia lunedì 20 febbraio scorso alla volta di Bangkok, in Thailandia, per proseguire poi verso nord fino alla città di Mae Sot e quindi, clandestinamente, entrare nel Myanmar.
La missione della onlus Mithra fondata da Cinzia e Claudio prevede di andare a nord, sulle montagne dove l'esercito di liberazione Karen difende da sessant'anni la propria gente dagli attacchi dell'esercito birmano. Scopo visitare e vaccinare i bambini, curare eventuali malati, dare loro assistenza sanitaria, cibo, medicine, vestiti, scarpe, denaro e... affetto. Dall'aeroporto Marco Polo di Venezia via Dubai fino a Bangkok sono undici ore di volo, la sosta negli Emirati per cambiare aereo e salire da un Airbus 320 sul modernissimo Airbus 380 (ottocento posti) con il quale arriviamo nella capitale thailandese l'indomani, martedì 21 alle sei di mattina ora locale, mezzanotte esatta in Italia.
Cinzia dirige, lei qui ci è stata con Claudio altre volte e ormai è di casa. Tiene i contatti, conosce le persone, prenota la macchina con la quale da Bangkok percorreremo cinquecento chilometri alla volta di Mae Sot, importante snodo vicino al confine con il Myanmar. Partenza alle otto e venti, arrivo alle otto di sera, le due di pomeriggio in Italia. L'albergo che ci accoglie, il DK è semplice ma va benissimo. La mia stanza dà sulla sottostante trafficatissima strada, ma dopo la doccia e la cena il riposo è garantito. L'indomani abbiamo l'incontro con il colonnello dell'esercito Karen Nerdah, un signore che ha lasciato gli studi negli Stati Uniti per fare gli interessi della sua gente, e Bawa, altro signore che scoprirò essere un infermiere dalle mille capacità. Nerdah è impegnato nei colloqui con i birmani per tentare l'ennesimo cessate il fuoco, sarà Bawa ad accompagnarci coi militari in Myanmar e riportarci fuori dopo cinque giorni nuovamente in Thailandia.
Mercoledì 23 si va a far spesa: pesce essiccato, peperoncino (ne usano quantità industriali per insaporire ogni cosa), salsa di pomodoro, riso, cipolle, sigarette, aglio, caffè solubile, un po' di pasta e poi materassini, amache e zanzariere che acquistiamo per dormire nella giungla. Materiale quest'ultimo che lasceremo in dotazione ai militari, ci mancherebbe. La giornata trascorre veloce, la prima riflessione è che ci sono persone che fanno di tutto per apparire, altre per non apparire, altre per essere ma non sono, altre invece che in assoluto silenzio fanno. Cinzia, Carlo, Monica, Laura e Michele sono alcune di loro mentre io assisto a tutto questo. E' la mia prima volta in oriente, sapevo ma finché non vedi con i tuoi occhi non sai nulla. Giovedì 23 febbraio partiamo alla volta del Myanmar, la strada è «orrenda» è definirla così è un puro eufemismo. Dopo aver acquistato una ventina di galline vive si parte: i primi cento chilometri sono relativamente belli, i seguenti settanta sono un susseguirsi di salite e discese continue tra tornanti a 180 gradi dove lo stomaco si ribella più volte. Passiamo vicino al più grande campo profughi dove l'indomani, ci sarà comunicato, scoppierà un incendio che brucerà circa cinquecento baracche e causerà tre morti. Il tutto per un ubriaco che si addormenterà con una sigaretta accesa. Anche questa è una tragedia della miseria che i Karen devono sopportare. Loro non vogliono che si coltivi l'oppio, i birmani invece ne traggono grandi quantità di denaro e allora l'equazione che ne deriva è molto semplice: i Karen vanno eliminati, ma da oltre mezzo secolo, nonostante gli orfani, chi salta sulle mine di cui è cosparso l'intero territorio, chi resta mutilato, chi vive in condizioni di assoluta povertà senza nessuna assistenza si oppone a questo commercio. Il mondo, il «nostro» mondo sa tutto questo?
Pochi chilometri prima di Umpien Mai con le jeep ci buttiamo su di uno sterrato, salti e buche sono la nostra compagnia per circa dieci chilometri fino allo steccato di sbarramento del villaggio di Oo Kray Kee dove siamo accolti dai militari Karen. Una capanna è riservata a noi, e mentre quattro galline sono già in pentola ci sistemiamo per la notte. Poco dopo ci sarà il tempo per suturare un signore che si è trafitto la guancia da parte a parte con un pezzo di bambù, il suo soffrire in silenzio e la dignità con cui sopporta ago e filo non hanno bisogno di parole. Tre giorni dopo lo troveremo in un altro villaggio saltare arzillo pienamente rinvigorito. Non smetterà mai di ringraziare chi l'ha curato.
L'indomani i medici iniziano a visitare i bambini, vaccinare i nuovi e dare antibiotici e vitamine a chi ne ha bisogno. I medici rivani assistiti dai «medics» locali, una sorta d'infermieri con i quali si scambiano poche parole in inglese, lavorano tutto il pomeriggio. Cinzia esegue piccole otturazioni a chi ne ha bisogno, Bawa l'assiste e se c'è da togliere qualche dente cariato è pronto. Ad una bambina di quattro anni, stesa sul pavimento fatto di foglie di palme intrecciate si toglie un incisivo da latte. Non dirà neanche un «ahi» mentre penso che se fosse uno dei nostri le urla si sentirebbero a chilometri.
Dignità estrema, e tutti noi impariamo ogni secondo che passa qualcosa in più. Il giorno dopo ci rechiamo a piedi scortati dai militari in un altro villaggio, Kaw La Mee uno fondato grazie agli aiuti dell'associazione Uomo Libero che raggiungiamo dopo due ore di marcia e circa dieci chilometri distante dalla nostra base di OO Kray Ke. Visti i pochi bambini si decide di proseguire verso Kaw La Mee due fondato dalla Mithra. Altri bambini, altra miseria, altre storie. Il tutto sempre sotto scorta, rigorosamente sul sentiero segnato altrimenti potresti saltare su una mina.
Penso ai film sul Vietnam, alla giungla, a quella logorante guerra, alle sofferenze della gente comune per gli egoismi dei potenti e maledico tutto.
Penso all'orrore del colonello Kurtz in Apocalipse Now e quanto Coppola, il regista, abbia azzeccato il tema. Penso alla frase del profeta Isaia scritta alle Nazioni Unite: «Trasformeranno le loro spade in aratri» e mi chiedo quando gli Ak 47 dei Karen lasceranno il posto a strumenti per coltivare la terra.
La notte arriva presto, la mattina usciamo dai sacchi a pelo per indossare i vestiti bagnati, l'umidità è altissima di notte, ma di giorni si arriva anche a 40 gradi. E' lunedì, abbiamo finito e si torna. Lasciamo quella gente col cuore in mano, ci sarebbe tantissimo ancora da raccontare. Ci sarà tantissimo ancora da fare, perché laggiù noi torneremo.

Claudio Chiarani per l'Adige 24/03/2012

venerdì 24 febbraio 2012

Buttafuoco a Pergine Valsugana


Pergine Valsugana, Auditorium don Milani Venerdì 24 febbraio 2012 - ore 20.30 

Un libro che regala al lettore una certezza e una speranza. La certezza è quella di trovarvi la conferma che Pietrangelo Buttafuoco è, indiscutibilmente, uno dei più originali scrittori contemporanei. La speranza è quella di immaginare un futuro di pace e armonia nel più bel continente del mondo, il “continente liquido”: il nostro splendido Mediterraneo.

per info: www.vxp.it

venerdì 17 febbraio 2012

Face the Truth


Concerto con NO PRISONER, BRIGATA ZIDIOSA e GREEN ARROWS per la presentazione del loro nuovo album Face the Truth edito da Black Shirts Records.

Per info: ub37transfer@gmail.com

martedì 13 dicembre 2011

Le risposte di CasaPound Italia sul caso Casseri

 

Firenze: CasaPound Italia, 

immane tragedia della follia, 

quattro persone morte senza motivo

Roma, 13 dicembre - ‘’Gianluca Casseri era un simpatizzante di CasaPound Italia, come altre centinaia di persone in Toscana, e altre migliaia in tutta Italia, alle quali, come del resto avviene in tutti i movimenti e le associazioni e non solo in Cpi, non siamo soliti chiedere la patente di sanità mentale. Casseri non era un militante della nostra associazione, frequentava talvolta la sede di Pistoia e non abbiamo motivo per tenerlo nascosto. Oggi si è consumata una immane tragedia della follia, e quattro persone sono morte senza motivo, ma se è avvenuta vogliamo ricordare che è anche perché questo Stato non è in grado di fornire alcuna protezione e assistenza ai suoi figli più deboli’’. Lo afferma CasaPound Italia in una nota.

info: 3478057510
www.casapounditalia.org
www.radiobandieranera.org

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Firenze: CasaPound Italia, 

nel dna di Cpi non è contemplata xenofobia

Roma, 13 dic.  - ''Nel dna di CasaPound Italia la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria, tanto che mai a nessuno di noi è stata contestata una qualche aggravante per motivi razziali, etnici o religiosi. Al contrario, abbiamo provveduto negli anni a sporgere querela contro centinaia di articoli di giornale, comunicati di partito e blog ogni qual volta ci hanno accusato di essere razzisti, omofobi, xenofobi o responsabili di atti di discriminazione violenta''. Lo afferma CasaPound Italia in una nota, ''diffidando chiunque dal mettere in relazione la tragedia della follia che ha provocato quattro morti oggi a Firenze con le attività politiche portate avanti dal movimento''. '

'Sull'immigrazione - spiega Cpi - abbiamo una posizione precisa, razionale, che non apre il varco a fraintendimenti di sorta né a derive violente. Siamo contrari al fenomeno dell’immigrazione di massa, coltello che taglia da entrambi i lati, che sradica e umilia tanto l’ospite che l’ospitante, ma nello stesso tempo, come è nostro costume, lontani dall'idea di trovare facili capri espiatori, partiamo da un dato di realtà e cerchiamo sempre e comunque il confronto, anche con le comunità di immigrati''.

''D'altra parte - aggiunge Cpi - la stessa sede centrale di CasaPound Italia è in piena 'Chinatown' romana, e questo non ha mai provocato problemi di alcun genere. Anzi, proprio con la comunità cinese della Capitale il 19 dicembre abbiamo in programma un incontro pubblico per confrontarci su come si possa collaborare per rendere maggiormente vivibile il quartiere che ci ospita, l'Esquilino. Questo è lo stile di CasaPound Italia, uno stile che talvolta ci ha anche alienato qualche simpatia nel mondo della destra radicale, ma che rivendichiamo con orgoglio, consapevolezza e nessun rimpianto o nostalgia''

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[TGCOM] Andrea Antonini, 

vicepresidente Casapound Italia a Tgcom24


Andrea Antonini, vicepresidente Casapound a Tgcom24: “Tragedia frutto di insanità mentale”
   
Lui non è militante dell’estrema destra perché noi non siamo di estrema destra e poi non era un militante. Queste le parole del vicepresidente di Casapound Andrea Antonini a Tgcom24, che ha così commentato  quanto accaduto oggi a Firenze. Si era trasferito da poco a Firenze ,come fanno in tanti ha fatto una tessera, noi non chiediamo un certificato di sanità mentale a chi si tessera. Non esistono i presupposti che Casapound alimenti comportamenti xenofobi. La nostra reazione allo stato attuale è più dirottata a vedere le reazioni. Circolano già in rete delle frasi contro di noi che ci preoccupano perché ad oggi sembra che l’intento principale sia quello di creare un mostro. La tragedia è il frutto dell’insanità mentale. Noi chiediamo alla politica di regolare dei flussi migratori ma questo nulla ha a che vedere con quello che è successo oggi. Quanto accaduto è solo il frutto dell’umana follia.  
   
Ufficio stampa Tgcom24

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Casa Pound: ''Casseri un pazzo in una città tollerante''



Il responsabile del movimento fiorentino di destra Saverio Di Giulio risponde telefonicamente alle domande sull'uccisione di due cittadini senegalesi e il suicidio dell'assassino Gianluca Casseri
(intervista di Marzia Papagna)

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Gianluca Iannone intervistato
a "La Crisi in 1/2 Ora" del 13/12/2011

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Lettera al sindaco di Firenze Matteo Renzi 
e all'ambasciatore del Senegal a Roma 

Al sindaco di Firenze Matteo Renzi
e alla comunità senegalese di Firenze tutta,

è con dolore, cordoglio e sgomento che ho accolto ieri la notizia del folle gesto di Gianluca Casseri. Un'azione disperata, da squilibrato, che solo nei fondali più oscuri della psiche umana può trovare le sue insensate motivazioni. Ma di questo si occuperanno altri, più esperti di me nel decifrare i labirinti mentali in cui può perdersi un essere umano.

Quello che invece posso dire, da responsabile provinciale di CasaPound Firenze, è che questo gesto tocca me, la mia comunità cittadina, provinciale, regionale e nazionale, in modo particolarmente vivo e doloroso. Ed è un vero peccato che, anziché racchiuderci tutti in un silenzio di riflessione, qualcuno già straparli di restringere gli spazi di libertà e iniziare una insensata caccia alle streghe.

Voglio essere molto chiaro: CasaPound Italia non ha alcuna responsabilità circa i fatti di ieri. Né politica, né ideologica, né morale. Non c'è nulla, ma proprio nulla, nell'operato e nell'ideologia di CasaPound, che possa ispirare xenofobia e odio per il diverso. Non c'è legame diretto tra la nostra prassi e il delirio di Casseri, ma neanche alcun riferimento indiretto, implicito, ammiccante.

Del resto la nostra storia parla da sola: da anni presente a Roma nel quartiere multietnico della capitale, la nostra sede centrale non ha mai creato alcun problema alle numerose comunità immigrate presenti nel circondario. A tal proposito mi sembra anzi degno di menzione l'incontro – ovviamente in programma da giorni – che lunedì 19 ci vedrà a confronto, sempre a Roma, con la comunità cinese. Del resto non esiste nessun caso (e sottolineo nessuno) di militanti di Cpi ai quali siano state mosse accuse che prevedano l'aggravante della discriminazione razziale. Quanto al nostro impegno per la solidarietà e il volontariato, le lotte contro l'emergenza abitativa, contro il carovita, contro il precariato, sono note. Così come è noto il nostro impegno in Kossovo e in Kenia, per un aiuto concreto alle popolazioni locali. La nostra posizione sull'immigrazione è chiara e serena: si tratta di un meccanismo di sfruttamento che crea una guerra fra poveri in cui a guadagnarci, sulla pelle degli ospitanti e degli ospitati, sono le oligarchie finanziarie. Esattamente ciò che sta succedendo ora.

Tutto questo non può essere cancellato dal gesto di un folle. Che, purtroppo, era uno dei tanti simpatizzanti di Cpi. La sua era un'adesione che non implicava alcun coinvolgimento diretto con la vita quotidiana del movimento. Chiunque può diventare simpatizzante di Cpi, avvicinandoci nei nostri frequenti appuntamenti pubblici, senza che ovviamente venga richiesta da parte nostra una perizia psichiatrica come condizione dell'iscrizione. Gianluca Casseri non era un militante di Cpi: era un tizio solitario che nessuno conosceva bene, solito frequentare tutti gli appuntamenti pubblici genericamente “di destra” che avvenivano dalle sue parti. In passato aveva diretto una rivista di fantasy, “La soglia”, con una discreta diffusione anche negli ambienti della destra istituzionale, e proprio come scrittore aveva proposto quattro o cinque articoli per un nostro sito internet. Articoli di taglio storico-letterario, alcuni persino sui fumetti. Nulla che lasciasse presagire un tale animo tormentato nel loro autore. Gianluca Casseri era – ci sembra ormai evidente, ma nessuno avrebbe potuto sospettarlo prima, almeno dalle brevi e marginali occasioni di contatto con noi – un uomo con problemi psichici molto seri. Il tragico epilogo del suo dramma interiore non ha nulla a che fare con la politica.

La mia opinione, tuttavia, è che la doverosa riflessione su questi fatti venga falsata e strumentalizzata se ad essa si accompagnano frettolose scomuniche che prendendo una scheggia impazzita e criminalizzano tutto un ambiente politico-culturale. Aggiungere odio all'odio non fa bene a nessuno. Non serve, non è giusto. Per questo vi chiediamo – sia pur con i tempi e i modi che voi riterrete più opportuni – la possibilità di un incontro privato o pubblico, al fine di confrontarci con rispetto e, per quanto possibile, serenità.

Saverio Di Giulio
Responsabile per la provincia di Firenze di CasaPound Italia

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Ambasciatore del Senegal a Roma

Signor Ambasciatore,
sono Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia. Mi permetterlo di disturbarLa per esprimerLe, a nome mio e di tutta la comunità umana che rappresento, le più sentite condoglianze per il lutto che ha colpito la vostra comunità in seguito alla strage di Firenze. La prego, inoltre, di estendere il mio cordoglio anche ai familiari delle vittime e all'intera comunità senegalese in Italia. La condanna del folle gesto che ha insanguinato Firenze è, da parte nostra, totale e incondizionata.

Purtroppo, in queste ore, c'è già chi sta cercando di associare a questa terribile tragedia della follia un intero movimento politico, quasi che quest'ultimo fosse l'ispiratore, esplicito o implicito, dell'insano gesto. L'accostamento tra CasaPound Italia e la strage di Firenze, invece, è assurdo e inaccettabile. CasaPound Italia non ha alcuna responsabilità circa i fatti di ieri. Né politica, né ideologica, né morale. Non c'è nulla, ma proprio nulla, nell'operato e nell'ideologia di CasaPound, che possa ispirare xenofobia e odio per il diverso. Non c'è legame diretto tra la nostra prassi e il delirio di Casseri, ma neanche alcun riferimento indiretto, implicito, ammiccante. Quest'uomo, evidentemente malato, era solo un frequentatore occasionale di alcuni nostri incontri pubblici, come del resto accade per altre centinaia di persone in tutta Italia. Nessuno, tuttavia, poteva presagire quanta follia omicida si annidasse nella sua testa.

Del resto la nostra storia parla da sola: da anni presente a Roma nel quartiere multietnico della capitale, la nostra sede centrale non ha mai creato alcun problema alle numerose comunità immigrate presenti nel circondario. A tal proposito mi sembra anzi degno di menzione l'incontro – ovviamente in programma da giorni – che lunedì 19 ci vedrà a confronto, sempre a Roma, con la comunità cinese. Del resto non esiste nessun caso (e sottolineo nessuno) di militanti di Cpi ai quali siano state mosse accuse che prevedano l'aggravante della discriminazione razziale. Quanto al nostro impegno per la solidarietà e il volontariato, le lotte contro l'emergenza abitativa, contro il carovita, contro il precariato, sono note. Così come è noto il nostro impegno in Kosovo e in Kenya, per un aiuto concreto alle popolazioni locali.
Comprendo bene che, in queste ore di rabbia e dolore, alcuni importanti distinguo possano sfuggire. Proprio per questo Le faccio presente fin d'ora che CasaPound Italia è a disposizione per un incontro chiarificatore in cui poterLe portare di persona le nostre condoglianze e spiegarLe cosa è e cosa non è il nostro movimento, quali sono le sue azioni, le sue idee, i suoi programmi e quanto tutto ciò sia lontano da ogni scappatoia xenofoba.

Cordialmente,

Gianluca Iannone
Presidente di CasaPound Italia

mercoledì 23 novembre 2011

I Martiri di Manchester

Martiri di Manchester è l'epiteto con cui sono conosciuti tre giovani irlandesi, William O'Mera Allen, Michael Larkin e William Goold impiccati sulla pubblica piazza a Manchester il 23 novembre 1867 perché ritenuti colpevoli di avere ucciso un poliziotto inglese, facente parte del convoglio che stava trasferendo nel carcere della contea due prigionieri appartenenti al movimento indipendentista dei Feniani, il colonnello Thomas J. Kelly e il capitano Timothy Deasy.




Cosa è accaduto? Durante il trasferimento il convoglio fu assalito da una trentina di uomini; gli assalitori intimarono ai poliziotti di scorta di aprire il furgone e, al loro rifiuto, spararono sulla serratura, proprio mentre il sergente Brett, che vi si trovava dentro, avvicinava l'occhio al buco della stessa per vedere che cosa stava succedendo: la pallottola centrò l'occhio, arrivò al cervello e il sergente morì sul colpo; una donna che era dentro il furgone prese le chiavi dalla sua tasca, aprì e i due prigioniero riuscirono a fuggire (non furono mai più catturati).

Sebbene la morte del sergente Brett fosse stata del tutto accidentale, egli era comunque un poliziotto vittima di un'azione delittuosa (liberazione di prigionieri e uso di armi da fuoco), che aveva portato a un assassinio, secondo la legge del Felony Murder, cioè di un omicidio commesso durante lo svolgimento di un altro tipo di crimine (legge abolita nel 1957). La polizia catturò ventinove partecipanti all'azione, tra cui William O'Mera Allen, Michael Larking, William Goold, Thomas Maguire ed Edward Stone, che, stando a quanto riferito dalla polizia, erano quelli armati. Maguire fu prosciolto, a Stone la pena fu commutata alla vigilia dell'esecuzione.


In ricordo dell'impiccagione dei tre giovani martiri, quello stesso anno Timothy Daniel Sullivan compose God save Ireland, che dal 1919 al 1926 fu l'inno – non ufficiale – della Repubblica d'Irlanda e dello Stato Libero d'Irlanda.

domenica 6 novembre 2011

CasaPound per la nazionalizzazione delle banche


Trento, 31 ottobre – Questa notte, davanti al Palazzo della Provincia e a fianco dell'edificio che ospita il fondo comune delle casse rurali trentine, i militanti dell'associazione CasaPound Italia hanno esposto uno striscione recante la scritta: 'Islanda esempio – Nazionalizziamo le banche'. Nei giorni scorsi si è infatti svolto a Bolzano il summit economico-finanziario tra vari Ministri, politici ed industriali di Italia e Germania, ed anche in quella occasione CasaPound ha manifestato con un presidio per la nazionalizzazione delle banche.


“Auspichiamo che l'Italia e tutti i Paesi d'Europa, seguano il coraggioso esempio dell'Islanda, che quest'anno, per ovviare alla crisi finanziaria che attanaglia gli Stati membri dell'UE, si è liberata dalla dittatura del sistema bancario, tornando padrona della propria moneta”. Questo è quanto affermano Andrea Bonazza e Alessandro Marocchi, rispettivamente coordinatore regionale e responsabile provinciale di CasaPound.


“Già il Ministro Tremonti ha più volte espresso la propria preoccupazione riguardo il signoraggio bancario e le allarmanti conseguenze che ne derivano. Basti prendere come monito la Grecia e gli avvenimenti ad essa connessi che, a macchia d'olio, si stanno espandendo in tutto il continente – concludono i due responsabili - Nazionalizzando le banche crediamo che lo Stato riacquisti il giusto controllo della propria economia, avendo a disposizione maggior libertà nella gestione delle proprie risorse”.




Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva
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sabato 5 novembre 2011

Ai nostri caduti

Mausoleo Cesare Battisti (TN)


Croce di Monte Tondo (BZ)


Trento, 5 novembre – Questa notte a Trento e Bolzano i militanti di CasaPound hanno realizzato un'azione in ricordo degli eroi della prima guerra mondiale, in occasione dell'anniversario della vittoria del 4 novembre 1918. I monumenti simbolo, come il mausoleo di Cesare Battisti sul Doss Trento e la croce di Monte Tondo Bolzano, sono stati colorati di rosso.
“Il colore rosso rappresenta il sangue versato da chi sulle nostre montagne costruì la nostra Nazione”. Dichiarano in una nota Andrea Bonazza ed Alessandro Marocchi, rispettivamente coordinatore regionale e responsabile provinciale trentino dell'associazione CasaPound.
“Abbiamo deciso di compiere questo doveroso omaggio ai militi della Grande Guerra al di là di quelle che sono le retoriche commemorazioni annuali che si svolgono in questo giorno – proseguono Bonazza e Marocchi – Onoriamo il sacrificio ed il coraggio dei combattenti e ci teniamo a sottolineare come la prima guerra fu storicamente una guerra rivoluzionaria, perché fu solo in mezzo alle trincee che si compì quell'unità del popolo italiano che ancora in concreto non esisteva”. “Un parallelo con i nostri tempi è scontato. Se il 4 novembre 1918 nasceva l'Italia, che lottava per la libertà e l'indipendenza, oggi decade sempre più miseramente in rovina, afflitta com'è da una classe politica inetta e servile ai diktat internazionali, e che ci impegna in guerre contro i nostri stessi interessi, come è il caso della Libia -concludono i due responsabili - Qualcuno in passato diceva che non servono programmi, servono gli uomini, uomini nuovi per cambiare le sorti di questa Italia. Dobbiamo ripartire da quel 4 novembre e dallo spirito fiero di quei ragazzi in armi, che sono e rimarranno sempre un fulgido esempio”


Ufficio Stampa CasaPound Italia Trentino
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sabato 10 settembre 2011

Direzione Rivoluzione


Roma, 9 settembre – Dibattiti con nomi della politica e dell’informazione, da Stefania Craxi a Mario Sechi, da Pietrangelo Buttafuoco a Gabriele Adinolfi. Ma anche formazione, sport, musica, teatro, volontariato, impegno sociale e un omaggio video a Pietro Taricone. Da giovedì 15 a domenica 18 settembre CasaPound Italia, chiuso il terzo anno di attività, si ritrova nel cuore di Roma, nella ‘postazione nemica’ di Area 19, per ‘Direzione Rivoluzione’, la festa nazionale del movimento nato a giugno 2008. Quattro giorni di analisi, incontri, formazione, cultura che vedranno riunita nella ex stazione occupata alle spalle dell’Olimpico la base militante dell’associazione: quadri, iscritti e simpatizzanti affluiranno nella capitale da tutta Italia per confrontarsi e fare il punto su risultati raggiunti e obiettivi futuri.

Ricco il programma culturale della quattro giorni, che, tra contest radiofonici e dj set, dedica il venerdì alla prosa, con il Teatro non conforme che mette in scena ‘Qualcuno faccia qualcosa’, e sabato alla musica dal vivo, con il concerto di ZetaZeroAlfa, Innato senso di allergia, Weekender Offenders, Divampa, Fantasmi del passato, Blind Justice.

Venerdì e sabato saranno le due giornate clou anche sul fronte dei dibattiti. I nuovi scenari geopolitici e gli equilibri mondiali che vanno delineandosi anche alla luce della cosiddetta ‘primavera araba’ saranno al centro dell’incontro in programma venerdì alle 17.30. Parteciperanno il sottosegretario agli Affari Esteri Stefania Craxi, lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco e il giornalista di Nilenews Yussef Ismail. A seguire, la presentazione della nuova onlus di CasaPound Italia, Solidarité-Identités, già impegnata in progetti di solidarietà in Birmania, Kosovo e Kenya, sarà l’occasione per discutere della funzione dell’associazionismo nel settore della cooperazione con Franco Nerozzi della comunità solidarista Popoli e Walter Pilo dell’Uomo libero onlus. Venerdì sarà anche la giornata dell’omaggio a Pietro Taricone, l’attore scomparso un anno e mezzo fa, che è stato tra i principali fautori della nascita della squadra di paracadutismo sportivo di Cpi, il ‘Gruppo Istinto rapace’.

Dalla crisi all’incubo speculazione, passando per le delocalizzazioni e lo spettro delle privatizzazioni: la politica e l’economia saranno i temi centrali della giornata del sabato. Alle 17.30 il direttore de ‘Il Tempo’ Mario Sechi, il fondatore del centro studi Polaris Gabriele Adinolfi, il giornalista del ‘Sole 24 Ore’ Augusto Grandi e il vicepresidente di Cpi Andrea Antonini si confronteranno sugli ultimi avvenimenti che stanno scuotendo l’Italia, ma anche buona parte dell’Occidente. E di risposte alla crisi che ha investito il nostro Paese si parlerà anche nell’incontro successivo, quando il vicepresidente di Cpi Simone Di Stefano e il responsabile culturale dell’associazione Adriano Scianca presenteranno il nuovo programma del movimento. Concluderà la giornata di lavori l’intervento del presidente di CasaPound Italia, Gianluca Iannone.

Gli appuntamenti principali della festa verranno trasmessi in diretta su www.radiobandieranera.org

venerdì 2 settembre 2011

Venite a prenderle

Leonida I - re di Sparta

La sua fama è legata alla strenua resistenza che oppose sul passo delle Termopili all'esercito persiano, guidato dal re Serse, durante la Seconda Guerra Persiana.

Pur avendo costituito un'alleanza militare durante il congresso dell'istmo i Greci si trovarono però subito in disaccordo su quale fosse la migliore tattica difensiva: gli Spartani premevano perché si affrontassero i Persiani sulla terraferma e lo si facesse all'imbocco del Peloponneso, presso l'istmo di Corinto, che nel frattempo veniva fortificato; gli Ateniesi ed altre Poleis della Grecia centrale insistevano per una difesa che proteggesse un territorio più vasto. Nonostante i progetti di iniziativa comune, i Greci si presentarono dunque sostanzialmente divisi di fronte all'invasione: prevalse il piano spartano, ma gli Ateniesi spinsero perché si cercasse di fermare il nemico più a nord. Fu scartata la proposta tessala di una difesa sui passi del monte Olimpo anche su consiglio del re Alessandro I di Macedonia anche per l'eccessiva lontananza dal mare (a causa di ciò i Tessali proclamarono la loro neutralità), e si decise di tentare una difesa al passo delle Termopili, posto tra il monte Eta e il golfo Lamiaco. Il valico era così angusto e impervio, che poteva essere facilmente difeso anche in condizione di minoranza numerica, e più vicino al mare (le truppe venivano trasportate dalla flotta).

Nel 480 a.C. gli efori, magistrati supremi di Sparta, erano comunque molto riluttanti ad inviare truppe lontane dal Peloponneso che restava, per Sparta, il territorio da difendere. Inviarono perciò il re Leonida I sul passo delle Termopili, come comandante dell'esercito confederato con soli 300 opliti spartani a cui si aggiunsero circa 7000 volontari provenienti dalle zone vicine della Grecia: la Focide, la Locride e la Beozia.

Come racconta Erodoto nelle Storie (libro VII, 202), i Greci che in tale località attendevano l'urto del Persiano erano questi: 300 opliti di Sparta, 1000 di Tegea e Mantinea, metà e metà; 120 venivano da Orcomeno in Arcadia e 1000 dal resto dell'Arcadia: tanti erano gli Arcadi. Di Corinto ce n'erano 400, di Flunte 200, di Micene 80: questi erano i Peloponnesiaci presenti. Dalla Beozia venivano 700 Tespiesi e 400 Tebani. A questi si aggiunsero, espressamente sollecitati, i Locri Opunzi con tutte le loro forze e 1000 Focesi. Nel frattempo Serse era giunto alle Termopili e aveva iniziato l'attacco senza successo.

Secondo quanto riporta Erodoto, durante il primo giorno di combattimenti, Serse esortò Leonida a gettare le armi, il quale rispose ironicamente: «Μολὼν λαβέ» («venite a prenderle»). Dopo circa tre giorni di combattimenti incessanti, un greco traditore di nome Efialte, condusse il generale persiano Idarne, capo del corpo d'élite degli Immortali, in un sentiero di montagna che aggira il passo e che permise quindi di sorprendere i Greci alle spalle.
Prossimo alla sconfitta, Leonida decise di congedare il grosso dell'esercito e di rimanere con i suoi 300 opliti spartani, i 400 tebani e i 700 tespiesi, per combattere fino alla fine. La battaglia delle Termopili costò a Serse la perdita di più di ventimila uomini. Dopo la morte di Leonida, salì al trono il figlio Plistarco sotto la tutela del fratello Cleombroto (che morì a sua volta pochi mesi dopo) e poi del di lui figlio Pausania.
Dopo la sua morte, Leonida venne decapitato e crocifisso dai Persiani.

A memoria dell'impresa compiuta dai trecento spartani, alle Termopili gli è stato dedicato un monumento ai caduti che, date le dimensioni e la particolare posizione, è visibile anche dal mare.

martedì 9 agosto 2011

Volo su Vienna


La mattina del 9 agosto 1918, alle ore 05:50, dal campo di aviazione di San Pelagio (Due Carrare - Padova) partirono undici apparecchi monoplano- Il Maggiore Gabriele d'Annunzio, comandante della Squadra Aerea S. Marco, era nell'abitacolo anteriore. "D'Annunzio dimostrò ancora una volta che OSARE L'INOSABILE era il presupposto essenziale, assieme a valorosi aviatori che sapevano di rischiare ma non pensarono mai per un attimo di tirarsi indietro. Noi vogliamo elogiare anche a distanza di molti anni questi cavalieri del cielo che seppero coniugare coraggio e spregiudicatezza."

Nove compirono l'impresa, giungendo su Vienna alle 9:20 e lanciando 50.000 copie di un manifestino in italiano preparato da D'Annunzio dal testo piuttosto prolisso. Si decise quindi di lanciare anche anche 350 000 copie di un secondo e più pratico, manifestino tradotto anche in tedesco (vedi immagine). Il ritorno avvenne dopo poco più di 7 ore e mille chilometri di volo, sempre allo stesso aeroporto di partenza.

CasaPound Italia - Padova


Qui è riportato il manifesto preparato da D'Annunzio:
« In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge.
Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta.
La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco.
Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo.
Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino.
Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi.
Viva l'Italia! »

Sono arrivati i liberatori #2







La mattina del 9 agosto 1945 l'equipaggio del Boeing B-29 Superfortress, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata "Fat Man", alla volta di Kokura, l'obiettivo iniziale della missione. Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l'obiettivo, e dopo tre passaggi sopra la città, e ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l'aereo venne dirottato sull'obiettivo secondario, Nagasaki.
I liberatori, gli stessi liberatori che bombardarono Roma, Dresda, Berlino, fiancheggiati dai loro complici uccisoro all'istante più di 40.000 persone, oltre il doppio negli effetti a breve termine e un numero incalcolabile a distanza di anni.
La falsa democrazia d'Europa è passata anche da qui.

sabato 6 agosto 2011

Sono arrivati i liberatori







Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, il bombardiere dell'Aeronautica militare statunitense "Enola Gay" lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima.
Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, esclusivamente civili. Il numero delle vittime per radiazioni negli anni seguenti è incalcolabile.
Ancora oggi si tratta del più grande attentato terroristico mai eseguito.
Il presidente Harry S. Truman che ordinò il massacro di civili non è mai stato punito per la strage. I suoi alleati che lo spalleggiarono non sono mai stati puniti per la strage.
Il governo americano, che oggi ha l'arroganza di stabilire quali paesi possono e quali non possono avere la bomba atomica, è di fatto l'unico paese che abbia mai utilizzato questa bomba, per di più su un obiettivo civile.
Oggi in Giappone è giorno di lutto nazionale.

giovedì 4 agosto 2011

Il Mutuo Sociale è REALTA'



Roma, 4 agosto - ''Grazie al mutuo sociale, che ora è legge, un piano casa potenzialmente distruttivo assume i connotati di una possibile svolta epocale in materia di assistenza alloggiativa''. Così Andrea Antonini, vicepresidente di CasaPound Italia, commenta il varo da parte del Consiglio regionale del Lazio del nuovo piano casa che introduce l'istituto del mutuo sociale, proposta di legge nata dall'esperienza delle Occupazioni a Scopo Abitativo e portata avanti negli anni da Cpi come battaglia per sancire il diritto alla proprietà della casa.

''Nei mesi scorsi ci siamo scagliati contro un piano casa che aveva il sapore della cementificazione selvaggia - ricorda Antonini - Grazie però al fattivo contributo fornito da Cpi in commissione urbanistica e all'introduzione del mutuo sociale, proposta di legge che è da sempre il cavallo di battaglia di CasaPound Italia e per la quale abbiamo raccolto migliaia di firme in tutta Italia, quel provvedimento invece oggi può rappresentare un'occasione di giustizia sociale''.

''Ringraziamo l'assessore alle Politiche per la Casa, Teodoro Buontempo, e il presidente della commissione Urbanistica, Roberto Buonasorte, per aver fatto proprie le nostre istanze e per essersi battuti per far sì che il mutuo sociale potesse diventare nel Lazio una fattiva realtà - conclude Antonini - e ribadiamo come al di là delle fandonie e del fango mediatico che periodicamente ci viene gettato addosso Cpi è realtà d'azione e di proposta politica''.

giovedì 28 luglio 2011

Norvegia e gli incubi dei liberali


Mettetevi d’accordo con i vostri incubi, cari liberali d’occidente. Un massone ammiratore di Churchill che ammazza ottantaquattro ragazzi in Norvegia – e stiamo parlando di un pazzo che parla la lingua di chi teme l’Eurabia, fortunato slogan della compianta Oriana Fallaci – è ben diversa cosa da Osama bin Laden o da Rudolph Hess, due cui avete cancellato la tomba giusto per farne ancora più potenti i fantasmi, a maggior guadagno del parco horror di cui siete gestori.

Non serve accostare le fotografie dello sceicco armato di kalashnikov con quelle del biondo bionico altrettanto armato. Non sono speculari i due. Dovete mettervi d’accordo su cosa spaventare e di cosa spaventarvi perché ogni fobia ha il suo catalogo, non una medesima fenomenologia e se vi è venuto meno il nazi-islam per l’evidenza del reo confesso (che ridicolo, infatti, tutto quel rincorrere mullah dei giornali liberali, specificatamente di destra, mentre le agenzie battevano le notizie della consumante strage), se dunque non avete il musulmano con cui allestire la caccia non potete adesso cavarvela con il nazi-killer perché la sostanza è un’altra.

Tanto per cominciare quello, il norvegese, i suoi lavori di loggia se li fabbrica – anzi, se li tegola – con tanto di Bibbia in mano che è il vostro libro, giusto? E perfino quello strizzare l’occhio al white power non è la nazione ariana del Walhalla, non ci sono né Thule né il Carro di Krsna, ma una variante del KKK, ovvero il razzismo biologico di derivazione protestante che è cristianissima cosa (con tanto di croce in fiamme), ottimo per il folclore americano ma che non c’entra – in punto di filologia e di storia – con tutte le figurine delle Legioni SS evocate a sproposito perché saranno pure state il Male Assoluto, queste legioni, ma erano truppe d’assalto di un esercito transnazionale fatto di bosniaci, indiani, arabi, tedeschi ovviamente ma anche di turkmeni, tagiki, cinesi, italiani, belgi, spagnoli, russi, magiari, romeni, mongoli, ceceni e perfino sciamani, un reparto dei quali fatto di pellerossa americani con i quali probabilmente si sarebbe creato l’Inferno in terra ma difficilmente una “nazione bianca”.

Mettetevi d’accordo dunque, specialmente voi, cari liberali di derivazione destrorsa, a fare a gara con gli esorcismi e rassegnatevi a un fatto conclamato: a furia di evocare i fondamentalismi, specie quelli fatti ad arte, vi nascono in casa quelli genuini. E con radici ideologiche generate da aborti mostruosi qual è, prima di tutti, la xenofobia. E’ quella degli svignettatori del Profeta, quella di chi brucia il Santo Alcorano, quella delle micragnose botteghe elettorali cui fate sempre il pat pat affettuoso anche voi, colleghi giornalisti dell’opinione liberalcapitalista, per il servizievole incarico che vi fanno a voi e a quelli che poi diventano deputati, ministri e amministratori dello smagliante occidente: quello di tenere lontani i saraceni con le vostre sagre dell’odio. Era da manuale l’editoriale di Magdi Allam sul Giornale. Spiegava che la colpa dell’avvenuta strage era da ricercare nell’estrema liberalità della Norvegia, troppo tollerante con i musulmani, e perciò terreno di coltura degli esagitati incapaci di sostenere tanta multietnicità. Quando si dice l’Abate Vella! (cfr. “Il Consiglio d’Egitto”, Leonardo Sciascia).

E nel mettervi d’accordo con i vostri stessi incubi però, una cosa: non sbagliate a parlare, non sbrodolate facilonerie come quella di colorare la biografia di questo pazzo armato con Odino, con le divinità nordiche in genere, con quel pantheon sacrissimo di ghiaccio e luce perché, appunto – unicuique suum – Anders Behring Breivik, infatti, di suo, s’è scelto la Bibbia. Qui non si vuol fare la furbata di rendere pan per focaccia ma non si venga a parlare di citazioni sbagliate del killer solo perché non vi combacia l’incubo con il fantasma. Per quel che ci riguarda, qui si cerca di mettere un argine in nome e per conto della Tradizione: la vicenda di Odino e delle rune al seguito non può dunque essere considerata alla stregua dello scroto, quasi una coperta utile a coprire il Male laddove vengono a mancare gli utilissimi musulmani cui aggiudicare uno sterminio. La Tradizione, insomma, non si pone mai il biblico problema di raddrizzare il legno storto dell’umanità. Quello è affar vostro. La Tradizione, appunto, non è biblica e soprattutto non ammira Churchill. Piuttosto contempla il Sole. E il Carro di Krsna.

Pietrangelo Buttafuoco per Il Foglio

mercoledì 27 luglio 2011

Rivoluzione d'Islanda



L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzione
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave
Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.

I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".

L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

***
Impossibile?

lunedì 18 luglio 2011

Libia: inizio e fine dell'Italia

L'Italia riceve il ben servito
sia dagli aggressori che dagli aggrediti


Il Governo libico che fa capo a Muammar Gheddafi ha interrotto ogni collaborazione con il gruppo Eni. Lo annuncia il primo ministro di Tripoli. Ha spiegato che, però, lascerà la porta aperta alle compagnie petrolifere di altri Paesi, purché questi «rivedano la loro partecipazione ai raid aerei» dell'Alleanza atlantica, che stanno prendendo di mira le forza fedeli al leader libico, Muammar Gheddafi. Al-Mahmoudi ha aggiunto che all'Italia verrà impedita l'attività petrolifera perché aveva firmato un accordo di amicizia con la Libia, che vieta ogni atto di aggressione.

E' sempre settembre quarantatre ed è sempre lo stesso risultato del settembre quarantatre. Ci crediamo furbi ma ci ritroviamo peggio anche di quelli, non furbi, che si fanno tirare addosso le bombe atomiche.
Benvenuti nel peggior ciclo storico italiano, ve ne accorgerete presto tutti quanti. Con la demografia in calo e la produzione bloccata, senza più sovranità, con ondate di immigrati sempre più nutrite, ora siamo tagliati fuori dalle fonti energetiche, non abbiamo più alcuna credibilità internazionale e non potremo stipulare patti con il sud, neppure per il semplice contenimento.

fonte: www.noreporter.org



Stangata sulla benzina
Ora schizza a 1,64 euro


TRENTO - Dallo scorso marzo il prezzo della benzina alla pompa è aumentato mediamente di un centesimo ogni trenta giorni. Per rifornirsi alle stazioni di servizio del capoluogo trentino, quattro mesi fa gli automobilisti spendevano mediamente 1,529 euro al litro, mentre nella giornata di ieri al self service (per il giorno festivo nessun addetto ha prestato servizio) si spendevano 1,568 euro.
Facendo un confronto con i dati raccolti ad inizio anno, il salasso appare ben più evidente. Allora la benzina si era fermata a quota 1,443 mentre il diesel si attestava a quota 1,329 euro. Oggi per un litro di gasolio si versano mediamente ai benzinai della città 1,447 euro: l'aumento negli ultimi quattro mesi è di 2 centesimi.

Per i viaggiatori che scelgono l'automobile come mezzo di trasporto, insomma, non ci sono buone notizie. Perché al fatto che negli ultimi quattro mesi il prezzo della benzina sia aumentato di altrettanti centesimi del nuovo conio, si aggiunge l'aumento previsto dopo l'approvazione in parlamento della nuova finanziaria.
La manovra economica prevede infatti maggiori entrate tributarie di poco più di 2 miliardi di euro all'anno a livello nazionale per le nuove accise sui carburanti.

fonte: www.ladige.it

venerdì 15 luglio 2011

Raduno Nazionale 2011 LA MUVRA



..15, 16, 17 Luglio 2011

Escursioni, Conferenze, Campeggio, Videoproiezioni, Dibattiti, Comunità.

www.lamuvra.org
lamuvra@yahoo.it

www.aostanonconforme.org
lamuvravalledaosta@yahoo.i​t

martedì 12 luglio 2011

Anche antifascisti trentini indagati nel tentato omicidio al militante di CasaPound

Chiuse le indagini per gli scontri di CasaPound a Cuneo:
19 indagati, ricercati due latitanti


La Questura sulle tracce del leader del
movimento anarco insurrezionalista Guido Mantelli,
insieme con un pregiudicato dronerese


Un lungo lavoro, durato quasi 5 mesi e nei giorni scorsi la conclusione delle indagini con i provvedimenti notificati a 19 persone. La maggior parte delle quali da zone del cuneese, ma tra gli indagatti anche ragazzi di Torino, Trento, Asti e Biella. Questo il risultato dell'operazione legata ai fatti scaturiti il 26 febbraio scorso a Cuneo, durante l'inaugurazione della sede di casaPound, nel centro storico della città.

Come si ricorderà, quel giorno, un sabato pomeriggio, i militanti di Casapound si erano dati appuntamento presso la loro sede di via Alba, per l’inaugurazione della stessa. Da giorni la situazione in città ribolliva, con il Comitato antifascista che esprimeva la propria contrarietàindicendo una manifestazione in piazza Audiffredi proprio nel momento in cui a poche centinaia di metri avrebbe dovuto avvenire l'inaugurazione di CasaPound Cuneo. La cosa si svolse regolarmentein puiazza, con l'intervento tra gli altri del sindaco, Alberto Valmaggia. Il primo cittadino, però, veniva più volte interrotto da un gruppo di contestatori, composto da una frangia prevalentemente di antagonisti ed anarco-insurrezionalisti, che di lì a poco si staccò dal presidio ed in corteo cercò di raggiungere attraverso Contrada Mondovì la sede di CasaPound.

All’imbocco di via Alba vi furono i primi scontri con le forze di polizia che seguirono successivamente anche in via Diaz, angolo via Alba. Risultato: un militante di CasaPound gravemente ferito alla testa da una pietra ed alcuni apparteneneti delle Forze dell'ordine contusi.

Come dett, nei giorni scorsi le notifiche che hanno interessato in 19 persone coinvolte a vario titolo nell’indagine condotta dalla Digos della Questura di Cuneo sotto la direzione del Procuratore della Repubblica, Francesca Nanni ed ha interessato sia i soggetti colpiti da misure cautelari eseguite il 27 maggio, sia coloro che in quel contesto furono oggetto di perquisizione.

Questi i nomi dei soggetti indagati: Zaccaria Marchisio, classe 1987, residente a Dronero, Luca Bertolotto, 21 anni, anch'egli di Dronero, Dario Audisio, classe 1984, residente a Caramagna Piemonte, Marco Sisca, 23 anni, di Castelletto Stura, Luca Ghezzi, 31 anni, residente a Torino, Fabio Milan, 31, residente a Torino, Fabrizio De Giorgis, 35 anni, di Roccasparvera, Maicol Rodigari del 1990, residente a Cuneo; Francesca Mantelli, del 1975, domiciliata a Elva, Fabrizio Cerato, 24 anni di Borgo San Dalmazzo, Maja Cecur, del 1978, residente a Torino; Omar Lazzarini, 31 anni, residente a Trausella (TO), Giulio Zanfei, del 1978, residente a Torino; Elisa Lorenzi, 30 anni, domiciliata a Rovereto (TN), Samuele Gullino, classe 1984, residente a Castello d'Annone (AT) ed infine Christian Bertano, 36 anni, residente a Netro (BI).

A tutti i soggetti sopramenzionati sono stati contestati diversi reati in concorso che vanno dalla resistenza alle lesioni a pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni, lesioni nei confronti di un giovane intervenuto per sedare gli animi, danneggiamento di alcune autovetture parcheggiate di privati cittadini, nonché il danneggiamento di un’autovettura di servizio della guardia di Finanza che si trovava in contrada Mondovi angolo via Alba, imbrattamento e utilizzo di petardi e bombe carta al fine di suscitare pubblico disordine ed incutere timore tra la gente

Viene anche contestata la violenza privata per impedire agli appartenenti al movimento di Casapound di inaugurare la sede di via Alba, con le aggravanti di aver agito travisati da caschi, sciarpe ed altri indumenti.

Nei giorni successivi agli scontri la Digos cuneese, diretta dal Vice Questore Rosanna Minucci visionò numerosi filmati e foto prodotti dal Gabinetto Provinciale della Polizia scientifica al fine di identificare gli autori dei fatti che hanno portato il Procuratore Francesca Nanni ad accogliere le contestazioni ed ad emettere 8 misure cautelari di cui due ineseguite i quanto i soggetti interessati sono latitanti.

Si tratta dell’anarco-insurrezionalista quarantenne Guido Mantelli, residente a Cuneo già noto alle forze dell’ordine per la sua figura di leader del movimento anche a livello nazionale e convinto attivista emerso altresì nelle proteste contro la Tav ed arrestato da ultimo nello scorso febbraio a Condove per gli scontri con le forze dell’ordine a seguito del transito del treno diretto in Francia con le scorie nucleari: l’altro soggetto è Francesco Cesano del 1986 residente a Dronero, già noto alle forze dell’ordine in quanto indagato in diversi contesti per reati comuni ed arrestato lo scorso marzo per rapina, lesioni, oltraggio resistenza a pubblico ufficiale; lo stesso aveva partecipato, travisandosi, attivamente agli scontri in via Alba.