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sabato 3 marzo 2012

Con l'azione all'Arcese nasce BLU - il sindacato di CasaPound


Autotrasporto: "Arcese prende i soldi e scappa in Romania" 
Blitz CasaPound Italia e Blocco Lavoratori Unitario a Riva del Garda 
Striscione e presidio contro 250 licenziamenti e delocalizzazione ‘occulta’ dell’azienda trentina

Riva del Garda, 3 marzo – “Arcese prendi i soldi e scappa… in Romania”. Questo lo slogan sugli striscioni, a firma CasaPound Italia e Blocco dei Lavoratori Unitario, affissi nella notte dinanzi alla Arcese spa, azienda trentina dell'autotrasporto tra le più grandi in Italia che, spiegano l’associazione e il sindacato in una nota, ‘’starebbe per avviare una procedura di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo). Tutto questo mentre non si fermano le assunzioni nelle filiali estere in Slovacchia, Polonia e Romania’’. Nel pomeriggio i militanti di CasaPound Italia, insieme ai lavoratori del Blu, sindacato apartitico alla sua prima iniziativa pubblica, volantineranno per le vie del centro, a Riva del Garda, per denunciare, a partire dal caso Arcese, come ‘’le multinazionali nostrane licenzino lavoratori italiani, si finanziano con soldi pubblici e intanto delocalizzino all'estero’’.
‘’In tutta la vicenda dell’azienda trentina – fanno sapere Blu e Cpi – c’è un ulteriore punto oscuro, che non trova conferme ufficiali ma nemmeno smentite: Arcese, che all'estero gode di sgravi fiscali considerevoli, avrebbe cominciato a cercare personale comunitario, immatricolando molti dei suoi mezzi nei paesi in cui sono state aperte le filiali della società. I camionisti stranieri, per poche centinaia di euro al mese, arriverebbero in Italia con la motrice Arcese slovacca, agganciando un rimorchio italiano e fermandosi a lavorare per settimane nel nostro paese’’.
‘’La politica industriale della provincia dimostra il suo ennesimo fallimento - sottolinea Alessandro Marocchi, coordinatore provinciale di CasaPound Italia Trentino – Arcese, come molte altre imprese multinazionali trentine, ha ricevuto un finanziamento pubblico nel 2009 sotto forma di lease-back per 18 milioni di euro circa, dopo un periodo di grosso ridimensionamento ma ha continuato comunque a soffrire la crisi di settore e la crisi economica. Chiediamo che la società faccia chiarezza sulle sue intenzioni e che vengano tutelati i lavoratori in Italia, con la cessazione immediata della politica provinciale di finanziamento per le imprese che delocalizzano all'estero per sfruttare dipendenti a basso costo”.

Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva del Garda
casapoundriva@yahoo.it





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Rassegna Stampa:

il Trentino 04/03/2012

l'Adige 04/03/2012

A RIVA E ARCO CONTRO ARCESE MANIFESTA CASAPOUND:
 Protesta di CasaPound contro la ditta Arcese: nella notte, gli attivisti hanno collocato, presso gli uffici di Arco, volantini e striscioni che recitano "Prendi i soldi e scappa in Romania", in polemica con l'azienda che - dicono - acquisisce finanziamenti provinciali per ricorrere a manodopera sottopagata dell'est. Con le stesse motivazioni CasaPound ha annunciato per il pomeriggio a Riva del Garda un presidio.

AUTOTRASPORTO: 
"ARCESE PRENDE I SOLDI E SCAPPA IN ROMANIA"
Riva del Garda, 3 marzo – “Arcese prendi i soldi e scappa… in Romania”. Questo lo slogan sugli striscioni, a firma CasaPound Italia e Blocco dei Lavoratori Unitario, affissi nella notte dinanzi alla Arcese spa, azienda trentina dell'autotrasporto tra le più grandi in Italia che, spiegano l’associazione e il sindacato in una nota, ‘’starebbe per avviare una procedura di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo). Tutto questo mentre non si fermano le assunzioni nelle filiali estere in Slovacchia, Polonia e Romania’’. Nel pomeriggio i militanti di CasaPound Italia, insieme ai lavoratori del Blu, sindacato apartitico alla sua prima iniziativa pubblica, volantineranno per le vie del centro, a Riva del Garda, per denunciare, a partire dal caso Arcese, come ‘’le multinazionali nostrane licenzino lavoratori italiani, si finanziano con soldi pubblici e intanto delocalizzino all'estero’’. ‘’In tutta la vicenda dell’azienda trentina – fanno sapere Blu e Cpi – c’è un ulteriore punto oscuro, che non trova conferme ufficiali ma nemmeno smentite: Arcese, che all'estero gode di sgravi fiscali considerevoli, avrebbe cominciato a cercare personale comunitario, immatricolando molti dei suoi mezzi nei paesi in cui sono state aperte le filiali della società. I camionisti stranieri, per poche centinaia di euro al mese, arriverebbero in Italia con la motrice Arcese slovacca, agganciando un rimorchio italiano e fermandosi a lavorare per settimane nel nostro paese’’. ‘’La politica industriale della provincia dimostra il suo ennesimo fallimento - sottolinea Alessandro Marocchi, coordinatore provinciale di CasaPound Italia Trentino – Arcese, come molte altre imprese multinazionali trentine, ha ricevuto un finanziamento pubblico nel 2009 sotto forma di lease-back per 18 milioni di euro circa, dopo un periodo di grosso ridimensionamento ma ha continuato comunque a soffrire la crisi di settore e la crisi economica. Chiediamo che la società faccia chiarezza sulle sue intenzioni e che vengano tutelati i lavoratori in Italia, con la cessazione immediata della politica provinciale di finanziamento per le imprese che de localizzano all'estero per sfruttare dipendenti a basso costo”.

venerdì 24 febbraio 2012

Buttafuoco a Pergine Valsugana


Pergine Valsugana, Auditorium don Milani Venerdì 24 febbraio 2012 - ore 20.30 

Un libro che regala al lettore una certezza e una speranza. La certezza è quella di trovarvi la conferma che Pietrangelo Buttafuoco è, indiscutibilmente, uno dei più originali scrittori contemporanei. La speranza è quella di immaginare un futuro di pace e armonia nel più bel continente del mondo, il “continente liquido”: il nostro splendido Mediterraneo.

per info: www.vxp.it

venerdì 3 febbraio 2012

Commemorazione vittime del Cermis


Sabato 4 febbraio CasaPound Italia porterà una corona d'alloro sulla lapide a ricordo delle vittime della Strage del Cermis del 1998, avvenuta ad opera di un aereo militare statunitense. 
La partenza da Riva del Garda è prevista per le ore 8:00.



lunedì 30 gennaio 2012

Giornata del ricordo italiano in Crimea


Oggi ricorre il 70° anniversario della deportazione degli italiani di Crimea. In circa 3.000 nella notte tra il 29 e il 30 gennaio del 1942, dopo essere stati privati e depredati di tutto, vennero ammassati sul porto di Kerch, stivati prima nelle navi e poi nei carri bestiame, per finire nei gulag del lontano Kazakistan. Durante il viaggio morirono quasi tutti i bambini e gli anziani, poi...mano a mano anche gli altri; solo una minoranza di circa 300 persone sopravvisse a quell' inferno di stenti e maltrattamenti. Anche noi li ricordiamo alla Patria matrigna, che di loro si è sempre dimenticata, con la presenza di una nostra delegazione sul lungomare di Kerch, per consegnare alle acque un pensiero e centinaia di garofani, insieme agli eredi delle vittime di quell'infame genocidio.

l'Uomo Libero

domenica 29 gennaio 2012

CasaPound contro Equitalia





Prosegue oggi a Riva la raccolta firme 
CasaPound contro Equitalia 

RIVA. A Riva come in tutta la provincia è partita la raccolta di firme organizzata da CasaPound contro Equitalia. “Firma la legge, ferma Equitalia’’ lo slogan della campagna volta a promuovere, scrive l’associazione, «una legge di iniziativa popolare che limiti lo strapotere della società di riscossione dell’Agenzia delle Entrate. Un sito web (www.fermaequitalia.org), banchetti per la raccolta delle firme e centinaia di cartoline e manifesti che stanno invadendo grandi e piccole città per convincere i cittadini a sottoscrivere una proposta di legge che punta a ripristinare alcuni principi irrinunciabili di giustizia sociale, impedendo ad Equitalia di iscrivere ipoteche su immobili destinati ad abitazione principale per crediti inferiori al 30% del valore dell’immobile e di pignorare beni strumentali dell’impresa o percentuali di credito superiori al 20% del totale iscritto in bilancio; obbligandola ad applicare il tasso di interesse legale nella rateazioni dei crediti; revocandole la possibilità di condurre indagini finanziarie; diminuendo la percentuale che l’ente guadagna sui piccoli crediti riscossi raddoppiando invece la percentuale sui grandi crediti per incentivarla a perseguire i grandi evasori». In quattro anni - sottolinea Alessandro Marocchi, coordinatore provinciale di CasaPound Italia - Equitalia ha raddoppiato gli incassi e lo ha fatto soprattutto a spese di lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli e piccolissimi imprenditori, dai quali ricava l’80% dei suoi profitti. Lo ha fatto in maniera spietata e talvolta in dispregio della legge, che ad esempio vieta ipoteche sulle abitazioni per importi inferiori agli 8.000 euro. Lo ha fatto applicando il tasso medio delle banche sui prestiti invece che l’interesse legale. E lo ha fatto optando per la strada più semplice, vessando chi magari ha poco da pagare ma ha qualche bene da farsi pignorare invece di impegnarsi a rintracciare i titolari di fatto di imprese, proprietà immobiliari e beni di lusso, magari intestati a prestanome o a società di capitali italiane o estere».

l'Adige 24/01/12


Prossimi appuntamenti alla pagina: http://rivanonconforme.blogspot.com/p/firma-la-legge-ferma-equitalia.html

mercoledì 21 dicembre 2011

Questa notte così lunga



Vai incontro sereno al crepuscolo,
accendi il Tuo fuoco interiore,
attraversa la tenebra senza alcun timore,
saluta e celebra il sole invitto della nuova alba.
Nessuna notte potrà mai durare in eterno ...

Francesco Mancinelli


giovedì 1 dicembre 2011

CasaPound, Whirlpool nel mirino



Decine di cartelloni a Siena, Trento, Varese e Napoli contro i licenziamenti della multinazionale


Trento, 1 dicembre - "Whirlpool alza il tiro e ti tiene in ostaggio": con questo messaggio in calce CasaPound Italia semina decine di cartelli recanti un mirino puntato sui lavoratori della multinazionale degli elettrodomestici a Siena, Trento, Varese e Napoli attorno agli stabilimenti Whirlpool.


"Con questa azione vogliamo porre l'attenzione nei centri italiani dove l'azienda è maggiormente presente sui tagli al personale che Whirlpool sta operando". Così dichiara Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia in Trentino, che continua spiegando che "circa 1.000 lavoratori italiani, rientranti in un piano di licenziamento a livello mondiale di circa 5.000 uomini, interesseranno altrettante famiglie gettate sul lastrico. A Siena e Napoli già pare si sia deciso l'esubero, a Trento si parla di 70 esuberi 'concertati' ed a Varese si sciopera, CasaPound Italia entra anche in questa lotta a fianco degli operai e della produzione nazionale, dopo le numerose battaglie combattute ad ogni livello territoriale e nazionale”.


La nota di Cpi termina con un avviso: "l'ingordigia delle multinazionali e della grande industria, assommata ai pesantissimi provvedimenti preannunciati dal governo Monti-Goldman Sachs e dall'attacco internazionale contro l'Italia, sta determinando il collasso della settima potenza economica mondiale nonchè seconda manifatturiera europea. La nostra. La difesa del lavoro italiano, delle aziende strategiche a controllo pubblico come Eni, Enel e Finmeccanica e l'acquisto di titoli di Stato da parte di noi italiani diventano un atto di difesa contro espliciti atti di guerra".


Ufficio Stampa CasaPound Italia Trentino
casapoundriva@yahoo.it





lunedì 21 novembre 2011

Festa dell'albero




Ambiente: un albero contro il grigio, 
il dono della Foresta che Avanza ai Comuni italiani
L’azione del gruppo ecologista di CasaPound Italia in numerose città


Riva del Garda, 21 novembre – Un albero per cancellare il grigio dalle nostre città. Nella notte tra il 20 e il 21 novembre i militanti della Foresta che Avanza, gruppo ecologista di CasaPound Italia, hanno donato alberi ai Comuni di numerose città in tutta Italia, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. ”Con tale omaggio, di cui si spera le istituzioni comunali si prendano cura – afferma il responsabile nazionale della Foresta che Avanza Alberto Mereu – vogliamo sottolineare l’inefficienza delle politiche ambientali nel nostro paese, dove il grigio la fa sempre più da padrone a discapito del millenario patrimonio floristico e paesaggistico”. ”Abbiamo scelto il 21 novembre – prosegue Mereu – perché coincide con l’ormai dimenticata ‘Festa dell’albero’ di cui Arnaldo Mussolini fu ideatore oltre ottant’anni fa. Esperto selvicoltore e fervente amante e difensore della patria natura – ricorda Mereu -, Mussolini affermava: "In Italia si deve generalizzare un nuovo convincimento, che io vorrei definire il culto dell’albero, e come tale la propaganda del Comitato Nazionale Forestale può interessare le montagne e le marine, le rupi scoscese e i greti dei fiumi, la pianura, i viali alberati della città e le piantagioni che dovrebbero allinearsi lungo le strade nazionali, le autostrade, i relitti ferroviari e le stesse stazioni fiorite".
"Queste parole, che a distanza di quasi un secolo risultano essere incredibilmente all’avanguardia e sembrano rispondere in maniera esaustiva ai problemi ambientali italiani, sono la motivazione primaria dell’azione dei militanti della Foresta che Avanza – conclude Mereu – Da esse ha principio il filo verde che ancora oggi, in un’Italia sempre più grigia e abbandonata, unisce il nostro gruppo a chi ha lavorato appassionatamente per preservare la vita e la bellezza della nostra terra".



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il Trentino 22/11/2011


l'Adige 24/11/2011

domenica 6 novembre 2011

CasaPound per la nazionalizzazione delle banche


Trento, 31 ottobre – Questa notte, davanti al Palazzo della Provincia e a fianco dell'edificio che ospita il fondo comune delle casse rurali trentine, i militanti dell'associazione CasaPound Italia hanno esposto uno striscione recante la scritta: 'Islanda esempio – Nazionalizziamo le banche'. Nei giorni scorsi si è infatti svolto a Bolzano il summit economico-finanziario tra vari Ministri, politici ed industriali di Italia e Germania, ed anche in quella occasione CasaPound ha manifestato con un presidio per la nazionalizzazione delle banche.


“Auspichiamo che l'Italia e tutti i Paesi d'Europa, seguano il coraggioso esempio dell'Islanda, che quest'anno, per ovviare alla crisi finanziaria che attanaglia gli Stati membri dell'UE, si è liberata dalla dittatura del sistema bancario, tornando padrona della propria moneta”. Questo è quanto affermano Andrea Bonazza e Alessandro Marocchi, rispettivamente coordinatore regionale e responsabile provinciale di CasaPound.


“Già il Ministro Tremonti ha più volte espresso la propria preoccupazione riguardo il signoraggio bancario e le allarmanti conseguenze che ne derivano. Basti prendere come monito la Grecia e gli avvenimenti ad essa connessi che, a macchia d'olio, si stanno espandendo in tutto il continente – concludono i due responsabili - Nazionalizzando le banche crediamo che lo Stato riacquisti il giusto controllo della propria economia, avendo a disposizione maggior libertà nella gestione delle proprie risorse”.




Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva
342/3151297
casapoundriva@yahoo.it
www.casapounditalia.org
www.casapounditaliataa.it

sabato 5 novembre 2011

Ai nostri caduti

Mausoleo Cesare Battisti (TN)


Croce di Monte Tondo (BZ)


Trento, 5 novembre – Questa notte a Trento e Bolzano i militanti di CasaPound hanno realizzato un'azione in ricordo degli eroi della prima guerra mondiale, in occasione dell'anniversario della vittoria del 4 novembre 1918. I monumenti simbolo, come il mausoleo di Cesare Battisti sul Doss Trento e la croce di Monte Tondo Bolzano, sono stati colorati di rosso.
“Il colore rosso rappresenta il sangue versato da chi sulle nostre montagne costruì la nostra Nazione”. Dichiarano in una nota Andrea Bonazza ed Alessandro Marocchi, rispettivamente coordinatore regionale e responsabile provinciale trentino dell'associazione CasaPound.
“Abbiamo deciso di compiere questo doveroso omaggio ai militi della Grande Guerra al di là di quelle che sono le retoriche commemorazioni annuali che si svolgono in questo giorno – proseguono Bonazza e Marocchi – Onoriamo il sacrificio ed il coraggio dei combattenti e ci teniamo a sottolineare come la prima guerra fu storicamente una guerra rivoluzionaria, perché fu solo in mezzo alle trincee che si compì quell'unità del popolo italiano che ancora in concreto non esisteva”. “Un parallelo con i nostri tempi è scontato. Se il 4 novembre 1918 nasceva l'Italia, che lottava per la libertà e l'indipendenza, oggi decade sempre più miseramente in rovina, afflitta com'è da una classe politica inetta e servile ai diktat internazionali, e che ci impegna in guerre contro i nostri stessi interessi, come è il caso della Libia -concludono i due responsabili - Qualcuno in passato diceva che non servono programmi, servono gli uomini, uomini nuovi per cambiare le sorti di questa Italia. Dobbiamo ripartire da quel 4 novembre e dallo spirito fiero di quei ragazzi in armi, che sono e rimarranno sempre un fulgido esempio”


Ufficio Stampa CasaPound Italia Trentino
342/3151297
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venerdì 14 ottobre 2011

Autunno contro il caro vita - III edizione





Oggi il pane lo regala CasaPound! 
Lo stato ha aumentato l’IVA dal 20 al 21%: significa che saliranno i prezzi, soprattutto dei beni di prima necessità, nel tentativo di far fronte all’enorme debito pubblico. 
 Gli Italiani stanno pagando quotidianamente gli errori commessi da una classe politica che ha indebitato il Paese. 


CasaPound Italia propone: 
 - di calmierare il prezzo di alcuni beni primari sulla base di accordi tra grande distribuzione e amministrazioni locali; 
- di tassare i prodotti che fanno parte dell’alimentazione base (carne, pesce, latticini, pane, ecc..) con IVA ridotta al 4%; 
- di incentivare il kilometro-zero e la filiera corta; 
- di investire sulla produzione nazionale. 


Come gesto simbolico CasaPound Italia Riva del Garda distribuisce gratuitamente 50 kg di pane.


www.casapounditalia.org 

www.casapounditaliataa.it






mercoledì 7 settembre 2011

3 Riflessioni sul Campo Base


Campo Base: perché è importante:

-la salita. Parole sulla montagna ne sono state dette tante. Sul valore metaforico e spirituale della salita. Ma anche sul valore della fatica, del percorso, della meta. Quando si fa un campo base l’escursione non è un orpello decorativo, un gioco facoltativo, è una piccola guerra, contro se stessi, contro l’ozio e la comodità, ma sempre con i fratelli al fianco.

-la comunità. E’ il centro di un campo base. Non un gruppo di amici, ma un manipolo soldati politici. Ogni singolo è importante in quanto comunità: l’amico di una vita e il ragazzo appena conosciuto sono fratelli da sempre. Nessuno è unico, nessuno è estraneo.

 
-le idee. Sono esse a fare una comunità organica e in crescita. Le idee devono essere portate da tutti, devono essere gagliarde e ardite. Le idee non hanno confini, le idee non hanno dimensioni. Portare la tua idea nella comunità vuol dire che la comunità stessa si arricchisce di quell’idea e di conseguenza ogni persona che la compone ha un’arma in più. Non portare idee nella comunità vuol dire essere passivi, vuol dire negare la crescita agli altri, vuol dire essere egoisti.
La comunità ripudia l’egoismo.

venerdì 2 settembre 2011

Venite a prenderle

Leonida I - re di Sparta

La sua fama è legata alla strenua resistenza che oppose sul passo delle Termopili all'esercito persiano, guidato dal re Serse, durante la Seconda Guerra Persiana.

Pur avendo costituito un'alleanza militare durante il congresso dell'istmo i Greci si trovarono però subito in disaccordo su quale fosse la migliore tattica difensiva: gli Spartani premevano perché si affrontassero i Persiani sulla terraferma e lo si facesse all'imbocco del Peloponneso, presso l'istmo di Corinto, che nel frattempo veniva fortificato; gli Ateniesi ed altre Poleis della Grecia centrale insistevano per una difesa che proteggesse un territorio più vasto. Nonostante i progetti di iniziativa comune, i Greci si presentarono dunque sostanzialmente divisi di fronte all'invasione: prevalse il piano spartano, ma gli Ateniesi spinsero perché si cercasse di fermare il nemico più a nord. Fu scartata la proposta tessala di una difesa sui passi del monte Olimpo anche su consiglio del re Alessandro I di Macedonia anche per l'eccessiva lontananza dal mare (a causa di ciò i Tessali proclamarono la loro neutralità), e si decise di tentare una difesa al passo delle Termopili, posto tra il monte Eta e il golfo Lamiaco. Il valico era così angusto e impervio, che poteva essere facilmente difeso anche in condizione di minoranza numerica, e più vicino al mare (le truppe venivano trasportate dalla flotta).

Nel 480 a.C. gli efori, magistrati supremi di Sparta, erano comunque molto riluttanti ad inviare truppe lontane dal Peloponneso che restava, per Sparta, il territorio da difendere. Inviarono perciò il re Leonida I sul passo delle Termopili, come comandante dell'esercito confederato con soli 300 opliti spartani a cui si aggiunsero circa 7000 volontari provenienti dalle zone vicine della Grecia: la Focide, la Locride e la Beozia.

Come racconta Erodoto nelle Storie (libro VII, 202), i Greci che in tale località attendevano l'urto del Persiano erano questi: 300 opliti di Sparta, 1000 di Tegea e Mantinea, metà e metà; 120 venivano da Orcomeno in Arcadia e 1000 dal resto dell'Arcadia: tanti erano gli Arcadi. Di Corinto ce n'erano 400, di Flunte 200, di Micene 80: questi erano i Peloponnesiaci presenti. Dalla Beozia venivano 700 Tespiesi e 400 Tebani. A questi si aggiunsero, espressamente sollecitati, i Locri Opunzi con tutte le loro forze e 1000 Focesi. Nel frattempo Serse era giunto alle Termopili e aveva iniziato l'attacco senza successo.

Secondo quanto riporta Erodoto, durante il primo giorno di combattimenti, Serse esortò Leonida a gettare le armi, il quale rispose ironicamente: «Μολὼν λαβέ» («venite a prenderle»). Dopo circa tre giorni di combattimenti incessanti, un greco traditore di nome Efialte, condusse il generale persiano Idarne, capo del corpo d'élite degli Immortali, in un sentiero di montagna che aggira il passo e che permise quindi di sorprendere i Greci alle spalle.
Prossimo alla sconfitta, Leonida decise di congedare il grosso dell'esercito e di rimanere con i suoi 300 opliti spartani, i 400 tebani e i 700 tespiesi, per combattere fino alla fine. La battaglia delle Termopili costò a Serse la perdita di più di ventimila uomini. Dopo la morte di Leonida, salì al trono il figlio Plistarco sotto la tutela del fratello Cleombroto (che morì a sua volta pochi mesi dopo) e poi del di lui figlio Pausania.
Dopo la sua morte, Leonida venne decapitato e crocifisso dai Persiani.

A memoria dell'impresa compiuta dai trecento spartani, alle Termopili gli è stato dedicato un monumento ai caduti che, date le dimensioni e la particolare posizione, è visibile anche dal mare.

lunedì 22 agosto 2011

L'erba del Comune è sempre più verde











Dro, 22 agosto – Pochi giorni fa venivano arrestati per spaccio di stupefacenti un tunisino sbarcato recentemente da Lampedusa, due ragazzi di Rovereto e un ragazzo ventenne di Dro. Quest’ultimo fa parte del direttivo dell’associazione “Bas”, a cui l’amministrazione comunale droata ha concesso in comodato gratuito un locale pubblico per svolgere progetti nell’ambito del settore giovanile. I carabinieri nelle loro indagini hanno appurato che all’interno del centro giovanile gestito dall’associazione avvenivano scambi di droga e che lo spazio durante la perquisizione versava in condizioni di evidente degrado.

CasaPound Italia vuole denunciare una situazione di clientelismo che spesso si riscontra nella nostra provincia. “Quello che intendiamo condannare in questa vicenda non è tanto lo spaccio di droga, atto deprecabile di per sé, quanto invece quello che appare evidente come l’ennesimo sistema di gestione amministrativa che favorisce gli “amichetti” - dichiara Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia – Il metodo è semplice: l’amministrazione concede ai soliti soggetti e agli amici degli amici finanziamenti e spazi in cambio di voti o altre prestazioni senza occuparsi dell’utilità effettiva di queste scelte che spesso si rivelano essere discriminanti e senza badare alla credibilità dei personaggi a cui si rivolgono questi benefici. “
“In questo caso chi aveva il dovere di controllo sull’operato dell’associazione “Bas” non ha vigilato e la mala amministrazione è emersa alle cronache solo grazie ad un episodio di droga – continua Marocchi – Questo sistema è inaccettabile e quantomeno ridicole si mostrano le dichiarazioni di chi afferma che l’associazione non aveva mai dato problemi e che tamponava il disagio giovanile.
Ebbene ora si conosce anche come, ed alla giunta di Dro questo sembra far piacere”.

Questo pomeriggio i militanti di CasaPound hanno compiuto un blitz in centro a Dro, affiggendo uno striscione all’ingresso del municipio e predisponendo in piazza un finto mercato della droga autorizzato dal comune. “Con questa azione - conclude Marocchi - vogliamo spingere l’amministrazione di Dro a prendere provvedimenti chiari ed immediati affinché la gestione degli spazi e dei finanziamenti si ispiri a criteri di reale interesse sociale, di trasparenza, e di merito ."


Alessandro Marocchi
Responsabile Provinciale CasaPound Italia

casapoundriva@yahoo.it
www.casapounditalia.org


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Rassegna stampa:


il Trentino 24\08\2011



Spaccio a Dro, burla in municipio
Striscione di CasaPound: «L’erba del comune è sempre più verde»

Dall’associazione anche una severa condanna del «sistema di gestione che favorisce gli “amichetti“ e poi non vigila»

DRO. Il commento di CasaPound alla notizia che il centro sociale giovanile di Dro, secondo i carabinieri, sarebbe punto di ritrovo e spaccio di sostanze stupefacenti, non poteva che essere severo. Ma la condanna di un certo “clientelismo” a favore degli “amichetti” (i locali del centro sono proprietà del Comune) espressa in un comunicato dall’associazione, dichiaratamente di destra, è sdrammatizzata dalla burla messa in atto dalla stessa ieri pomeriggio. Con un blitz i militanti hanno affisso davanti al municipio di Dro uno striscione con la scritta «L’erba del comune è sempre più verde».
Sotto lo striscione, alcuni finti pani di droga. «Vogliamo spingere l’amministrazione di Dro - spiega Alessandro Marocchi - a prendere provvedimenti chiari e immediati». Per il responsabile provinciale di CasaPound la gestione degli spazi e dei finanziamenti pubblici «deve ispirarsi a criteri di reale interesse sociale, di trasparenza e di merito». «Quello che intendiamo condannare in questa vicenda - aggiunge Marocchi - non è tanto lo spaccio di droga, atto deprecabile di per sé, quanto invece quello che appare evidente come l’ennesimo sistema di gestione amministrativa che favorisce gli “amichetti”. Il metodo è semplice: l’amministrazione concede ai soliti soggetti e agli amici degli amici finanziamenti e spazi in cambio di voti o altre prestazioni senza occuparsi dell’utilità effettiva di queste scelte che spesso si rivelano essere discriminanti e senza badare alla credibilità dei personaggi a cui si rivolgono questi benefici. In questo caso chi aveva il dovere di controllo sull’operato dell’associazione “Bas” non ha vigilato e la mala amministrazione è emersa alle cronache solo grazie ad un episodio di droga. Questo sistema è inaccettabile e quantomeno ridicole si mostrano le dichiarazioni di chi afferma che l’associazione non aveva mai dato problemi e che tamponava il disagio giovanile».


l'Adige 24\08\2011


Dro Rimosso lo striscione di CasaPound.
L'amministrazione: «Provocazione di pessimo gusto»
Bas, Marocchi attacca : «Favori agli "amichetti"»

DRO - Lo slogan è perfino «divertente»: «L'erba del Comune è sempre più verde». La sostanza delle accuse, cioè una sorta di clientelismo associativo, lo è decisamente meno. Tanto che Patrizia Angeli, consigliere con delega alle politiche giovanili del Comune di Dro, taglia corto: «È una provocazione di pessimo gusto. Non c'è alcun privilegio per chicchessia». L'azione dimostrativa, un blitz di pochi minuti accompagnato dalla collocazione di alcuni volantini, è stata portata avanti da 4 attivisti del movimento CasaPound, collegato alla destra, a proposito dell'operazione antidroga condotta dai Carabinieri che aveva portato all'arresto di un giovane di Dro ed alla perquisizione della sede dell'associazione Bas, di cui il ragazzo faceva parte. «Quello che intendiamo condannare in questa vicenda - scrive il responsabile provinciale di CasaPound Alessandro Marocchi - non è tanto lo spaccio di droga, atto deprecabile di per sé, quanto invece quello che appare evidente come l'ennesimo sistema di gestione amministrativa che favorisce gli "amichetti"». «Il metodo è semplice - insiste - L'amministrazione concede ai soliti soggetti e agli amici degli amici finanziamenti e spazi in cambio di voti o altre prestazioni senza occuparsi dell'utilità effettiva di queste scelte che spesso si rivelano essere discriminanti e senza badare alla credibilità dei personaggi a cui si rivolgono questi benefici». «Non ci sono favoritismi di sorta - replica Angeli - La sede è chiusa e siamo in attesa della relazione dei Carabinieri e degli sviluppi». Il giorno dopo l'esplosione del «caso», il sindaco Vittorio Fravezzi aveva spiegato che il progetto legato all'associazione giovanile aveva dato buoni risultati ed anche che la sede era stata più volte oggetto di sopralluoghi. A sollecitarne la chiusura all'amministrazione era stato lo stesso 23enne Luca Bombardelli, presidente del sodalizio droato che conta oltre cento soci. «Chi aveva il dovere di controllo sull'operato dell'associazione "Bas" non ha vigilato e la mala amministrazione è emersa alle cronache solo grazie ad un episodio di droga - rincara però Marocchi - Questo sistema è inaccettabile e quantomeno ridicole si mostrano le dichiarazioni di chi afferma che l'associazione non aveva mai dato problemi e che tamponava il disagio giovanile. Ora si conosce anche come, ed alla giunta di Dro questo sembra far piacere».

giovedì 11 agosto 2011

1944: Firenze non cede

La porti un bacione a Firenze

L'11 agosto 1944 Firenze venne occupata dall'invasore angloamericano perché era stata sguarnita dai nostri soldati che si stavano attestando su di una linea di fronte più a settentrione. Ma vi si resistette con caparbietà, con audacia e con onore. I franchi tiratori, immortalati anche grazie a La pelle di Curzio Malaparte, dimostrarono che la città di Pavolini, il capoluogo di quel Granducato di Toscana, come sarebbe stata definita la RSI per la grande partecipazione che la regione di Dante diede alla Repubblica, non sarebbe caduta senza colpo ferire. Centinaia di fiorentini di ambo i sessi e di tutte le età spararono dalle finestre, dai tetti, dagli angoli delle strade, inchiodando al suolo il nemico e le bande partigiane al suo seguito. Non avevano alcuna speranza di sopravvivenza perché, una volta presi, sarebbero stati fucilati. Gli ultimi soldati ad abbandonare il capoluogo toscano provarono a convincere i franchi tiratori più vicini a mettersi in salvo con loro. “La consegna – risposero – è quella di morire sul posto”. E così fecero.
Apprendiamo con gioia che Casaggì Firenze ha reso onore a questi eroi e che oggi stesso sarannno deposti fiori sulle loro tombe.
I figli e i nipoti della vergogna sono invece insorti perché non vorrebbero affatto che quel fulgido esempio venisse ricordato: la grandezza è mal sopportata, e con astio, dai piccoli e dai mediocri.
Il generale Alexander già a suo tempo aveva risposto in modo più che esauriente a questi infelici. “La città italiana che preferisco? Firenze. Perché lì gli italiani ci hanno accolti sparandoci addosso”.


Dal libro "La Pelle" di Curzio Malaparte
la fucilazione dei franchi tiratori di Firenze

I fascisti seduti sulla gradinata erano ragazzi di 15-16 anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino. C'era anche una ragazza, fra loro, giovanissima, nera d'occhi e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s'incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo. Sedeva col viso riverso, mirando le nuvole d'estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia, quel cielo pesante e gessoso e qua e là screpolato, simile ai cieli del Masaccio negli affreschi del Carmine...
l'ufficiale partigiano...tese il dito verso uno di quei ragazzi e disse:"tocca a te,come ti chiami?"."oggi tocca a me"-disse il ragazzo alzandosi,"ma un giorno o l'altro toccherà a lei",-"come ti chiami?"-"mi chiamo come mi pare"-rispose il ragazzo-"o gli rispondi a fare a quel muso di bischero?" gli disse il suo compagno seduto accanto a lui.
"Gli rispondo per insegnarli l'educazione a quel coso!"-rispose il ragazzo,asciugandosi con il dorso della mano la fronte matida di sudore. Era pallido e gli tremavano le labbra. Ma rideva con aria spavalda guardando fisso l'ufficiale partigiano.
L'ufficiale abbasso la testa e si mise a giocherellare con una matita. Ad un tratto tutti i ragazzi presero a parlare fra di loro ridendo,parlavano con accento popolano di san Frediano,santa Croce,di Palazzolo.
"E quei bigherelloni che stanno a guardare?o non hanno mai visto ammazzare un cristiano?"-"e come si divertono quei mammalucchi!"-"li vorrei vedere al nostro posto sicche' farebbero quei finocchiacci!"-"scommetto che si butterebbero' in ginocchio"-"li sentiresti strillare come maiali,poverini".
I ragazzi ridevano pallidissimi fissando le mani dell'ufficiale partigiano.
"Guardalo bellino,con quel fazzoletto rosso al collo"."o che gli e'?"-"o chi ha da essere:gli e' Garibaldi"-"quel che mi dispiace"-disse il ragazzo-"gli e' d'essere ammazzato da quei bucaioli!"-"un la far tanto lunga,moccione"- gridò uno dalla folla."se l'ha furia venga al mio posto"- ribatté il ragazzo ficcandosi le mani in tasca.
L'ufficiale partigiano alzò la testa e disse:
"Fa presto!non mi far perdere tempo. Tocca a te.".-"se gli e' per non farle perdere tempo"-disse il ragazzo con voce di scerno-"mi sbrigo subito" e scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra,accanto al mucchio di cadaveri,proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.
"Bada di non sporcarti le scarpe!"-gli gridò uno dei suoi compagni; e tutti si misero a ridere...
il ragazzo gridò:
"viva Mussolini!"
e cadde
crivellato di colpi.

martedì 9 agosto 2011

Sono arrivati i liberatori #2







La mattina del 9 agosto 1945 l'equipaggio del Boeing B-29 Superfortress, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata "Fat Man", alla volta di Kokura, l'obiettivo iniziale della missione. Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l'obiettivo, e dopo tre passaggi sopra la città, e ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l'aereo venne dirottato sull'obiettivo secondario, Nagasaki.
I liberatori, gli stessi liberatori che bombardarono Roma, Dresda, Berlino, fiancheggiati dai loro complici uccisoro all'istante più di 40.000 persone, oltre il doppio negli effetti a breve termine e un numero incalcolabile a distanza di anni.
La falsa democrazia d'Europa è passata anche da qui.

sabato 6 agosto 2011

Sono arrivati i liberatori







Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, il bombardiere dell'Aeronautica militare statunitense "Enola Gay" lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima.
Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, esclusivamente civili. Il numero delle vittime per radiazioni negli anni seguenti è incalcolabile.
Ancora oggi si tratta del più grande attentato terroristico mai eseguito.
Il presidente Harry S. Truman che ordinò il massacro di civili non è mai stato punito per la strage. I suoi alleati che lo spalleggiarono non sono mai stati puniti per la strage.
Il governo americano, che oggi ha l'arroganza di stabilire quali paesi possono e quali non possono avere la bomba atomica, è di fatto l'unico paese che abbia mai utilizzato questa bomba, per di più su un obiettivo civile.
Oggi in Giappone è giorno di lutto nazionale.