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mercoledì 11 aprile 2012

BLU: la risposta alle illazioni di Rifondazione

CasaPound a Rifonfdazione Comunista:
"voi eravate con Prodi e per lo scippo del Tfr"

CasaPound Italia e Blocco Lavoratori Unitario (Blu)replicano alle dichiarazioni di Rifondazione Comunista (ieri su l'Adige ) a seguito dell'iniziativa svolta dall'associazione in difesa dei lavoratori e contro la riforma del lavoro operata dal Governo Monti.
«Le lacrime di coccodrillo di Rifondazione Comunista sono sin troppo patetiche - scrive in una nota Blu, il sindacato dei lavoratori di CasaPound Italia - ormai Rifondazione strilla con illazioni, mistificazioni e falsità e ci domandiamo da che pulpito venga la predica. Forse il partito comunista dimentica di aver fatto parte del governo dei banchieri del primo ministro Romano Prodi, del ministro dell'economia Padoa Schioppa e del sottosegretario all'economia Massimo Tononi, tutti ex banca d'affari Goldman Sachs, che ha consentito, tra l'altro, lo scippo del trattamento di fine rapporto ai lavoratori – prosegue il Blu – le affermazioni dei comunisti sono pura retorica ideologica con il tipico tocco di ignoranza storica, sproloquiano a proposito di contrattazione nazionale collettiva dimenticando o omettendo che fu proprio il regime fascista con la Carta del Lavoro ad introdurla nel 1927.
E' evidente che i residuati del comunismo sentano tremare la terra sotto i piedi, non rappresentando più nulla né a livello politico né sindacale, e tentano così di pretendere il monopolio della lotta sociale che non riescono più ad esercitare».
Il sindacato Blu conclude così la nota: «Continueremo la battaglia per la giustizia sociale contro l'inaccettabile stangata fiscale ed impediremo che i lavoratori vengano ridotti in schiavitù del governo Monti».
l'Adige 11/04/2012

sabato 3 marzo 2012

Con l'azione all'Arcese nasce BLU - il sindacato di CasaPound


Autotrasporto: "Arcese prende i soldi e scappa in Romania" 
Blitz CasaPound Italia e Blocco Lavoratori Unitario a Riva del Garda 
Striscione e presidio contro 250 licenziamenti e delocalizzazione ‘occulta’ dell’azienda trentina

Riva del Garda, 3 marzo – “Arcese prendi i soldi e scappa… in Romania”. Questo lo slogan sugli striscioni, a firma CasaPound Italia e Blocco dei Lavoratori Unitario, affissi nella notte dinanzi alla Arcese spa, azienda trentina dell'autotrasporto tra le più grandi in Italia che, spiegano l’associazione e il sindacato in una nota, ‘’starebbe per avviare una procedura di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo). Tutto questo mentre non si fermano le assunzioni nelle filiali estere in Slovacchia, Polonia e Romania’’. Nel pomeriggio i militanti di CasaPound Italia, insieme ai lavoratori del Blu, sindacato apartitico alla sua prima iniziativa pubblica, volantineranno per le vie del centro, a Riva del Garda, per denunciare, a partire dal caso Arcese, come ‘’le multinazionali nostrane licenzino lavoratori italiani, si finanziano con soldi pubblici e intanto delocalizzino all'estero’’.
‘’In tutta la vicenda dell’azienda trentina – fanno sapere Blu e Cpi – c’è un ulteriore punto oscuro, che non trova conferme ufficiali ma nemmeno smentite: Arcese, che all'estero gode di sgravi fiscali considerevoli, avrebbe cominciato a cercare personale comunitario, immatricolando molti dei suoi mezzi nei paesi in cui sono state aperte le filiali della società. I camionisti stranieri, per poche centinaia di euro al mese, arriverebbero in Italia con la motrice Arcese slovacca, agganciando un rimorchio italiano e fermandosi a lavorare per settimane nel nostro paese’’.
‘’La politica industriale della provincia dimostra il suo ennesimo fallimento - sottolinea Alessandro Marocchi, coordinatore provinciale di CasaPound Italia Trentino – Arcese, come molte altre imprese multinazionali trentine, ha ricevuto un finanziamento pubblico nel 2009 sotto forma di lease-back per 18 milioni di euro circa, dopo un periodo di grosso ridimensionamento ma ha continuato comunque a soffrire la crisi di settore e la crisi economica. Chiediamo che la società faccia chiarezza sulle sue intenzioni e che vengano tutelati i lavoratori in Italia, con la cessazione immediata della politica provinciale di finanziamento per le imprese che delocalizzano all'estero per sfruttare dipendenti a basso costo”.

Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva del Garda
casapoundriva@yahoo.it





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Rassegna Stampa:

il Trentino 04/03/2012

l'Adige 04/03/2012

A RIVA E ARCO CONTRO ARCESE MANIFESTA CASAPOUND:
 Protesta di CasaPound contro la ditta Arcese: nella notte, gli attivisti hanno collocato, presso gli uffici di Arco, volantini e striscioni che recitano "Prendi i soldi e scappa in Romania", in polemica con l'azienda che - dicono - acquisisce finanziamenti provinciali per ricorrere a manodopera sottopagata dell'est. Con le stesse motivazioni CasaPound ha annunciato per il pomeriggio a Riva del Garda un presidio.

AUTOTRASPORTO: 
"ARCESE PRENDE I SOLDI E SCAPPA IN ROMANIA"
Riva del Garda, 3 marzo – “Arcese prendi i soldi e scappa… in Romania”. Questo lo slogan sugli striscioni, a firma CasaPound Italia e Blocco dei Lavoratori Unitario, affissi nella notte dinanzi alla Arcese spa, azienda trentina dell'autotrasporto tra le più grandi in Italia che, spiegano l’associazione e il sindacato in una nota, ‘’starebbe per avviare una procedura di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo). Tutto questo mentre non si fermano le assunzioni nelle filiali estere in Slovacchia, Polonia e Romania’’. Nel pomeriggio i militanti di CasaPound Italia, insieme ai lavoratori del Blu, sindacato apartitico alla sua prima iniziativa pubblica, volantineranno per le vie del centro, a Riva del Garda, per denunciare, a partire dal caso Arcese, come ‘’le multinazionali nostrane licenzino lavoratori italiani, si finanziano con soldi pubblici e intanto delocalizzino all'estero’’. ‘’In tutta la vicenda dell’azienda trentina – fanno sapere Blu e Cpi – c’è un ulteriore punto oscuro, che non trova conferme ufficiali ma nemmeno smentite: Arcese, che all'estero gode di sgravi fiscali considerevoli, avrebbe cominciato a cercare personale comunitario, immatricolando molti dei suoi mezzi nei paesi in cui sono state aperte le filiali della società. I camionisti stranieri, per poche centinaia di euro al mese, arriverebbero in Italia con la motrice Arcese slovacca, agganciando un rimorchio italiano e fermandosi a lavorare per settimane nel nostro paese’’. ‘’La politica industriale della provincia dimostra il suo ennesimo fallimento - sottolinea Alessandro Marocchi, coordinatore provinciale di CasaPound Italia Trentino – Arcese, come molte altre imprese multinazionali trentine, ha ricevuto un finanziamento pubblico nel 2009 sotto forma di lease-back per 18 milioni di euro circa, dopo un periodo di grosso ridimensionamento ma ha continuato comunque a soffrire la crisi di settore e la crisi economica. Chiediamo che la società faccia chiarezza sulle sue intenzioni e che vengano tutelati i lavoratori in Italia, con la cessazione immediata della politica provinciale di finanziamento per le imprese che de localizzano all'estero per sfruttare dipendenti a basso costo”.

domenica 12 febbraio 2012

CasaPound non scorda


Marocchi: «La nostra comunità ritiene doveroso ricordare»
Le rose di CasaPound in Largo Caduti delle Foibe

RIVA. Come da alcuni anni a questa parte, ieri pomeriggio CasaPound e Blocco Studentesco hanno commemorato, deponendo delle rose, i martiri delle foibe nel luogo loro dedicato al Rione Degasperi. «Mentre in alcuni comuni d’Italia - scrive Alessandro Marocchi, coordinatore rivano e provinciale di CasaPound - si fa strada una nuova ondata di negazionismo strisciante, la nostra comunità ritiene doveroso ricordare con ancora più forza il sacrificio dei nostri connazionali infoibati o costretti ad abbandonare le loro case dalla furia slavo-comunista. Cortei vietati, spazi non concessi, manifestazioni non autorizzate per sedicenti problemi burocratici o di ordine pubblico - sottolinea Marocchi - sono modi per tradire la memoria di quei martiri e un tentativo di ributtare nel dimenticatoio una tragedia su cui il silenzio l’ha fatta da padrone per oltre sessant’anni».

il Trentino 12/02/2012

venerdì 10 febbraio 2012

La verità non può essere infoibata


V edizione della manifestazione virtuale 
promossa da CasaPound, dalle 12 speciale su Rbn

Roma, 9 febbraio – Con un’ora di ‘silenzio’ e il Tricolore listato a lutto in home page, centinaia di siti internet, blog e forum venerdì 10 febbraio, dalle 11 alle 12, ricorderanno le 30mila vittime delle foibe. E’ la quinta edizione della manifestazione virtuale “10 febbraio: io non scordo”, organizzata da CasaPound Italia e Radio Bandiera Nera, in collaborazione con Novopress e No Reporter, nel Giorno del Ricordo. A partire da mezzogiorno, poi, su Rbn (www.radiobandieranera.org) andrà in onda uno speciale dedicato ai tragici eventi che dopo l’8 settembre 1943 colpirono la comunità italiana di Istria, Dalmazia e Friuli-Venezia Giulia: approfondimenti, notiziari, interviste, letture del teatro non conforme e gli interventi dello storico delle foibe Vincenzo De Luca e dello scrittore di famiglia istriana Nicola Antolini per contribuire a ristabilire una verità storica a lungo rimossa, che continua ad essere insabbiata, minimizzata quando non addirittura negata da una fazione ideologica che trova significative sponde anche in ampi segmenti istituzionali e della cosiddetta “vita culturale”.
‘’In un’Italia ammorbata da scandali e moralismo, in cui si impone come accettabile solo una rilettura ‘morbida’ di una delle più grandi tragedie vissute dal nostro popolo; in una terra ai limiti del collasso, in cui nonostante i continui assalti perpetrati alla sovranità da governi tecnici e organismi sovranazionali forze fresche hanno deciso di alzare la testa, non dimenticare è un atto rivoluzionario che intende contribuire a riscattare la memoria tradita delle migliaia di italiani infoibati dalla furia slavo-comunista – si legge in una nota di CasaPound Italia - È scandaloso che a più di mezzo secolo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ricercare e affermare la verità storica sia da più parti considerato alla stregua di un reato d’opinione. È aberrante che i più giovani ignorino, per deficit didattico e talora ostruzionismo di una classe docente ideologizzata, la portata devastante della pulizia etnica perpetrata ai danni della popolazione italiana del Nord-Est, con rastrellamenti, deportazioni, torture ed esodi di massa. Manifesta il tuo dissenso: appuntamento in rete venerdì 10 febbraio alle ore 11 per ricordare agli Italiani che la verità non può essere infoibata e che ‘in un mondo di menzogne, dire la verità è un atto rivoluzionario’’’.

info: 3478057510 

martedì 20 dicembre 2011

Emergenza Nazionale: sciogliere il Partito Democratico



Strage Firenze: CasaPound, no alla mafia 
e agli stupratori seriali, sciogliere il Pd

Roma, 19 dicembre - ‘’No alla mafia e agli stupratori seriali: sciogliere il Pd’’. Questa la proposta del leader di CasaPound Italia Gianluca Iannone in risposta alle ripetute richieste del Partito democratico di ‘mettere al bando’ Cpi dopo la tragedia di Firenze. ‘’Tutti ricordano la storia di Luca Bianchini, il dirigente di un circolo del Pd di Roma che è stato arrestato con l’accusa di essere uno stupratore seriale. Pochi giorni fa, inoltre, il sindaco antimafia di Campobello Messina eletto con l’appoggio del partito democratico è finito in manette come fiancheggiatore di Matteo Messina Danaro, la primula rossa di Cosa Nostra. In entrambi i casi – sottolinea Iannone - stiamo parlando di un rapporto molto più ‘solido’ di quello che legava Casseri a Cpi, eppure nessuno si è sognato di chiedere lo scioglimento del partito di Pierluigi Bersani’’.
‘’E’ vero - evidenzia Iannone -, il Pd non ha mai espressamente appoggiato la mafia o gli stupratori, così come CasaPound non si è mai espressa a favore della xenofobia, non è mai stata accusata di un’aggressione anche solo verbale a uno straniero, né è stata mai implicata in processi che abbiamo a che vedere con la discriminazione razziale. A chi vuole far chiudere CasaPound però questo non interessa: dice che l’humus razzista è comprovato dall’azione di Casseri e che l’azione di Casseri prova che c’è un humus razzista. E allora, applicando al Pd la stessa logica ‘rigorosa’ usata per Cpi, noi diciamo che se ci sono i frutti, ci deve essere anche l’humus, il terreno fertile che quei frutti ha dato: il ‘brodo di coltura’ del Pd’’.

info: 3478057510
www.casapounditalia.org
www.radiobandieranera.org

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...non è che nel PD siano tutti mafiosi o stupratori, è che il PD offre l'humus per certi fenomeni.
Logico.

martedì 13 dicembre 2011

Le risposte di CasaPound Italia sul caso Casseri

 

Firenze: CasaPound Italia, 

immane tragedia della follia, 

quattro persone morte senza motivo

Roma, 13 dicembre - ‘’Gianluca Casseri era un simpatizzante di CasaPound Italia, come altre centinaia di persone in Toscana, e altre migliaia in tutta Italia, alle quali, come del resto avviene in tutti i movimenti e le associazioni e non solo in Cpi, non siamo soliti chiedere la patente di sanità mentale. Casseri non era un militante della nostra associazione, frequentava talvolta la sede di Pistoia e non abbiamo motivo per tenerlo nascosto. Oggi si è consumata una immane tragedia della follia, e quattro persone sono morte senza motivo, ma se è avvenuta vogliamo ricordare che è anche perché questo Stato non è in grado di fornire alcuna protezione e assistenza ai suoi figli più deboli’’. Lo afferma CasaPound Italia in una nota.

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Firenze: CasaPound Italia, 

nel dna di Cpi non è contemplata xenofobia

Roma, 13 dic.  - ''Nel dna di CasaPound Italia la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria, tanto che mai a nessuno di noi è stata contestata una qualche aggravante per motivi razziali, etnici o religiosi. Al contrario, abbiamo provveduto negli anni a sporgere querela contro centinaia di articoli di giornale, comunicati di partito e blog ogni qual volta ci hanno accusato di essere razzisti, omofobi, xenofobi o responsabili di atti di discriminazione violenta''. Lo afferma CasaPound Italia in una nota, ''diffidando chiunque dal mettere in relazione la tragedia della follia che ha provocato quattro morti oggi a Firenze con le attività politiche portate avanti dal movimento''. '

'Sull'immigrazione - spiega Cpi - abbiamo una posizione precisa, razionale, che non apre il varco a fraintendimenti di sorta né a derive violente. Siamo contrari al fenomeno dell’immigrazione di massa, coltello che taglia da entrambi i lati, che sradica e umilia tanto l’ospite che l’ospitante, ma nello stesso tempo, come è nostro costume, lontani dall'idea di trovare facili capri espiatori, partiamo da un dato di realtà e cerchiamo sempre e comunque il confronto, anche con le comunità di immigrati''.

''D'altra parte - aggiunge Cpi - la stessa sede centrale di CasaPound Italia è in piena 'Chinatown' romana, e questo non ha mai provocato problemi di alcun genere. Anzi, proprio con la comunità cinese della Capitale il 19 dicembre abbiamo in programma un incontro pubblico per confrontarci su come si possa collaborare per rendere maggiormente vivibile il quartiere che ci ospita, l'Esquilino. Questo è lo stile di CasaPound Italia, uno stile che talvolta ci ha anche alienato qualche simpatia nel mondo della destra radicale, ma che rivendichiamo con orgoglio, consapevolezza e nessun rimpianto o nostalgia''

info: 3478057510
www.casapounditalia.org
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[TGCOM] Andrea Antonini, 

vicepresidente Casapound Italia a Tgcom24


Andrea Antonini, vicepresidente Casapound a Tgcom24: “Tragedia frutto di insanità mentale”
   
Lui non è militante dell’estrema destra perché noi non siamo di estrema destra e poi non era un militante. Queste le parole del vicepresidente di Casapound Andrea Antonini a Tgcom24, che ha così commentato  quanto accaduto oggi a Firenze. Si era trasferito da poco a Firenze ,come fanno in tanti ha fatto una tessera, noi non chiediamo un certificato di sanità mentale a chi si tessera. Non esistono i presupposti che Casapound alimenti comportamenti xenofobi. La nostra reazione allo stato attuale è più dirottata a vedere le reazioni. Circolano già in rete delle frasi contro di noi che ci preoccupano perché ad oggi sembra che l’intento principale sia quello di creare un mostro. La tragedia è il frutto dell’insanità mentale. Noi chiediamo alla politica di regolare dei flussi migratori ma questo nulla ha a che vedere con quello che è successo oggi. Quanto accaduto è solo il frutto dell’umana follia.  
   
Ufficio stampa Tgcom24

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Casa Pound: ''Casseri un pazzo in una città tollerante''



Il responsabile del movimento fiorentino di destra Saverio Di Giulio risponde telefonicamente alle domande sull'uccisione di due cittadini senegalesi e il suicidio dell'assassino Gianluca Casseri
(intervista di Marzia Papagna)

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Gianluca Iannone intervistato
a "La Crisi in 1/2 Ora" del 13/12/2011

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Lettera al sindaco di Firenze Matteo Renzi 
e all'ambasciatore del Senegal a Roma 

Al sindaco di Firenze Matteo Renzi
e alla comunità senegalese di Firenze tutta,

è con dolore, cordoglio e sgomento che ho accolto ieri la notizia del folle gesto di Gianluca Casseri. Un'azione disperata, da squilibrato, che solo nei fondali più oscuri della psiche umana può trovare le sue insensate motivazioni. Ma di questo si occuperanno altri, più esperti di me nel decifrare i labirinti mentali in cui può perdersi un essere umano.

Quello che invece posso dire, da responsabile provinciale di CasaPound Firenze, è che questo gesto tocca me, la mia comunità cittadina, provinciale, regionale e nazionale, in modo particolarmente vivo e doloroso. Ed è un vero peccato che, anziché racchiuderci tutti in un silenzio di riflessione, qualcuno già straparli di restringere gli spazi di libertà e iniziare una insensata caccia alle streghe.

Voglio essere molto chiaro: CasaPound Italia non ha alcuna responsabilità circa i fatti di ieri. Né politica, né ideologica, né morale. Non c'è nulla, ma proprio nulla, nell'operato e nell'ideologia di CasaPound, che possa ispirare xenofobia e odio per il diverso. Non c'è legame diretto tra la nostra prassi e il delirio di Casseri, ma neanche alcun riferimento indiretto, implicito, ammiccante.

Del resto la nostra storia parla da sola: da anni presente a Roma nel quartiere multietnico della capitale, la nostra sede centrale non ha mai creato alcun problema alle numerose comunità immigrate presenti nel circondario. A tal proposito mi sembra anzi degno di menzione l'incontro – ovviamente in programma da giorni – che lunedì 19 ci vedrà a confronto, sempre a Roma, con la comunità cinese. Del resto non esiste nessun caso (e sottolineo nessuno) di militanti di Cpi ai quali siano state mosse accuse che prevedano l'aggravante della discriminazione razziale. Quanto al nostro impegno per la solidarietà e il volontariato, le lotte contro l'emergenza abitativa, contro il carovita, contro il precariato, sono note. Così come è noto il nostro impegno in Kossovo e in Kenia, per un aiuto concreto alle popolazioni locali. La nostra posizione sull'immigrazione è chiara e serena: si tratta di un meccanismo di sfruttamento che crea una guerra fra poveri in cui a guadagnarci, sulla pelle degli ospitanti e degli ospitati, sono le oligarchie finanziarie. Esattamente ciò che sta succedendo ora.

Tutto questo non può essere cancellato dal gesto di un folle. Che, purtroppo, era uno dei tanti simpatizzanti di Cpi. La sua era un'adesione che non implicava alcun coinvolgimento diretto con la vita quotidiana del movimento. Chiunque può diventare simpatizzante di Cpi, avvicinandoci nei nostri frequenti appuntamenti pubblici, senza che ovviamente venga richiesta da parte nostra una perizia psichiatrica come condizione dell'iscrizione. Gianluca Casseri non era un militante di Cpi: era un tizio solitario che nessuno conosceva bene, solito frequentare tutti gli appuntamenti pubblici genericamente “di destra” che avvenivano dalle sue parti. In passato aveva diretto una rivista di fantasy, “La soglia”, con una discreta diffusione anche negli ambienti della destra istituzionale, e proprio come scrittore aveva proposto quattro o cinque articoli per un nostro sito internet. Articoli di taglio storico-letterario, alcuni persino sui fumetti. Nulla che lasciasse presagire un tale animo tormentato nel loro autore. Gianluca Casseri era – ci sembra ormai evidente, ma nessuno avrebbe potuto sospettarlo prima, almeno dalle brevi e marginali occasioni di contatto con noi – un uomo con problemi psichici molto seri. Il tragico epilogo del suo dramma interiore non ha nulla a che fare con la politica.

La mia opinione, tuttavia, è che la doverosa riflessione su questi fatti venga falsata e strumentalizzata se ad essa si accompagnano frettolose scomuniche che prendendo una scheggia impazzita e criminalizzano tutto un ambiente politico-culturale. Aggiungere odio all'odio non fa bene a nessuno. Non serve, non è giusto. Per questo vi chiediamo – sia pur con i tempi e i modi che voi riterrete più opportuni – la possibilità di un incontro privato o pubblico, al fine di confrontarci con rispetto e, per quanto possibile, serenità.

Saverio Di Giulio
Responsabile per la provincia di Firenze di CasaPound Italia

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Ambasciatore del Senegal a Roma

Signor Ambasciatore,
sono Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia. Mi permetterlo di disturbarLa per esprimerLe, a nome mio e di tutta la comunità umana che rappresento, le più sentite condoglianze per il lutto che ha colpito la vostra comunità in seguito alla strage di Firenze. La prego, inoltre, di estendere il mio cordoglio anche ai familiari delle vittime e all'intera comunità senegalese in Italia. La condanna del folle gesto che ha insanguinato Firenze è, da parte nostra, totale e incondizionata.

Purtroppo, in queste ore, c'è già chi sta cercando di associare a questa terribile tragedia della follia un intero movimento politico, quasi che quest'ultimo fosse l'ispiratore, esplicito o implicito, dell'insano gesto. L'accostamento tra CasaPound Italia e la strage di Firenze, invece, è assurdo e inaccettabile. CasaPound Italia non ha alcuna responsabilità circa i fatti di ieri. Né politica, né ideologica, né morale. Non c'è nulla, ma proprio nulla, nell'operato e nell'ideologia di CasaPound, che possa ispirare xenofobia e odio per il diverso. Non c'è legame diretto tra la nostra prassi e il delirio di Casseri, ma neanche alcun riferimento indiretto, implicito, ammiccante. Quest'uomo, evidentemente malato, era solo un frequentatore occasionale di alcuni nostri incontri pubblici, come del resto accade per altre centinaia di persone in tutta Italia. Nessuno, tuttavia, poteva presagire quanta follia omicida si annidasse nella sua testa.

Del resto la nostra storia parla da sola: da anni presente a Roma nel quartiere multietnico della capitale, la nostra sede centrale non ha mai creato alcun problema alle numerose comunità immigrate presenti nel circondario. A tal proposito mi sembra anzi degno di menzione l'incontro – ovviamente in programma da giorni – che lunedì 19 ci vedrà a confronto, sempre a Roma, con la comunità cinese. Del resto non esiste nessun caso (e sottolineo nessuno) di militanti di Cpi ai quali siano state mosse accuse che prevedano l'aggravante della discriminazione razziale. Quanto al nostro impegno per la solidarietà e il volontariato, le lotte contro l'emergenza abitativa, contro il carovita, contro il precariato, sono note. Così come è noto il nostro impegno in Kosovo e in Kenya, per un aiuto concreto alle popolazioni locali.
Comprendo bene che, in queste ore di rabbia e dolore, alcuni importanti distinguo possano sfuggire. Proprio per questo Le faccio presente fin d'ora che CasaPound Italia è a disposizione per un incontro chiarificatore in cui poterLe portare di persona le nostre condoglianze e spiegarLe cosa è e cosa non è il nostro movimento, quali sono le sue azioni, le sue idee, i suoi programmi e quanto tutto ciò sia lontano da ogni scappatoia xenofoba.

Cordialmente,

Gianluca Iannone
Presidente di CasaPound Italia

giovedì 1 dicembre 2011

CasaPound, Whirlpool nel mirino



Decine di cartelloni a Siena, Trento, Varese e Napoli contro i licenziamenti della multinazionale


Trento, 1 dicembre - "Whirlpool alza il tiro e ti tiene in ostaggio": con questo messaggio in calce CasaPound Italia semina decine di cartelli recanti un mirino puntato sui lavoratori della multinazionale degli elettrodomestici a Siena, Trento, Varese e Napoli attorno agli stabilimenti Whirlpool.


"Con questa azione vogliamo porre l'attenzione nei centri italiani dove l'azienda è maggiormente presente sui tagli al personale che Whirlpool sta operando". Così dichiara Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia in Trentino, che continua spiegando che "circa 1.000 lavoratori italiani, rientranti in un piano di licenziamento a livello mondiale di circa 5.000 uomini, interesseranno altrettante famiglie gettate sul lastrico. A Siena e Napoli già pare si sia deciso l'esubero, a Trento si parla di 70 esuberi 'concertati' ed a Varese si sciopera, CasaPound Italia entra anche in questa lotta a fianco degli operai e della produzione nazionale, dopo le numerose battaglie combattute ad ogni livello territoriale e nazionale”.


La nota di Cpi termina con un avviso: "l'ingordigia delle multinazionali e della grande industria, assommata ai pesantissimi provvedimenti preannunciati dal governo Monti-Goldman Sachs e dall'attacco internazionale contro l'Italia, sta determinando il collasso della settima potenza economica mondiale nonchè seconda manifatturiera europea. La nostra. La difesa del lavoro italiano, delle aziende strategiche a controllo pubblico come Eni, Enel e Finmeccanica e l'acquisto di titoli di Stato da parte di noi italiani diventano un atto di difesa contro espliciti atti di guerra".


Ufficio Stampa CasaPound Italia Trentino
casapoundriva@yahoo.it





lunedì 21 novembre 2011

Festa dell'albero




Ambiente: un albero contro il grigio, 
il dono della Foresta che Avanza ai Comuni italiani
L’azione del gruppo ecologista di CasaPound Italia in numerose città


Riva del Garda, 21 novembre – Un albero per cancellare il grigio dalle nostre città. Nella notte tra il 20 e il 21 novembre i militanti della Foresta che Avanza, gruppo ecologista di CasaPound Italia, hanno donato alberi ai Comuni di numerose città in tutta Italia, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. ”Con tale omaggio, di cui si spera le istituzioni comunali si prendano cura – afferma il responsabile nazionale della Foresta che Avanza Alberto Mereu – vogliamo sottolineare l’inefficienza delle politiche ambientali nel nostro paese, dove il grigio la fa sempre più da padrone a discapito del millenario patrimonio floristico e paesaggistico”. ”Abbiamo scelto il 21 novembre – prosegue Mereu – perché coincide con l’ormai dimenticata ‘Festa dell’albero’ di cui Arnaldo Mussolini fu ideatore oltre ottant’anni fa. Esperto selvicoltore e fervente amante e difensore della patria natura – ricorda Mereu -, Mussolini affermava: "In Italia si deve generalizzare un nuovo convincimento, che io vorrei definire il culto dell’albero, e come tale la propaganda del Comitato Nazionale Forestale può interessare le montagne e le marine, le rupi scoscese e i greti dei fiumi, la pianura, i viali alberati della città e le piantagioni che dovrebbero allinearsi lungo le strade nazionali, le autostrade, i relitti ferroviari e le stesse stazioni fiorite".
"Queste parole, che a distanza di quasi un secolo risultano essere incredibilmente all’avanguardia e sembrano rispondere in maniera esaustiva ai problemi ambientali italiani, sono la motivazione primaria dell’azione dei militanti della Foresta che Avanza – conclude Mereu – Da esse ha principio il filo verde che ancora oggi, in un’Italia sempre più grigia e abbandonata, unisce il nostro gruppo a chi ha lavorato appassionatamente per preservare la vita e la bellezza della nostra terra".



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il Trentino 22/11/2011


l'Adige 24/11/2011

domenica 6 novembre 2011

CasaPound per la nazionalizzazione delle banche


Trento, 31 ottobre – Questa notte, davanti al Palazzo della Provincia e a fianco dell'edificio che ospita il fondo comune delle casse rurali trentine, i militanti dell'associazione CasaPound Italia hanno esposto uno striscione recante la scritta: 'Islanda esempio – Nazionalizziamo le banche'. Nei giorni scorsi si è infatti svolto a Bolzano il summit economico-finanziario tra vari Ministri, politici ed industriali di Italia e Germania, ed anche in quella occasione CasaPound ha manifestato con un presidio per la nazionalizzazione delle banche.


“Auspichiamo che l'Italia e tutti i Paesi d'Europa, seguano il coraggioso esempio dell'Islanda, che quest'anno, per ovviare alla crisi finanziaria che attanaglia gli Stati membri dell'UE, si è liberata dalla dittatura del sistema bancario, tornando padrona della propria moneta”. Questo è quanto affermano Andrea Bonazza e Alessandro Marocchi, rispettivamente coordinatore regionale e responsabile provinciale di CasaPound.


“Già il Ministro Tremonti ha più volte espresso la propria preoccupazione riguardo il signoraggio bancario e le allarmanti conseguenze che ne derivano. Basti prendere come monito la Grecia e gli avvenimenti ad essa connessi che, a macchia d'olio, si stanno espandendo in tutto il continente – concludono i due responsabili - Nazionalizzando le banche crediamo che lo Stato riacquisti il giusto controllo della propria economia, avendo a disposizione maggior libertà nella gestione delle proprie risorse”.




Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva
342/3151297
casapoundriva@yahoo.it
www.casapounditalia.org
www.casapounditaliataa.it

domenica 16 ottobre 2011

I soliti noti, i soliti impuniti.

 
Trentini a Roma: un arresto e due feriti

Ci sono le sirene, a coprire il messaggio che più contava: una telefonata simbolo di una giornata guastata. Dall'altro capo del filo, è il segretario della Filcams Cgil trentina Roland Caramelle che tenta di spiegare. Spiegare come «la partecipazione massiccia e pacifica di tante persone vogliose di riprendersi il futuro sia stata importante». Invano, perché tutto è stato coperto, oscurato, calpestato dalla violenza: tanto che ci sarebbe anche un trentino tra gli arrestati - dodici - dalla polizia nella tarda serata di ieri per gli scontri. Si tratterebbe di uno studente diciassettenne di Arco, fermato in via Emanuele Filiberto per lancio di oggetti e petardi contro la polizia. Oltre a questo, la spedizione trentina conta due feriti lievi, uno ad una mano ed uno alla testa. Entrambi sono comunque rientrati in Trentino regolarmente in serata dopo essere stati medicati all'Umberto I. Violenza che ha avuto il sopravvento su concetti senza colori: quelli del disagio e della voglia di riscatto che quasi 400 trentini hanno voluto esprimere scendendo a Roma ieri con sette pullman. Lo stesso concetto che aveva espresso da Parigi in mattinata anche il futuro presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, uno che di certo non ha le stesse idee di Caramelle, per dire. Eppure il messaggio, contro lo smarrimento di questi lunghi mesi, è più forte delle opinioni di ognuno. Ieri chi era a Roma c'era per gridarlo pacificamente. Ma difficilmente questo grido arriverà. Così come è stato difficile sentirlo arrivare al telefono, coperto dal continuum di sirene. Il fatto è che ieri a Roma c'erano gli indignati, certo: lavoratori, studenti, giovani, meno giovani. Ma c'erano anche gli incivili: bande di scalmanati che hanno messo a ferro e fuoco la capitale, scatenando la reazione degli stessi manifestanti e delle forze dell'ordine. Generando quel caos che - suvvia, si sa come vanno queste cose - sarà l'unica cosa che rimarrà nella memoria di questo 15 ottobre. Cancellando, sovrastando quello che contava. «Per questo sono stati gli stessi partecipanti al corteo che per primi hanno cercato di allontanare, cacciare, isolare questi ragazzi con i caschi e il volto coperto, che con la manifestazione non c'entravano nulla - spiega Tommaso Olivieri , che ha organizzato l'unico dei sette pullman partito da Arco - ma è stato un peccato, perché la gran parte di noi ha dovuto fermarsi al Colosseo: proseguire era impossibile. Abbiamo visto di tutto: auto date alle fiamme, addirittura una casa, fumogeni. Vere e proprie bombe che ci scoppiavano a pochi passi». «Siamo sdegnati - rincara Jacopo Giannini , portavoce del gruppo giovanile di Sinistra ecologia libertà di Trento - perché una minoranza di teppisti organizzati ha rovinato una giornata pacifica con comportamenti inqualificabili, che hanno danneggiato mezzi e cose di cittadini che non avevano nessuna colpa, oltre a scatenare la reazione delle forze dell'ordine e a danneggiare tutti quelli che erano scesi qui per lanciare messaggi precisi con civiltà». «Non credo proprio che chi ha scatenato gli scontri facesse parte del corteo - racconta Stefano Bleggi , del Centro sociale Bruno - dato che le modalità scelte dal coordinamento 15 ottobre e da tutte le altre realtà che hanno aderito a questa giornata per manifestare, erano ben altre. Certo, purtroppo la massa che stava sfilando era davvero imponente, e sta all'intelligenza di ognuno decidere cosa fare e non fare». Bleggi è stato uno dei pochi trentini a Roma che è riuscito a raggiungere piazza San Giovanni: «Quasi tutti sono stati fermati tra i Fori imperiali e il Colosseo, per lo scoppiare degli scontri e le cariche delle forze dell'ordine. Io in piazza San Giovanni ho assistito a reazioni scomposte anche da parte di queste, con mezzi che volutamente sfrecciavano a velocità sostenuta per disperdere la folla, con il rischio concreto di investire qualcuno e senza curarsi del fatto che questa era composta per la maggior parte da manifestanti, e non da violenti». Il problema è proprio che alla fine l'opinione pubblica, non ne ricorderà la distinzione. E anche se l'auspicio della delegazione trentina, mentre dalla stazione metro dell'Anagnina si avvia verso casa, è che non sia così, non ci si illuda: della lotta civile per un futuro migliore si ricorderanno in pochi.
l'Adige 16/10/2011

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Chissà se i signori in questione hanno letto questo:

"Compagn@ tutt@: sapete già che il 15 Ottobre prox 2011 a Roma si terrà la manifestazione contro il sistema, e lo specifico è proprio questo: seppur si siano accodati a cose fatte CGIL e suoi lacchè, l'iniziativa (europea) nasce con spirito sorprendentemente rivoluzionario. Pare che col crollo di tutto ciò che può crollare di organico al sistema capitalista anche i sassi inizino a muoversi. L'occasione è unica; a Roma si troveranno centinaia di migliaia di persone anche se tutti i media di stato censurano e non dicono nulla di ciò. SICURAMENTE le FORZE di POLIZIA ci ATTACCHERANNO anche non dovesse esserci il minimo intento conflittuale (che comunque ci sarà e DEVE ESSERCI da parte nostra): dobbiamo tutti, rivoluzionari di ogni tendenza, comunisti, libertari e tutto/i coloro che saranno lì per rabbia e coscienza del baratro nel quale ci vogliono gettare DEFINITIVAMENTE, COMBATTERE !!!!! Non come a Gneova nel 2001 ! Non come il 14 Dicembre 2010 ! Non dobbiamo fermarci ! Portare con se' di "tutto" per PRENDERE e TENERE la 'PIAZZA' ! Se ci accoppano dei compagni non paralizziamoci, non diamo in isterismi ma rispondiamo colpo su colpo ! La forza della disperazione può vincere i mercenari del capitale. 10mila guardie non possono fermare 40mila ribelli ! Non scomodiamo Napoleone che rammenta: "qualunque sia la disparità delle forze in campo in favore di una forza piuttosto che l'avversa, esiste sempre un fattore X di incognita: la morale e lo spirito dei combattenti, la coscienza di difendere la ragione." Diffondete. Dobbiamo creare un governo provvisorio popolare. Sembra impossibile, ma la Storia è ancora da scrivere. NON UN PASSO INDIETRO ! I compagni di ogni dove si stanno preparando per il 15: i compagni della ValSusa (onore a loro), gli operai, gli studenti, gli emarginati di sempre... ma non cadiamo nella retorica... COMBATTERE !"


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Indignati: CasaPound Italia, black bloc 
alibi per proteggere soliti impuniti
Iannone, la prossima volta anche noi in piazza per manifestare e difendere Roma

Roma, 16 ottobre – ‘’I black bloc non esistono, sono l’ennesimo alibi di chi si ostina a voler proteggere i soliti noti. A distruggere la città, a incendiare macchine di cittadini indifesi, a trasformare 20 metri cubi di sampietrini in proiettili sono stati gli stessi che il 28 ottobre del 2008 hanno impunemente messo a ferro e fuoco piazza Navona per difendere le ragioni dell'antifascismo militante contro il Blocco studentesco; gli stessi che hanno incendiato cassonetti e devastato il centro di Palermo per impedire la presentazione del libro di Domenico Di Tullio ‘’Nessun dolore, una storia di CasaPound’. Gli stessi che hanno devastato Cuneo e ferito gravemente un nostro responsabile per scongiurare l’apertura di una sede di Cpi e che ogni giorno aggrediscono i nostri militanti nelle Università di mezza Italia per impedirgli di fare politica. Sono quelli che fanno i cortei scortati dalla polizia e che arrivano a Roma in pullman con de Magistris’’. Lo afferma in una nota il presidente di CasaPound Italia Gianluca Iannone.

‘’Il signoraggio, l’usura, l’emergenza casa, il precariato sono i problemi del paese, e non da ora - aggiunge Iannone - Sono gli stessi problemi contro cui il nostro movimento si batte da anni in una beata solitudine. Eppure il governatore uscente della Banca d’Italia, pur condannando gli episodi di violenza, ha ritenuto di esprimere solidarietà e comprensione ai cosiddetti indignati. Il fatto che Draghi offra ‘protezione’ a questi 'ragazzi' la dice lunga su chi ci sia dietro queste scene di follia collettiva. Quanto a noi, che ogni giorno lottiamo nelle strade, nelle scuole e nelle università di tutta Italia per affermare questi principi, ieri in piazza non c’eravamo, ma la prossima volta indiremo una contromanifestazione contro le banche, l'usura e i ladri di futuro e per difendere la nostra città''.

info: 3478057510
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CasaPound distribuisce pane contro il carovita

il Trentino 16/10/2011


Il pane regalato da CasaPound 
Manifestazione contro il carovita in viale Dante 

 RIVA. Con l’aumento dell’Iva imposto dalla manovra di governo, anche i generi di prima necessità sono diventati più cari. Colpendo indiscriminatamente tutti, ma proprio per questo più pesantemente le fasce di reddito più deboli. Per denunciare politica che impoverisce chi già è povero, azione simbolica di CasaPound. Ieri mattina in un banchetto allestito in viale Dante gli attivisti del gruppo rivano hanno distribuito 50 chili di pane, proveniente da un forno locale. E assieme hanno diffuso il proprio pensiero su come affrontare una crisi generata dagli errori di una classe politica che negli anni ha indebitato il Paese. Tra le proposte, calmierare il prezzo di alcuni beni primari sulla base di accordi tra grande distribuzione e amministrazioni locali; tassare i prodotti alimentari base con Iva ridotta al 4 per cento; incentivare la filiera corta e il «chilometri zero».

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l'Adige 16/10/2011



Viale Dante, il pane arriva fresco 
con i ragazzi di «Casa Pound» 

Hanno portato 50 chili di pane in viale Dante, distribuendoli ai rivani di passaggio. Una risposta concreta, simbolica ma non troppo, al caro vita di questi tempi. Ma i ragazzi di «Casa Pound» hanno fatto di più. Distribuendo, oltre a spaccatine e rosette preparate da un forno della zona, anche un vademecum con alcuni consigli utili per risparmiare realizzato in collaborazione con l'Unione nazionale consumatori. La spesa si fa con un elenco preciso, frutta e verdura nei mercati a fine mattinata, detersivi nei discount. Non badare alle marche famose né alla posizione dei prodotti negli scaffali (guardate sempre in basso). Bene le promozione, ma controllando comunque il prezzo al chilo. Verificare le date di scadenza. Salumi e formaggi al banco costano meno di quelli già confezionati così come caffé, latte, pasta, legumi secchi là dove venduti sfusi.

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CASAPOUND, IN PIAZZA PER LA III EDIZIONE DI 'AUTUNNO CONTRO IL CARO VITA'


Riva del Garda, 15 ottobre – Si è svolta questa mattina l’iniziativa contro il caro vita organizzata dall’associazione CasaPound Italia, con la distribuzione di 50 kg di pane proveniente da un forno del territorio.

“La nostra iniziativa ha riscosso molto successo tra i cittadini, molto sensibili al tema della crisi finanziaria ed economica che anche l'Italia sta affrontando”. Ha dichiarato in una nota Alessandro Marocchi, responsabile di CasaPound Italia Riva.

“Tra le misure anti crisi che il governo ha deciso di intraprendere, nel tentativo di far fronte all’enorme debito pubblico, c'è l' aumento dell’IVA dal 20 al 21%. Questo significa che i prezzi tenderanno a salire, soprattutto quelli dei beni di prima necessità – prosegue Marocchi - Gli italiani stanno pagando quotidianamente gli errori commessi da una classe politica che ha indebitato il Paese”.

CasaPound Italia propone alcune azioni possibili per combattere il 'caro vita', tra cui: calmierare il prezzo di alcuni beni primari sulla base di accordi tra grande distribuzione e amministrazioni locali; tassare i prodotti che fanno parte dell’alimentazione base (carne, pesce, latticini, pane, ecc..) con IVA ridotta al 4%; incentivare il chilometro zero e la filiera corta; investire sulla produzione nazionale.


Alessandro Marocchi
Responsabile provinciale CasaPound Italia

342/3151297 (numero ufficio stampa )





giovedì 22 settembre 2011

Due militanti di CasaPound vittime di un aggressione.

IL COMUNICATO INTEGRALE DI CASAPOUND 



CASAPOUND:”IL MILITANTE DI CASAPOUND HA REAGITO SOLO PER DIFENDERSI. FALSA L'ACCUSA DI DISCRIMINAZIONE” 


Riva del Garda, 21 settembre – CasaPound Italia interviene a proposito degli eventi che hanno coinvolto due suoi militanti e che ieri hanno sostenuto la prima udienza del processo davanti al giudice di pace. In riferimento all'articolo di ieri de l'Adige, CasaPound Italia rileva come non siano state rispettate innanzitutto le disposizioni della Procura in merito alla pubblicazione dei dati anagrafici dei 'denunciati a piede libero', i cui nominativi vanno riportati con le iniziali. Per questo motivo CasaPound verificherà l'opportunità di interventi legali per eventuale diffamazione mezzo stampa.

CasaPound Italia sottolinea inoltre la parzialità con cui si sono presentati i fatti giacché è stata completamente omessa l'imputazione del ragazzo marocchino Hamid E.B accusato formalmente dalla Procura della Repubblica di Rovereto dei reati penali di “minaccia” e “lesioni personali”, per l'aggressione ai danni della persona di M.G. L'imputato Hamid E.B, sulla cui moralità CasaPound invita la cittadinanza ad informarsi, a seguito delle lesioni cagionate a M.G avrebbe pronunciato le seguenti espressioni:”...Vieni fuori. Vieni fuori che la risolviamo...” in seguito brandendo in mano una bottiglia di vetro, “...vi ammazzo...vi ammazzo tutti”. Secondo CasaPound non corrisponde a verità il fatto che i ragazzi M.G e M.N, avrebbero scagliato un bicchiere di vetro ai danni di Hamid E.B, è invece vero che quest'ultimo ha aggredito fisicamente la persona di M.G, che ha reagito fisicamente con prontezza a tale atto di violenza, del tutto inaspettato e immotivato, al solo scopo di difendersi. Per CasaPound l'accusa di discriminazione infine ai danni di M.G è mendace e risulta quanto mai pretestuosa.

“Per dovere di cronaca – commenta in una nota Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia - M.G lo scorso anno è partito per una missione umanitaria in Birmania per trascorrere un mese nella jungla presso cliniche mediche e sostenere la cura dei bimbi del popolo Karen, e ci ritornerà a gennaio del prossimo anno. L'accusa di discriminazione da parte dell'avvocato Ballardini, il quale ha voluto definire 'abbronzato' il suo assistito durante l'udienza, si commenta da sola”.

“C'è una precisa volontà di aizzare gli animi ai danni dei nostri ragazzi e della nostra associazione – prosegue Marocchi – constatiamo solo il dato oggettivo che il legale di Hamid E.B è l'avvocato Ballardini appartenente all'A.N.P.I e quindi ad una precisa fazione politica che ha deciso di portare avanti questa causa che non ha in realtà alcuna motivazione politica”.

“CasaPound Italia – conclude Marocchi - ribadisce la propria estraneità agli episodi di violenza, condannando qualsiasi manifestazione di illegalità e di discriminazione. Verifiche di interventi legali verranno operate anche nei confronti di chi, tra gli appartenenti e simpatizzanti dell'A.N.P.I e del Centro Sociale Bruno su facebook, come P.P, commenta la notizia de l'Adige di ieri con affermazioni del tipo 'tutti impiccati se fosse per me' o come lo stesso profilo del Csoa Bruno che afferma “bello sapere i nomi”.

Ufficio Stampa CasaPound Italia Riva del Garda 
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Marocchi: «Nessuna discriminazione» 
«Casa Pound è contro ogni violenza, 
i nostri militanti sono stati aggrediti» 

RIVA - CasaPound interviene a proposito degli eventi che hanno coinvolto due suoi militanti che lunedì hanno sostenuto la prima udienza del processo davanti al giudice di pace. Per loro l'accusa è lesioni personali, ma se la richiesta della parte lesa dovesse essere accolta dal giudice, scatterebbe anche l'aggravante della discriminazione razziale. «CasaPound - scrive l'associazione trentina - rileva come non siano state rispettate innanzitutto le disposizioni della Procura in merito alla pubblicazione dei dati anagrafici dei "denunciati a piede libero", i cui nominativi vanno riportati con le iniziali. E sottolinea inoltre la parzialità con cui si sono presentati i fatti giacché è stata completamente omessa l'imputazione del ragazzo marocchino accusato dalla Procura dei reati penali di "minaccia" e "lesioni personali", per l'aggressione ai danni di uno dei due militanti». Secondo Casa Pound sarebbe stato il giovane immigrato ad alzare le mani per primo, fino a brandire in mano una bottiglia di vetro e minacciare i presenti. Secondo Casa Pound non corrisponde a verità il fatto che i rivani avrebbero scagliato un bicchiere di vetro contro il coetaneo marocchino, «è invece vero che quest'ultimo ha aggredito fisicamente» uno dei due giovani il quale «ha reagito fisicamente con prontezza a tale atto di violenza, del tutto inaspettato e immotivato, al solo scopo di difendersi». Per CasaPound inoltre «l'accusa di discriminazione è mendace e risulta quanto mai pretestuosa». Così commenta Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia: «Il nostro militante lo scorso anno è partito per una missione umanitaria in Birmania presso cliniche mediche e sostenere la cura dei bimbi del popolo Karen, e ci ritornerà a gennaio del prossimo anno. L'accusa di discriminazione da parte dell'avvocato Ballardini, si commenta da sola. CasaPound ribadisce la propria estraneità agli episodi di violenza, condannando qualsiasi manifestazione di illegalità e discriminazione». L'associazione intende anche verificare la possibilità di azioni legali contro quanti, sui social network, avrebbero secondo Casa Pound commentato la notizia della prima udienza rivana con toni offensivi o minacciosi. Occorre distinguere, però, tra denuncia a piede libero e processo pubblico, a porte aperte, con tanto di albo a tutti accessibile. La tutela per l'indagato si ferma - salvo rarissimi casi, ad esempio quando sono coinvolti minori - con l'avvio di un processo che è pubblico per volontà del legislatore. Lì le parti sono in grado di difendersi da sole e il cronista deve solo riferire fedelmente quanto accade. È stato fatto anche in questa circostanza. Quanto alle imputazioni a carico della controparte esse fanno parte, ovviamente, di tutt'altro procedimento. (d.p.)
l'Adige 22/09/2011 




venerdì 26 agosto 2011

La verità ti fa male

l'Adige 26\08\2011

«Blitz» CasaPound, il Comune farà delle verifiche legali

DRO - L'amministrazione comunale di Dro minaccia azioni legali, non escludendo di far verificare il contenuto non solo dello striscione («L'erba del Comune è sempre più verde»)esposto presso il municipio ma anche il testo del volantino che ha accompagnato il «blitz» degli attivisti di «CasaPound». «Ci preme sottolineare - si legge in una nota dell'amministrazione - in ordine a quanto apparso sui giornali nella giornata di mercoledì 24 agosto, il cattivo gusto del gesto, disinformativo e per nulla educativo i cui contenuti ci riserviamo in ogni caso di far verificare in sede legale». L'avvertimento pubblico non potrebbe essere più chiaro: «Diffidiamo "Casa Pound" dall'associare l'istituzione comunale ad episodi di cronaca nera o a delle vicende penali che riguardano singole persone». «Va detto - prosegue il documento - che Dro è da molto tempo un esempio virtuoso di adeguate politiche sociali, portate avanti con determinazione da questa amministrazione comunale. In questa logica le associazioni cui il comune concede l'utilizzo di spazi sono una ventina circa, tra bande, comitati, associazioni di solidarietà, musicali e sportive, gruppi e circoli della terza età. Tra queste anche l'associazione "Bas" ( la sede nella foto ) nata nel 2006 a seguito di una serie di incontri con giovani del comune che manifestavano la volontà di vivere un' esperienza associativa con precisi finalità di prevenzione del disagio giovanile». L'iniziativa era servita per creare«un contesto sociale che ha di fatto tolto molti ragazzi dalla strada permettendo loro di crescere sia sul piano sociale che personale. Grazie anche al piano giovani di zona, molte delle nostre associazioni si trovano oggi a presidiare forme di quell'emarginazione giovanile, rischio sempre presente in ogni comunità». «Un mondo di associazioni giovanili (tra cui Bas, Sonà) - osserva in conclusione l'estensore del comunicato a nome dell'amministrazione - vivo e propositivo quindi, che non può, in ogni caso a tutt'oggi, essere messo in relazione alle note vicende investigative in corso. Il tema è dunque delicato e va affrontato con serietà e prudenza. Per chiudere, se invece che alla bassa speculazione politica "Casa Pound" fosse più attenta alle reali esigenze delle fasce giovanili delle nostre comunità, potrebbe mettersi al servizio di migliori cause».




il Trentino 26\08\2011

«Striscione di cattivo gusto»

Il Comune di Dro risponde piccato a CasaPound

DRO. Com’era preventivabile, l’amministrazione comunale di Dro non ha gradito lo striscione (“L’erba del Comune è sempre più verde”) piazzato con tanto di finto mercatino della droga davanti al Municipio da parte di attivisti di Casa Pound a commento del presunto legame tra centro sociale droato e spaccio di stupefacenti.
«Ci preme sottolineare - scrive la giunta in una nota - il cattivo gusto del gesto, disinformativo, per nulla educativo e i cui contenuti ci riserviamo di far verificare in sede legale. Pertanto diffidiamo “Casa Pound” dall’associare l’istituzione comunale a episodi di cronaca nera o a vicende penali che riguardano singole persone». Dopo aver sottolineato che Dro è esempio virtuoso di politiche sociali («con molte delle nostre associazioni - Bas, quella “incriminata”, compresa - che si trovano oggi a presidiare forme di emarginazione giovanile»), Fravezzi e i suoi assessori affermano che il mondo associativo giovanile della zona «non può in ogni caso a tutt’oggi essere messo in relazione alle vicende investigative. Il tema è dunque delicato e va affrontato con serietà e prudenza: se invece che alla bassa speculazione politica Casa Pound fosse più attenta alle reali esigenze delle fasce giovanili delle nostre comunità, potrebbe - conclude il comunicato - mettersi al servizio di migliori cause».


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Innanzitutto questi individui dovrebbero pensare a come controllare le loro di stanze invece di spendere tempo e denaro in legali.
Comodo inoltre spostare l'attenzione su CP quando il problema (peraltro evidenziato in tutte le testate locali) del giro di droga che avveniva nelle sale comunali non è certo di CP.
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La Replica di CasaPound Italia:

DRO, 26 Agosto – CasaPound Italia replica per mezzo del suo segretario alle dichiarazioni del sindaco di Dro riguardo i fatti che hanno coinvolto l’associazione “Bas”.
“Le reazioni dell’amministrazione di Dro sorprendono. – scrive Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia – E’ probabile che il signor sindaco non si renda conto della gravità di quanto accaduto. Un membro del direttivo dell’associazione “Bas” è stato trovato dai carabinieri con le “mani nella marmellata”. All’associazione il comune ha concesso uno spazio pubblico che ultimamente veniva utilizzato anche per lo smercio di sostanze stupefacenti, da quanto risulta dalle intercettazioni ambientali degli inquirenti.”.”Affermare che vi saranno delle verifiche legali per la nostra azione è alquanto esilarante in questo momento – prosegue Marocchi – Questo è un atteggiamento tipico da politicanti: fare i garantisti con i propri e i giustizialisti con gli altri. Se lo scandalo accade tra le proprie fila l’errore è del singolo, se capita agli avversari sono tutti colpevoli”. “Il punto qui è che il comune ha dato la fiducia della cittadinanza a persone che sfruttavano spazi pubblici per spacciare – conclude Marocchi – Invitiamo il signor sindaco e la sua giunta a fare autocritica anziché attaccare la nostra associazione e a preoccuparsi maggiormente del bene comune”.

lunedì 22 agosto 2011

L'erba del Comune è sempre più verde











Dro, 22 agosto – Pochi giorni fa venivano arrestati per spaccio di stupefacenti un tunisino sbarcato recentemente da Lampedusa, due ragazzi di Rovereto e un ragazzo ventenne di Dro. Quest’ultimo fa parte del direttivo dell’associazione “Bas”, a cui l’amministrazione comunale droata ha concesso in comodato gratuito un locale pubblico per svolgere progetti nell’ambito del settore giovanile. I carabinieri nelle loro indagini hanno appurato che all’interno del centro giovanile gestito dall’associazione avvenivano scambi di droga e che lo spazio durante la perquisizione versava in condizioni di evidente degrado.

CasaPound Italia vuole denunciare una situazione di clientelismo che spesso si riscontra nella nostra provincia. “Quello che intendiamo condannare in questa vicenda non è tanto lo spaccio di droga, atto deprecabile di per sé, quanto invece quello che appare evidente come l’ennesimo sistema di gestione amministrativa che favorisce gli “amichetti” - dichiara Alessandro Marocchi, responsabile provinciale di CasaPound Italia – Il metodo è semplice: l’amministrazione concede ai soliti soggetti e agli amici degli amici finanziamenti e spazi in cambio di voti o altre prestazioni senza occuparsi dell’utilità effettiva di queste scelte che spesso si rivelano essere discriminanti e senza badare alla credibilità dei personaggi a cui si rivolgono questi benefici. “
“In questo caso chi aveva il dovere di controllo sull’operato dell’associazione “Bas” non ha vigilato e la mala amministrazione è emersa alle cronache solo grazie ad un episodio di droga – continua Marocchi – Questo sistema è inaccettabile e quantomeno ridicole si mostrano le dichiarazioni di chi afferma che l’associazione non aveva mai dato problemi e che tamponava il disagio giovanile.
Ebbene ora si conosce anche come, ed alla giunta di Dro questo sembra far piacere”.

Questo pomeriggio i militanti di CasaPound hanno compiuto un blitz in centro a Dro, affiggendo uno striscione all’ingresso del municipio e predisponendo in piazza un finto mercato della droga autorizzato dal comune. “Con questa azione - conclude Marocchi - vogliamo spingere l’amministrazione di Dro a prendere provvedimenti chiari ed immediati affinché la gestione degli spazi e dei finanziamenti si ispiri a criteri di reale interesse sociale, di trasparenza, e di merito ."


Alessandro Marocchi
Responsabile Provinciale CasaPound Italia

casapoundriva@yahoo.it
www.casapounditalia.org


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Rassegna stampa:


il Trentino 24\08\2011



Spaccio a Dro, burla in municipio
Striscione di CasaPound: «L’erba del comune è sempre più verde»

Dall’associazione anche una severa condanna del «sistema di gestione che favorisce gli “amichetti“ e poi non vigila»

DRO. Il commento di CasaPound alla notizia che il centro sociale giovanile di Dro, secondo i carabinieri, sarebbe punto di ritrovo e spaccio di sostanze stupefacenti, non poteva che essere severo. Ma la condanna di un certo “clientelismo” a favore degli “amichetti” (i locali del centro sono proprietà del Comune) espressa in un comunicato dall’associazione, dichiaratamente di destra, è sdrammatizzata dalla burla messa in atto dalla stessa ieri pomeriggio. Con un blitz i militanti hanno affisso davanti al municipio di Dro uno striscione con la scritta «L’erba del comune è sempre più verde».
Sotto lo striscione, alcuni finti pani di droga. «Vogliamo spingere l’amministrazione di Dro - spiega Alessandro Marocchi - a prendere provvedimenti chiari e immediati». Per il responsabile provinciale di CasaPound la gestione degli spazi e dei finanziamenti pubblici «deve ispirarsi a criteri di reale interesse sociale, di trasparenza e di merito». «Quello che intendiamo condannare in questa vicenda - aggiunge Marocchi - non è tanto lo spaccio di droga, atto deprecabile di per sé, quanto invece quello che appare evidente come l’ennesimo sistema di gestione amministrativa che favorisce gli “amichetti”. Il metodo è semplice: l’amministrazione concede ai soliti soggetti e agli amici degli amici finanziamenti e spazi in cambio di voti o altre prestazioni senza occuparsi dell’utilità effettiva di queste scelte che spesso si rivelano essere discriminanti e senza badare alla credibilità dei personaggi a cui si rivolgono questi benefici. In questo caso chi aveva il dovere di controllo sull’operato dell’associazione “Bas” non ha vigilato e la mala amministrazione è emersa alle cronache solo grazie ad un episodio di droga. Questo sistema è inaccettabile e quantomeno ridicole si mostrano le dichiarazioni di chi afferma che l’associazione non aveva mai dato problemi e che tamponava il disagio giovanile».


l'Adige 24\08\2011


Dro Rimosso lo striscione di CasaPound.
L'amministrazione: «Provocazione di pessimo gusto»
Bas, Marocchi attacca : «Favori agli "amichetti"»

DRO - Lo slogan è perfino «divertente»: «L'erba del Comune è sempre più verde». La sostanza delle accuse, cioè una sorta di clientelismo associativo, lo è decisamente meno. Tanto che Patrizia Angeli, consigliere con delega alle politiche giovanili del Comune di Dro, taglia corto: «È una provocazione di pessimo gusto. Non c'è alcun privilegio per chicchessia». L'azione dimostrativa, un blitz di pochi minuti accompagnato dalla collocazione di alcuni volantini, è stata portata avanti da 4 attivisti del movimento CasaPound, collegato alla destra, a proposito dell'operazione antidroga condotta dai Carabinieri che aveva portato all'arresto di un giovane di Dro ed alla perquisizione della sede dell'associazione Bas, di cui il ragazzo faceva parte. «Quello che intendiamo condannare in questa vicenda - scrive il responsabile provinciale di CasaPound Alessandro Marocchi - non è tanto lo spaccio di droga, atto deprecabile di per sé, quanto invece quello che appare evidente come l'ennesimo sistema di gestione amministrativa che favorisce gli "amichetti"». «Il metodo è semplice - insiste - L'amministrazione concede ai soliti soggetti e agli amici degli amici finanziamenti e spazi in cambio di voti o altre prestazioni senza occuparsi dell'utilità effettiva di queste scelte che spesso si rivelano essere discriminanti e senza badare alla credibilità dei personaggi a cui si rivolgono questi benefici». «Non ci sono favoritismi di sorta - replica Angeli - La sede è chiusa e siamo in attesa della relazione dei Carabinieri e degli sviluppi». Il giorno dopo l'esplosione del «caso», il sindaco Vittorio Fravezzi aveva spiegato che il progetto legato all'associazione giovanile aveva dato buoni risultati ed anche che la sede era stata più volte oggetto di sopralluoghi. A sollecitarne la chiusura all'amministrazione era stato lo stesso 23enne Luca Bombardelli, presidente del sodalizio droato che conta oltre cento soci. «Chi aveva il dovere di controllo sull'operato dell'associazione "Bas" non ha vigilato e la mala amministrazione è emersa alle cronache solo grazie ad un episodio di droga - rincara però Marocchi - Questo sistema è inaccettabile e quantomeno ridicole si mostrano le dichiarazioni di chi afferma che l'associazione non aveva mai dato problemi e che tamponava il disagio giovanile. Ora si conosce anche come, ed alla giunta di Dro questo sembra far piacere».