giovedì 1 marzo 2012

Il genio all'improvviso


Anziani? Una risorsa per i giovani 

"Gli anziani sono una risorsa anche per i giovani che devono affrontare la crisi". Lo ha detto il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Bruno Dorigatti, nel corso della premiazione del concorso 2012 "Il tempo dei giochi e i giochi di un tempo" promosso dall'Upipa. Dorigatti ha firmato anche un appello dal titolo "Insieme per invecchiare bene", manifesto che pone al centro la qualità della vita e dei rapporti umani nella tarda età.
Dorigatti ha sottolineato che manifestazioni come queste sono importanti "perchè permettono di recuperare il valore degli anziani, il valore della memoria che ci consente di affrontare con più forza le sfide, anche quella che ci è imposta dalla crisi che stiamo vivendo. Perchè gli anziani possono raccontare ai giovani le difficoltà che incontrarono dopo le distruzioni della guerra, la fatica di uscire dalla povertà e quindi dar loro forza".

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C'avete eliminato le pensioni, c'avete tolto la possibilità di comprere casa, c'avete tolto il lavoro fisso, anzi c'avete proprio tolto il lavoro, c'avete rubato il futuro. 
Tranquilli che i giovano il loro spazio se lo prendono a costo di prendervi tutti a calci in culo.

lunedì 27 febbraio 2012

Arcese delocalizza con i soldi pubblici



Arcese licenzia in Italia, assume in Romania 
e prende soldi pubblici 

A lanciare l'allarme sono i sindacati: Arcese, azienda trentina dell'autotrasporto, una delle più grandi in Italia, licenzia circa un quarto dei dipendenti italiani mentre usufruisce di aiuti pubblici e, soprattutto, mentre assume in Romania. L'azienda, che dovrebbe chiudere il terzo bilancio in rosso, per ora non commenta, né parla la Provincia di Trento. Ma intanto il Senato aiuta il settore del trasporto su gomma a non subire la concorrenza di quello su rotaia.

L’allarme è partito pochi giorni fa dal responsabile del Sindacato di Base Multicategoriale di Trento, Fulvio Flammini: Arcese Trasporti Spa, con sede ad Arco (Trento) una delle più grandi società italiane di autotrasporto, guidata da Eleuterio Arcese, presidente di Anita (associazione di categoria aderente a Confindustria), «ha avviato lo scorso 30 gennaio le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo, nda)».

Consapevole che la crisi del settore è forte, Flammini ha tuttavia sottolineato almeno tre aspetti peculiari dell’iniziativa: «Ci sono voluti 20 giorni perché, indirettamente, venissimo a sapere che Arcese – seguendo la normativa che prevede che in caso di richiesta di mobilità l’azienda convochi solo le sigle firmatarie del contratto nazionale – aveva, per avviare la procedura, già incontrato due volte a Roma (8 e 17 febbraio) i responsabili di Cgil, Cisl e Uil. Che evidentemente non hanno ritenuto opportuno comunicare alla totalità dei dipendenti che un quarto di loro rischia il licenziamento». Un comportamento dei sindacati maggiori che Flammini riconduce ai dissidi fra le associazioni dei lavoratori in seno ad Arcese: «Sono mesi che, insieme agli altri sindacati di base (Slai Cobas e Confederazione Cobas) cerchiamo di eleggere le Rsu, subendo il boicottaggio della “triplice”, che, consapevole di essere minoritaria, continua a ostacolare la nomina».

Giuseppe La Pietra, responsabile provinciale di Fit Cisl (la sezione del sindacato dedicata ai trasporti) ha replicato a Flammini, sostenendo che «non è stato comunicato nulla per il semplice fatto che l’azienda non ha presentato un preciso piano di impresa: non avendo dati certi, non potevamo dare notizia di alcunché, anche perché la procedura di mobilità non è stata da noi accettata e non è partita. Nel secondo incontro, quindi, il tavolo è saltato e adesso aspettiamo una convocazione dal Ministero, dopo che la Provincia non ci ha invitato al vertice organizzato con l’azienda (il 21 febbraio, nda)».

Il rapporto fra la Provincia di Trento – nello specifico rappresentata dall’assessore all’Industria Alessandro Olivi – e Arcese è proprio il secondo aspetto peculiare evidenziato da Flammini, ricordando l’operazione di leaseback con cui l’ente nel 2009 comprò da Arcese per 18,6 milioni di euro un’area di 47mila mq per poi riaffittarla all’azienda. Come ricordato dalla Provincia stessa (pag.45), l’operazione mirava allo sviluppo del traffico su rotaia e vincolava l’azienda a mantenere 791 dipendenti nelle sue sedi in provincia di Trento. «Sorvolando sulle modalità con cui si è mascherato un contributo pubblico ad un’azienda del territorio in crisi, questa è la ragione» ha commentato Flammini «per cui chiediamo innanzitutto che la Provincia faccia pressione perché Arcese, prima della mobilità, faccia richiesta di misure più idonee a garantire la salvaguardia del lavoro, come ad esempio la cassa integrazione straordinaria (fra una settimana terminerà quella ordinaria per 168 dipendenti, nda), e secondariamente che pretenda da Arcese la restituzione dei 18,6 milioni, essendo venuta meno la clausola del mantenimento dell’occupazione. Se ciò non avverrà denunceremo il fatto alla procura competente e poi ci rivolgeremo anche all’Inps per le ‘strane’ casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti».

Il riferimento alla procedura di cassa integrazione ordinaria in essere, avviata due anni fa, chiama in causa il terzo punto oscuro della vicenda. Sia Flammini che il collega Antonio Mura (in un’intervista al Trentino), infatti, hanno affermato che, a fronte dei tagli operati da Arcese da tre anni a questa parte nella forza lavoro italiana, soprattutto fra gli autisti, la società avrebbe cominciato a cercare e ad assumere personale comunitario, ma proveniente da paesi esteri (Slovacchia e Romania in particolare), immatricolando molti dei suoi mezzi in paesi in cui sono state aperte apposite filiali (l’ultima in Romania). Il che stonerebbe con i soldi che il contribuente (attraverso l’Inps) spende per pagare il personale di Arcese in cassa integrazione.

Difficile naturalmente trovare conferme ufficiali a tale pratica. Certo che a farsi un giro fra i forum dei camionisti rumeni e i siti di annunci di offerte di lavoro a Bucarest e dintorni parrebbe che presso Arcese Transport Srl (società di diritto rumeno con sede a Cluj) le assunzioni siano fioccate, anche in tempi recenti (si veda ad esempio qui, qui e qui).

L’azienda – che dovrebbe chiudere il terzo bilancio negativo di fila (-16,8 milioni di euro nel 2009 e -19,6 l’anno dopo) con un fatturato in calo (circa 250 milioni contro i 288 del 2010) – ha per ora mantenuto il riserbo: «Preferiamo non commentare. Stiamo cercando di uscire da questa situazione tutelando il più possibile i dipendenti e un gruppo che dà lavoro non a 250 persone, ma a 4mila» ha commentato Aurora Arcese. Nonostante un giorno e mezzo di approcci con il suo ufficio stampa l’assessore Olivi non ha invece trovato il tempo di rispondere alle nostre domande e di fornire un resoconto del meeting con l’azienda.

A proposito di politiche per l’intermodalità e dello switch dalla gomma alla rotaia, è curioso (quanto forse intempestivo), infine, che proprio Anita abbia diffuso questo comunicato: «La Commissione Esteri del Senato ha votato un provvedimento che conferma la volontà dell'Italia di escludere le infrastrutture per il trasporto dall'accordo internazionale che tutela il sistema ambientale alpino. Siamo soddisfatti che il Senato abbia confermato la decisione assunta dalla Camera nel 2010, sostenuta dal precedente Governo e dalla Consulta generale per l’autotrasporto e la logistica. Si tratta di un risultato importante che auspichiamo venga approvato definitivamente in aula», ha dichiarato Eleuterio Arcese, presidente di Anita. «La ratifica del Protocollo trasporti comporterebbe la rinuncia del nostro Paese alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture stradali sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sul traffico stradale dell’arco alpino, già penalizzato da misure restrittive di transito. Una limitazione al traffico stradale di merci, in assenza di una valida alternativa ferroviaria, penalizzerebbe non solo l’autotrasporto ma l’intero sistema economico italiano».

Speriamo che prossimamente Arcese possa spiegare anche quale parte dei soldi necessari a costruire «una valida alternativa ferroviaria» sulle Alpi, da decenni mancanti, venga ogni anno spesa dallo Stato per tenere in piedi i bilanci delle aziende di autotrasporto.

Fonte: http://www.linkiesta.it/arcese-romania#ixzz1naykIpls

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Sistema mafioso e assassino. Ecco chi si prende il nostro futuro.

venerdì 24 febbraio 2012

Buttafuoco a Pergine Valsugana


Pergine Valsugana, Auditorium don Milani Venerdì 24 febbraio 2012 - ore 20.30 

Un libro che regala al lettore una certezza e una speranza. La certezza è quella di trovarvi la conferma che Pietrangelo Buttafuoco è, indiscutibilmente, uno dei più originali scrittori contemporanei. La speranza è quella di immaginare un futuro di pace e armonia nel più bel continente del mondo, il “continente liquido”: il nostro splendido Mediterraneo.

per info: www.vxp.it

lunedì 20 febbraio 2012

Arcese: altri 250 licenziamenti nonostante i contributi del 2009



Arcese: licenziamento per 250 dipendenti
Flammini (sindacato di base) critica Cgil, Cisl e Uil. L'azienda: solo così ci salviamo 


ARCO. Lo scorso 30 gennaio Arcese Trasporti ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati: tutti presso le unità di Arco e di Rovereto. La stessa Arcese, due giorni fa, venerdì, avrebbe incassato dal sindacato Cgil-Cisl-Uil la conclusione - a Roma - delle procedure previste per questi licenziamenti di massa. A denunciare la riduzione di personale è Fulvio Flammini, referente provinciale del Sindacato di Base Multicategoriale.
In una nota diffusa ieri sera, Flammini afferma che «la velocità con cui si è conclusa questa prima fase delle procedure è alquanto sospetta, anche perché in Arcese vi sono tuttora 168 lavoratori in cassa integrazione fino a fine febbraio». Flammini, nella nota, ricorda come nel non lontano settembre 2009, la Provincia di Trento, con l'assessore Olivi, abbia concluso con Arcese un'operazione di lease-back che ha portato in azienda contributi per un valore di oltre 18 milioni di euro. «Questo in cambio del mantenimento della forza lavoro. Come è possibile che ora si proceda a dei licenziamenti massicci?».
«Gli esuberi di cui si parla sono gli stessi indicati nel 2009 con la dichiarazione dello stato di crisi, crisi per altro acuita dall'attuale situazione finanziaria - spiega Claudio Collotta, direttore del personale del gruppo Arcese - da mesi stiamo lavorando a Roma, con il sindacato, per trovare soluzioni che abbiano il minor impatto possibile e che permettano all'azienda di salvaguardare il patrimonio umano». Attualmente il gruppo conta 1.130 dipendenti. La conclusione dell'iter? «Riteniamo sia possibile trovare un accordo - conclude Collotta - entro la fine di marzo».

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Ancora una volta piogge di contributi che non hanno mai risolto i problemi mentre i grossi sindacati sono più attenti a prendere soldi che a difendere i lavoratori. Servi.

venerdì 17 febbraio 2012

CasaPound Italia Riva del Garda - Commemorazione Martiri delle Foibe 2012

Face the Truth


Concerto con NO PRISONER, BRIGATA ZIDIOSA e GREEN ARROWS per la presentazione del loro nuovo album Face the Truth edito da Black Shirts Records.

Per info: ub37transfer@gmail.com

martedì 14 febbraio 2012

Dresda 1945


"Verso la metà di febbraio la lontana città di Dresda fu sottoposta, col deliberato intento di seminar strage fra la popolazione civile, ad un micidiale attacco sferrato contro i quartieri del centro, non contro gli stabilimenti o le linee ferroviarie"
 Basil Liddell Hart, esperto di storia militare e capitano inglese

14 febbraio 1945: i bombardieri alleati rasero al suolo una gran parte del centro storico di Dresda (bombardamento a tappeto), causando una strage di civili, con obiettivi militari solo indiretti. Fu uno dei bombardamenti con più vittime civili della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime fu stimato in 250.000.


domenica 12 febbraio 2012

CasaPound non scorda


Marocchi: «La nostra comunità ritiene doveroso ricordare»
Le rose di CasaPound in Largo Caduti delle Foibe

RIVA. Come da alcuni anni a questa parte, ieri pomeriggio CasaPound e Blocco Studentesco hanno commemorato, deponendo delle rose, i martiri delle foibe nel luogo loro dedicato al Rione Degasperi. «Mentre in alcuni comuni d’Italia - scrive Alessandro Marocchi, coordinatore rivano e provinciale di CasaPound - si fa strada una nuova ondata di negazionismo strisciante, la nostra comunità ritiene doveroso ricordare con ancora più forza il sacrificio dei nostri connazionali infoibati o costretti ad abbandonare le loro case dalla furia slavo-comunista. Cortei vietati, spazi non concessi, manifestazioni non autorizzate per sedicenti problemi burocratici o di ordine pubblico - sottolinea Marocchi - sono modi per tradire la memoria di quei martiri e un tentativo di ributtare nel dimenticatoio una tragedia su cui il silenzio l’ha fatta da padrone per oltre sessant’anni».

il Trentino 12/02/2012

venerdì 10 febbraio 2012

La verità non può essere infoibata


V edizione della manifestazione virtuale 
promossa da CasaPound, dalle 12 speciale su Rbn

Roma, 9 febbraio – Con un’ora di ‘silenzio’ e il Tricolore listato a lutto in home page, centinaia di siti internet, blog e forum venerdì 10 febbraio, dalle 11 alle 12, ricorderanno le 30mila vittime delle foibe. E’ la quinta edizione della manifestazione virtuale “10 febbraio: io non scordo”, organizzata da CasaPound Italia e Radio Bandiera Nera, in collaborazione con Novopress e No Reporter, nel Giorno del Ricordo. A partire da mezzogiorno, poi, su Rbn (www.radiobandieranera.org) andrà in onda uno speciale dedicato ai tragici eventi che dopo l’8 settembre 1943 colpirono la comunità italiana di Istria, Dalmazia e Friuli-Venezia Giulia: approfondimenti, notiziari, interviste, letture del teatro non conforme e gli interventi dello storico delle foibe Vincenzo De Luca e dello scrittore di famiglia istriana Nicola Antolini per contribuire a ristabilire una verità storica a lungo rimossa, che continua ad essere insabbiata, minimizzata quando non addirittura negata da una fazione ideologica che trova significative sponde anche in ampi segmenti istituzionali e della cosiddetta “vita culturale”.
‘’In un’Italia ammorbata da scandali e moralismo, in cui si impone come accettabile solo una rilettura ‘morbida’ di una delle più grandi tragedie vissute dal nostro popolo; in una terra ai limiti del collasso, in cui nonostante i continui assalti perpetrati alla sovranità da governi tecnici e organismi sovranazionali forze fresche hanno deciso di alzare la testa, non dimenticare è un atto rivoluzionario che intende contribuire a riscattare la memoria tradita delle migliaia di italiani infoibati dalla furia slavo-comunista – si legge in una nota di CasaPound Italia - È scandaloso che a più di mezzo secolo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ricercare e affermare la verità storica sia da più parti considerato alla stregua di un reato d’opinione. È aberrante che i più giovani ignorino, per deficit didattico e talora ostruzionismo di una classe docente ideologizzata, la portata devastante della pulizia etnica perpetrata ai danni della popolazione italiana del Nord-Est, con rastrellamenti, deportazioni, torture ed esodi di massa. Manifesta il tuo dissenso: appuntamento in rete venerdì 10 febbraio alle ore 11 per ricordare agli Italiani che la verità non può essere infoibata e che ‘in un mondo di menzogne, dire la verità è un atto rivoluzionario’’’.

info: 3478057510