venerdì 28 ottobre 2011

Augusto Grandi presenta: scemo chi legge


Sabato 29 ottobre · 16.00 - 19.00 
Astoria Park Hotel, Riva del Garda Viale Trento 9 Riva del Garda, Italy

SCEMO CHI LEGGE
è un workshop gratuito di giornalismo tenuto dal giornalista e scrittore Augusto Grandi.

Augusto Grandi è giornalista e scrittore, dal 1987 redattore del quotidiano economico Il Sole 24 Ore, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta.
Autore di numerose opere, citando solo le ultime: "Baci e bastonate", "Lassù i primi. La montagna che vince", "Razz. Politici d'azzardo" e nel 2011, in coppia con Teresa Alquati, ha firmato "Eroi e cialtroni: 150 anni di controstoria".
Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e il premio "Giornalista solidarietà". Nel 2008 ha ottenuto il Premio GrinzaneMontagna per il saggio "Lassù i primi", l'Anguillarino d'Argento per "Baci e bastonate" ed ha vinto il Premio Acqui Ambiente. Nel 2010 gli sono stati assegnati il premio alla carriera "Officina delle idee" della Città di Rivarolo Canavese e il premio alla carriera "Polesani nel mondo". È membro della giuria del "Premio Acqui Storia”.

All'interno del workshop verrà presentato il libro di Augusto Grandi "Eroi e Cialtroni. 150 anni di controstoria".


Ad Augusto Grandi piace accostare gli opposti. Baci e bastonate si chiamava la sua raccolta di raconti militanti sugli anni '70, un libro profondo e delicato, a tratti poetico, che ha la prerogativa rarissima, forse unica, di esprimere esattamente quell'epoca su cui tanti hanno sproloquiato dottamente e invano. Un vero capolavoro pubblicato nel 2007 per l'Angelo Manzoni editore, in vendita a 12 euro e da non perdere in alcun caso. Eroi e cialtroni si chiama il libro appena uscito per le edizioni Politeia che tratta 150 di controstoria italiana. Una controstoria economica e sociale che pur si legge d'un fiato, malgrado la materia in sé possa presentarsi ostica. Augusto Grandi, giornalista del Sole 24ore, non è per niente prigioniero di schematismi o tecnicismi ma rende piacevole e scorrevole la lettura del saggio storico che presenta con Teresa Alquati, firma più volte apparsa sul settimanale Linea. 

174 pagine per 15 euro. Centosettantaquattro pagine che ripercorrono i fils rouges della storia incompiuta di un Paese che ha sempre esitato a farsi, e soprattutto, a sentirsi, Nazione. Così si scoprirà che sono centocinquantanni di lotta tra individualismo egoistico e sentimento comune, centocinquantanni di contrasto tra le classi dirigenti inadeguate e cialtrone e l'inventiva di base. Si noterà che in Italia permane lo scontro tra classe e nazione. E che ciò avviene più dall'alto che dal basso, la risposta sociale essendo stata quasi esclusivamente indirizzata a farsi nazionale. Questo spiega anche l'incredibile feeling che si sviluppò tra padronato e Cgil ed enfatizzerà il ruolo antisociale, antinazionale e oligarchico del sindacato comunista italiano. Ne emerge altresì la conflittualità continuativa tra Stato e oligarchia industriale e finanziaria, con tutto l'operato antistatale – o di affossamento e sfruttamento statale – da parte delle poche famiglie dominanti. Una fatica improba, vinta, almeno in parte, solo con il dirigismo, l'impegno totalitario e l'esempio. 

“Era evidente che Mussolini aveva trasformato l'Italia in una potenza industriale, nonostante le resistenze degli industriali stessi” afferma, giustamente Grandi nell'affrontare la grande rivoluzione socioeconomica e morale del Ventennio. Ma lo sforzo ventennale è poco rispetto a centotrent'anni d'improvvisazione egoistica, di assenza di programmazione, di rifiuto d'investimenti, di puro e semplice sciacallaggio. Una piaga, lo sciacallaggio, che viene da lontano, che è pre-unitaria e che continua a fare dell'Italia un Paese con la mentalità e le strutture del Terzo Mondo. Solo che un secolo e mezzo fa si trattava di un Paese che doveva crescere, oggi invece è un Paese in competizione perdente con tante e tante economie emregenti ed ha, quindi, avanti a sé prospettive molto buie. 

Così assume una luce più precisa e rigorosa anche la questione del Mezzogiorno che non si può esaurire con le pur opposte affermazioni sloganistiche e pretestuose dei padani e dei meridionalisti.

La politica di rapina post-unitaria da parte piemontese giocò un ruolo importante nell'acuire il distacco tra nord e sud ma ci furono anche altre ragioni. Come per esempio l'impossibilità del Meridione di creare sistemi a rete visto che aveva due grandi città, Napoli e Palermo ma, per il resto non vi erano lo sviluppo territoriale e la possibilità sinergica già riscontrate in Piemonte e Lombardia.

 L'Italia unita peraltro era povera; in tre decenni emigrò il quaranta per cento della sua popolazione, i due terzi dei migranti partirono dal nord e il terzo restante fu meridionale. Il vero gap, a favore del settentrione, si verificò però non tanto con l'azione da predoni dei Savoia nel sud, quanto a partire dell'elettrificazione e della costituzione del polo industriale nel nord-ovest. 

Il fascismo mise tutto in piedi per attenuare le differenze ma incontrò resistenze soprattutto a sud dove assistenzialismo e rifiuto d'investimento rappresentarono i maggiori contrappesi all'unica politica meridionale efficace. 

Nel dopoguerra, insieme alla subordinazione dello Stato a poche famiglie e allo sfruttamento delle risporse pubbliche, insieme alla privatizzazione di guadagni e alla socializzazione delle perdite, insieme alla metastasi dello stato sociale trasformato in assistenzialismo paralizzante e in burocraticismo clientelare e inefficiente, si acuì ulteriormente il disavanzo nord-sud per colpa degli egoismi, e delle culture egoistiche, di ambo le parti. 

Eroi e cialtroni ripercorre a volo d'uccello tutte le fasi della nostra storia socioeconomica e mette dovutamente in luce come il tentativo di Enrico Mattei di dare un seguito alla politica economica del Ventennio, pur sostenuto da Fanfani, restò pressoché isolato. 

A salvare il salvabile, ma in un insieme di chiaroscuri, l'avvento del piccolo. Il sistema Pmi (piccole e medie imprese) ha concesso un sussulto all'Italia dopo i disastri degli anni Settanta ed ancor oggi fornisce qualche appiglio per il futuro. Ma, come segnala Grandi, senza strutture e ossatura davanti alle sfide della globalizzazione, non sarà possibile far nulla senza un intervento politico e programmatico di ampio raggio che, sulla base della nostra tradizione storica e dei dati attuali, appare piuttosto improbabile. 

Come sviluppare questo intervento politico e programmatico non viene assolutamente nascosto da Grandi e Alquati; non si tratta di gente abituata a criticare e a non mettersi in gioco di persona. 

Un libro prezioso, istruttivo e imprendibile. Senza uguali nel settore. 

Gabriele Adinolfi 
fonte: noreporter.org

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l'Adige 02/11/2011

il Trentino 02/11/2011



Davide e Golia



La sfida alla Coop


La «guerra» è persa, ma la battaglia continua. Giovanni Vincenzi, l'alimentarista di Varignano che protesta contro l'apertura della Coop (l'inaugurazione del nuovo esercizio da 600 metri quadrati nella vicina frazione di Vigne è in programma oggi alle 18), ha deciso di «sfidare» il colosso cooperativo. Ed ha esposto, già da alcuni giorni per la verità, uno striscione di 6 metri («ho pagato regolarmente le tasse di affissione», precisa) per ricordare che «Il servizio del paese deve continuare» e che, per questo, dal 20 ottobre al 20 novembre pratica uno sconto del 10% su tutti i prodotti. Ma non basta. Vincenzi si sfoga: «Mentre state tagliando il nastro della Coop e state festeggiando, bevendo spumante e vini trentini - esordisce - non siate così felici e soddisfatti perché, a poche centinaia di metri, c'è gente (undici famiglie) con tanta tristezza e amarezza che sta pensando come salvare il proprio posto di lavoro». «Dopo la chiusura del negozio di Massone e dopo quello che è successo a Bolognano - continua - adesso è arrivato il nostro turno. Sono rammaricato perché non siete stati capaci di salvare il valore dei nostri negozi. Quelli sotto casa, che fanno parte del patrimonio storico del paese che sono servizio e vita sociale delle frazioni». Vincenzi si sente anche «al servizio del turista, al quale spieghiamo tutti nostri prodotti trentini»: «Mancando questi servizi - aggiunge - le case del paese saranno svalutate, le strade saranno deserte. Si vedranno solo auto passare e la gente si rinchiuderà dietro le proprie porte, senza alcuna comunicazione con l'esterno. Se questo avete deciso, della vostra scelta si vedranno i frutti in futuro e vi assumerete le vostre responsabilità». Poi Giovanni Vincenzi conclude: «Per quanto mi riguarda io e la mia collega ringraziamo la nostra clientela della fiducia e della simpatia che hanno dimostrato in questi venticinque anni - sottolinea - Per questo ho voluto premiarli offrendo loro, per un mese, il dieci per cento di sconto su tutti i prodotti, anche sulle offerte speciali. Sono certo che molte persone saranno colpite da questa ingiustizia e saranno pronte a sostenermi». Per la Coop consumatori Alto Garda, il punto vendita di Vigne è l'ottavo della zona. I soci sono 14.300 mentre il fatturato è di 33 milioni. I collaboratori sono 150.
l'Adige 27/10/2011

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Le falle dei capitalisti travestiti da santoni?

mercoledì 26 ottobre 2011

1947 - 1992


Walter Spedicato (Novoli, 26 ottobre 1947 – Parigi, 9 maggio 1992)
“Chi muore per una causa santa riposa in pace anche in terra straniera”

Walter Spedicato nato a Novoli (Lecce), il 26 ottobre 1947.
Iniziò a fare politica quando frequentava la facoltà di giurisprudenza.
Fu tra i fondatori di Lotta di Popolo e gestì a lungo la Libreria Romana.
Nel 1976 fondò Terza Posizione: alla riunione che ne sancì la nascita parteciparono Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Peppe Dimitri.
In questi giorni, il 26 ottobre Walter Spedicato avrebbe compiuto 63 anni.
Per sapere di più su Walter abbiamo pensato di fare delle domande a Gabriele Adinolfi, che oltre ad aver fondato con Walter terza posizione ha condiviso con lui un sentimento profondo di fraterna amicizia.

Ciao Gabriele, inziamo con la domanda più importante: chi era Walter?
Una persona solare e senza peli sulla lingua.
Qualcuno in grado di mettere in riga capi carismatici, picchiatori e pistoleri se solo si comportavano in modo non consono al dovere, alla generosità e alla lealtà.
Ho visto vacillare fior di energumeni e di ergastolani quando li incalzava.
Walter, che non era un picchiatore né un guerrigliero ma che mai si è fatto indietro di fronte al pericolo, faceva loro abbassare lo sguardo se era il caso.

Come vi siete conosciuti?

Nel 1971 il gruppo in cui militavo, il Fronte Studentesco che agiva nel mio liceo, aveva addentellati universitari. Partecipammo ad un'occupazione, peraltro breve, di Architettura (quella della famosa Valle Giulia). Se non erro lo incontrai in quell'occasione; allora aveva la chioma folta e arruffata e due baffoni da moschettiere. Viveva come studente fuori sede in un appartamentino a cinquecento metri da casa mia; lo condivideva con altri due o tre militanti di Lotta di Popolo.
Iniziammo a frequentarci. Poi nel 1974 il mio gruppo confluì in Lotta di Popolo, la quale però si sciolse di lì a poco.
Walter fu colui che, dalla Libreria Romana, rese possibili gli incontri tra noi che fondammo Terza Posizione alla quale aderì senza un ruolo ben definito.
Ma per darvi l'idea di chi era Walter, scese in Italia da latitante, frequentando peraltro i Nar, insieme a me; io avevo il dovere di cercare di risolvere le stuazioni ingarbugliate e praticamente disperate in cui versava allora TP; Walter non aveva questo dovere, non rivestendo alcun incarico, ma lo sentiva comunque e lo svolse senza esitazione.

Come spiegheresti il fatto che ad oggi per molti la figura di Walter è per così dire meno conosciuta rispetto ad altre?
Mi ripugna dover dare questa risposta ma non posso farne a meno.
Walter è poco conosciuto perché i più ricordano solo ciò che fa audience. Se uno è amico di un ergastolano o di un deputato se ne vanta. Se poi conosce qualcuno che ha un minimo di potere lo frequenta. Se si tratta di un morto in esilio da tanti anni chi volete che se ne ricordi?
La cosa peggiore è che la sola volta che ho sentito parlare pubblicamente di lui e rendergli gli onori in televisione  è stato ad opera del leader di Autonomia Operaia Oreste Scalzone.
Questo per far riflettere un po' quelli che ancora ci parlano di “unità d'area”. Quale area? Qui si tratta di un coacervo di morti viventi!

Se oggi fosse vivo secondo te cosa penserebbe di CASAPOUND?

Si rischia sempre di essere arbitrari quando si sostiene di conoscere il pensiero di qualcuno che non è fisicamente con noi. Tuttavia, conoscendolo come lo conobbi e conoscendo Casa Pound come la conosco, non ho difficoltà a giurare che ne sarebbe innamorato.
Da innamorato, sarebbe poi probabilmente un severo rompiscatole; ma uno che non le rompe mai in maniera distruttiva e che, soprattutto, dà sempre l'esempio.
Magari Walter e Casa Pound avessero potuto incontrarsi!

Chiudiamo con un saluto ai nostri lettori ed un pensiero dedicato a Walter…
Spero di aver dato un minimo d'idea ai lettori della sua figura.
In quanto al pensiero per Walter ripeterei quello che, su magnifico suggerimento di Alain de Benoist, stampammo sul “santino” runico alla sua dipartita: “Chi muore per una causa santa riposa in pace anche in terra straniera”.
E' vero che le sue ceneri sono state traslate al cimitero di Ghedi dove vivono il fratello e la cognata, ma la sua terra era a Novoli e a Porto Cesareo e quindi quell'epitaffio, purtroppo, vale ancora.

martedì 25 ottobre 2011

Se sei immigrato la sbronza te la paga la Provincia

 
Polemica sui buoni spesa dei profughi accolti in Trentino
«Comprano alcolici e poi li rivendono per monetizzare.
 Esiste una sorta di caporalato che coordina tutto»

Negli ultimi tempi presso la nostra redazione sono arrivate molte e-mail di cittadini trentini che lamentano l’uso dei buoni spesa rilasciati agli extracomunitari in un modo non congruo.
Quando a queste e-mail si sono aggiunte anche le proteste di alcuni operatori dei supermercati Trentini, abbiamo deciso di intervenire e raccogliere queste informazioni direttamente per capire se c’è qualcosa di poco chiaro nella gestione di questi buoni spesa.
Prima però ci siamo documentati scoprendo alcune cose interessanti.

L’accordo tra Enti locali, Province a statuto Speciale e Regioni con il Governo, sancito il 30 marzo 2011 e integrato il 6 aprile 2011, ha previsto aiuti umanitari a tali persone.
Ai sensi della legge provinciale del 10 gennaio 1992 n.2, art.1.3, la PAT è sollecitata ad adottare determinati interventi a favore dei profughi.
Con deliberazione n. 696 dell’8 aprile 2011 la Giunta provinciale ha steso il proprio programma di intervento verso i rifugiati, assegnando al Dirigente generale competente in materia di Protezione civile l’individuazione della spesa da affrontare.

Con determinazione del Dirigente della Protezione civile n.24 del 19 aprile 2011, si sono impegnati sul capitolo 807920-002 del bilancio di previsione 2011 la cifra di euro 200.000, di cui euro 150.000 relativi a vitto, ospitalità, generi di prima necessità, arredamento e sistemazione alloggi. Inoltre euro 50.000 per accompagnamento assistenza, corsi formativi e primi inserimenti in alloggi.
Non sono però specificati quali siano i beni di prima necessità e cosa si intenda con questa dicitura.
Con determinazione n. 38 del 30 maggio 2011 è stata istituita un’ulteriore spesa di 250.000 euro: parte di 130.000 euro (non è specificata la quantità) andrà a favore di buoni spesa.

Precisiamo che, nelle interviste riportate, circa la metà degli intervistati ci ha chiesto di inserire nome e cognome senza nessun problema, ma abbiamo deciso di non farlo per tutelare comunque gli operatori dei supermercati.
In alcune e-mail giunte in redazione, molti cittadini lamentano arroganza e comportamenti poco civili da parte dei fruitori di questi buoni.
«Sono stato testimone di un fatto incredibile. – Ci scrive Marco da Trento. – L’altro giorno ero in fila alla cassa di un supermercato, un extracomunitario ha consegnato un buono di € 9,80 alla cassiera per pagare la spesa. Purtroppo il costo della spesa era superiore al buono, la cassiera gentilmente ha spiegato che doveva aggiungere ancora un euro. L’uomo non aveva in tasca nulla e ha cominciato a dare in escandescenza offendendo la cassiera e tutti i Trentini.»
Il nostro lettore poi ci spiega che solo l’intervento del direttore ha risolto il problema e calmato l’avventore e in modo laconico termina la sua lettera scrivendoci così.
«Il popolo trentino accoglie queste persone con educazione e civiltà, le aiuta, gli da una casa e da mangiare, vi sembra giusto che si comportino così?»

«Nel supermercato dove vado a fare la spesa – ci scrive invece Alessandra, – vedo spesso molti extracomunitari acquistare molti alcolici con dei buoni spesa emessi dalla provincia di Trento, il brutto è vedere poi queste persone fuori dalla porta ubriachi che spaccano per terra le bottiglie mettendo a rischio i passanti.
«Mi chiedo come sia possibile emettere dei buoni spesa e darli in omaggio a gente che li sfrutta in questo modo.»

Tutte le e-mail dei nostri lettori sono su questa lunghezza d’onda. Molti ci chiedono se sia il caso di aiutare le persone bisognose della nostra città invece che buttare i soldi in questo modo, altre si domandano se il sistema di gestione di questi buoni potrebbe essere migliorato.
Ovviamente sono diverse le strade seguite dalla Pubblica Amministrazione trentina per aiutare i residenti aventi bisogno, rispetto ai profughi ospitati per volontà dello Stato.
Ma rimane sorprendente quello che accade ai supermercati frequentati dai possessori di buoni spesa.

«I buoni a noi creano solo problemi, lungaggini alle casse, e nervosismo con i nostri clienti fidelizzati. Non avendo mai un soldo, – ci dice Roberto, molto deluso. – Devono per forza acquistare al centesimo la spesa. Immaginate la confusione nel fare i conti. Ma non solo, vorrebbero anche il resto e te lo chiedono con arroganza.»

Franco invece fa emergere una cosa molto grave.
«Qui da noi a fare la spesa con questi buoni vengono sempre i soliti, raccolgono i buoni spesa da tutti gli altri e comprano solo prodotti alcolici che poi so per certo rivendono ai bar a metà prezzo e in nero.»

Stesso tenore anche la riflessione di Rodolfo.
«Da noi arrivano sempre quelli, hanno in mano delle mazzette di questi buoni spesa e comprano solo schede telefoniche. Sappiamo che poi le rivendono per monetizzare.»

Tutti e tre i nostri amici sopra intervistati sono concordi nel dire che si tratta di fenomeni di caporalato, alcuni parlano di mafia dei buoni spesa.
L’altro giorno, – continua Rodolfo – uno di questi capetti si è addirittura arrabbiato quando gli ho ricordato che le schede telefoniche non sono un bene di prima necessità. Mi ha risposto che loro avevano il diritto di prendersi quello che volevano. Passiamo anche dalla parte del torto…»

«Io prendo € 1.100 al mese – interviene Stefania, – ho due bambini piccoli e un marito in cassa integrazione, faccio fatica ad arrivare alla fine del mese e mi vedo questi personaggi comprare il brandy o il vino buono e pagare con i buoni spesa, una vergogna!»
Anche in altri supermercati il tenore delle risposte non è diverso.
«Purtroppo non possiamo fare nulla, – risponde Paolo – sui buoni infatti non viene fatta nessuna specifica a riguardo dei prodotti da dare.»

«Scrivetelo pure – aggiunge Claudio inferocito, – questi si ubriacano con i miei soldi e tutti devono sapere che la Provincia gli compra anche le sigarette!»
Chiediamo delucidazioni per questa affermazione.
«Esatto- insiste Claudio, – gli regalano anche le sigarette perché dicono che così non s’innervosiscono e non combinano qualche guaio. Ma si può? dico…»

A Emanuele invece chiediamo se qualcuno dei supermercati ha telefonato in provincia per lamentare queste cose.
«Ci risulta che qualcuno l’abbia fatto – risponde Emanuele. – La risposta è stata incredibile, ci hanno risposto di non rompere le balle.» [Sic - NdR]

Durante questa nostra piccola inchiesta abbiamo anche scoperto che esistono varie tipologie di buoni, da quelli per i profughi della Libia a quelli per gli extracomunitari.
Tali buoni variano anche come valore, si parte da un minimo di € 9,60 e vengono erogati giornalmente. Alcuni hanno scadenza altri invece no.

In questo articolo abbiamo cercato di fare un piccolo sunto di quanto ci hanno detto i nostri lettori e gli operatori dei supermercati che sono sicuramente testimoni credibili di quanto sta succedendo.
Qui ne sono stati riportati solo una piccola parte.

Noi siamo convinti che i popoli in difficoltà vadano aiutati indifferentemente dal colore della pelle età o credo religioso.
La nostra regione è da sempre in prima linea per quanto riguarda gli aiuti umanitari e la maturità nel seguire il processo di globalizzazione e integrazione di tutti.
Ma siamo altresì sicuri che nel caso preso in esame in questo articolo la gestione debba essere cambiata oppure organizzata meglio.
La critica dei cittadini Trentini è da sempre pacata e costruttiva, ma anche ferma, attenta e in attesa di risposte.
La nostra testata è a disposizione per raccogliere i commenti di tutti i cittadini e della politica trentina a riguardo di quanto sta succedendo.
 
Roberto Conci
r.conci@ladigetto.it

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Evidentemente ascoltare i cittadini italiani in nome di un senso di giustizia non è affare della casta. Speculare con associazioni pseudo-umanitarie invece si.

lunedì 24 ottobre 2011

Con usura nessuno ha una solida casa


Mille famiglie in più
in crisi sui debiti

La crisi si fa sentire in maniera sempre più pesante sulle famiglie trentine. In due anni il numero di quelle che fatica a pagare le rate dei prestiti bancari (per la quasi totalità mutui, per il resto credito al consumo) è cresciuto di 1.300 (+65%). Dall'anno più pesante della crisi in termini di impatto sul Pil trentino, il 2009, quando la ricchezza prodotta in provincia aveva subito un forte segno meno, a oggi, quando gli effetti della crisi finanziaria si sono a mano a mano spostati sull'economia reale, poi, il valore delle sofferenze bancarie registrate in provincia dalla Banca d'Italia e relative alle famiglie cosiddette consumatrici, è praticamente raddoppiato. Le rate in difficoltà a essere restituite riguardano a fine giugno di quest'anno 110 milioni di euro contro i 52 milioni registrati alla fine di marzo del 2009. Contestualmente al +109% di crediti che i trentini fanno fatica a pagare, sono aumentati, anche se con un ritmo un po' inferiore, il numero delle famiglie che faticano a pagare. Nel periodo considerato, infatti, si è passati da poco più di duemila famiglie in difficoltà alla fine del primo trimestre del 2009 alle 3.357 alla fine di giugno di quest'anno, per la prima volta sopra quota 3.000. Un aumento del 65% nel numero complessivo che ha seguito un incremento costante nel tempo. Dai 2.075 nuclei famigliari in difficoltà a fine marzo del 2009, si è saliti, trimestre dopo trimestre, ai 2.687 di un anno dopo (fine marzo del 2010), ai 2.947 di fine 2010, per crescere ai 2.985 di fine marzo di quest'anno e poi sfondare quota 3.300 tre mesi dopo. Di pari passo è aumentata anche la quota delle sofferenze che fanno riferimento alle famiglie prese in esame: dai 52 milioni di fine marzo di due anni fa, si è superata quota 75 già a fine 2009 (79 milioni di euro), e raggiunta quota 90 alla fine di settembre del 2010. I 100 milioni sono stati oltrepassati di un milione a fine marzo di quest'anno per arrivare infine ai 110 di fine giugno. La quota di sofferenze per singola famiglia è pari a 32.500 euro circa, contro i 25.000 euro di fine marzo 2009 (+30%). In pratica, in poco più di due anni, oltre alla maggior diffusione delle difficoltà tra le famiglie, è aumentato il debito che ciascuna di esse fatica a restituire. Tale fenomeno può essere spiegato guardando ad altri indicatori relativi al mercato del lavoro e, in particolare, agli effetti della crisi. Negli ultimi anni il livello della cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, ha eroso gli stipendi di molte famiglie (a fine settembre erano superiori a 3,8 milioni di ore solo per industria in senso stretto e le costruzioni). A ciò vanno aggiunti i numerosi licenziamenti che si sono verificati e che sono andati ad ingrossare le liste dei lavoratori in mobilità (indennità per i licenziati). Da mesi si supera quota 4.500, con una riduzione di percentuali significative del reddito che entra in casa. A rendere meno agevole il rientro dai debiti contratti anche il fatto che i tassi, per chi ha rate variabili in base al costo del denaro, sono saliti (solo nel secondo trimestre di quest'anno gli aumenti del 19% rispetto a un anno prima). Non sono solo le famiglie a fare fatica, ovviamente. Anzi, la maggior parte dei 714 milioni di sofferenze registrate a fine giugno di quest'anno fanno capo alle imprese. In totale il numero di soggetti in sofferenza ha ormai superato quota 5.000, passando dai 3.200 di fine marzo 2009 ai 5.023 di fine giugno di quest'anno. E, sul fronte bancario, c'è timore che, senza un cambio di ritmo nel mercato immobiliare, l'edilizia possa produrre un aumento ulteriore delle sofferenze che già a fine luglio erano arrivate a 722 milioni di euro.
l'Adige 24/10/2011


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Siamo già pienamente nell'emergenza. Nessuno spazio alle banche e Mutuo Sociale. Subito.

domenica 23 ottobre 2011

Aguzzini nazionali

 

TRENTO - Nel secondo trimestre 2011 le imprese trentine hanno pagato 63,8 milioni di euro di interessi su mutui, anticipazioni e fidi ottenuti dal sistema bancario. Nell'analogo periodo del 2010 la spesa per interessi era stata di 55,4 milioni. In un anno quindi l'incremento è stato del 15,3%. Dato che nello stesso periodo l'aumento dei prestiti si è fermato al 3,6%, il grosso della variazione dipende dalla crescita dei tassi. E nei dati non c'è ancora dentro l'ulteriore impennata degli ultimi mesi.

L'allarme viene rilanciato dal tavolo delle categorie con il Commissario del governo, riunitosi l'altro giorno: «È sempre più difficile per le imprese - si legge nel comunicato conclusivo - ottenere finanziamenti a fronte di tassi di interesse che sono significativamente aumentati sia per prestiti a breve che a lungo termine». In particolare sofferenza il settore dell'edilizia «tanto da definirsi fermo, a tal punto da non essere segnalato come richiedente prestiti nel secondo trimestre 2011, come da relazione della Banca d'Italia».

Secondo Bankitalia, a giugno i tassi di interesse medi alle «società non finanziarie e famiglie produttrici», cioè a tutte le imprese, grandi, medie, piccole e micro, sono saliti dal 3,03% di un anno prima al 3,47% per le operazioni «autoliquidanti», come l'anticipo fatture o lo sconto effetti, dal 2,63 al 3,06% per le operazioni a scadenza, come i mutui, e dal 4,29 al 4,60% per le operazioni a revoca, come i fidi. In pratica le aziende trentine hanno pagato 8,3 milioni invece di 7,4 per gli anticipi, 39,5 milioni invece di 33 per i mutui e 16 milioni invece di 14,9 per i fidi. Per quanto riguarda lo stop dei crediti all'edilizia, i finanziamenti per cassa al settore delle costruzioni a giugno risultano in netto calo. I crediti accordati dalle banche scendono in un anno di oltre 130 milioni, dai 3.070 milioni di metà 2010 a 2.934 milioni. Le imprese però ne utilizzano di più: 2.387 milioni invece di 2.378.

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Mario Draghi sostiene gli indignados
“Arrabbiati perché senza prospettive”


Da Parigi il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi volge lo sguardo all’Italia, dove oggi a Roma ci sarà la protesta degli indignati sulla scia delle altre piazze internazionali. Il prossimo presidente della Banca centrale europea, a Parigi insieme al ministro dell’Economia Giulio Tremonti per il vertice G20, dà ragione alle motivazioni degli indignados: “Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni e sono senza prospettive”.

Il futuro degli under 30 sta particolarmente a cuore a Draghi, che già qualche giorno fa aveva espresso le sue preoccupazioni al convegno sull’Italia e l’economia internazionale a Palazzo Koch: “Senza giovani non si cresce”, aveva detto il governatore uscente di Bankitalia, sostenendo che solo rimuovendo le rigidità che impediscono lo sviluppo “si può ricondurre l’economia italiana sul sentiero della crescita”. Nella capitale francese, durante un colloquio informale con la stampa avvenuto questa mattina, ha detto: “I giovani se la prendono con la finanza come capro espiatorio, li capisco, hanno aspettato tanto: noi all’età loro non l’abbiamo fatto”. Secondo Draghi, il movimento 15 M (iniziato in Spagna il 15 maggio scorso) avrà possibilità di essere ascoltato solo se resterà pacifico. In Italia, il nome scelto dal gruppo è quello di “Draghi ribelli”, che per uno strano gioco di parole ricorda tanto quello del prossimo presidente della Bce, che sembra gradire il nomignolo: “Carino, no?”

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E' la consueta truffa dell'usura da oggi con un migliaio di utili idioti a sostenerla.

sabato 22 ottobre 2011

Una società allo sfascio



TRENTO - Il comitato provinciale mobilità ha certificato la presenza in lista a ottobre di 4.745 lavoratori licenziati, 30 in più del mese precedente e 180 in più dell'ottobre 2010. Il dato mensile corrisponde pressoché esattamente alla media dei primi dieci mesi dell'anno. Che risulta superiore di 329 iscritti alla media 2010, con un incremento del 7,4%, e di 939 licenziati rispetto al 2009, il 24,7% in più. Secondo la Cgil, che ha diffuso i dati, nei primi dieci mesi dell'anno solo una volta, ad agosto, in lista di mobilità erano iscritti meno di 4.700 lavoratori. A ottobre, inoltre, si consolida la contrazione dei sospesi, ossia i lavoratori in mobilità che hanno trovato un impiego a termine, già registrata a settembre, dopo mesi in cui gli iscritti che trovavano un impiego crescevano. In questo mese i sospesi sono 1.818, cioè 79 in meno rispetto a settembre, con una riduzione del 4,2%.

Su base annua il numero di chi trova un lavoro a termine è comunque in aumento del 4,8%. Secondo il sindacato, il recente raffreddamento della ripresa economica sta producendo effetti negativi sul mercato del lavoro anche in Trentino. Il flusso di nuovi ingressi in mobilità supera le 200 unità. A ottobre i nuovi ingressi sono stati 223, a fronte dei 203 di settembre e dei 175 di agosto. I licenziati dalle piccole imprese sono il 95,5% di tutti i nuovi ingressi del mese. Sul totale degli iscritti in mobilità, il 72,6% è stato licenziato da una piccola azienda. Il maggior numero di licenziati, il 20,8% del totale, si registra nell'edilizia. Segue il metalmeccanico con il 16,1% e il commercio con il 14,1%. Gli iscritti in mobilità sono per due terzi uomini e per un terzo donne.

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L'unica cosa in crescita è il precariato. Questo il prezzo da pagare per una fallimentare gestione dello Stato, delle scuole e delle università che sfornano ogni anno laureati in scienze delle patatine a fronte di un mercato internazionale che sforna tecnici e da una crisi dettata dalla finanza internazionale. E per completare il quadro tragico c'è pure chi si indegna con l'appgoggio di Draghi e Soros...

venerdì 21 ottobre 2011

1846 - 1908



Edmondo De Amicis (Oneglia, 21 ottobre 1846 – Bordighera, 11 marzo 1908)


"L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case."
Cuore

giovedì 20 ottobre 2011

Sono arrivati i liberatori: strage di Gorla



La strage di Gorla o piccoli martiri di Gorla sono le denominazioni con cui vengono chiamate le conseguenza di un bombardamento aereo alleato che colpì la scuola elementare "Francesco Crispi" di Milano nel quartiere di Gorla, il 20 ottobre 1944, durante la seconda guerra mondiale provocando la morte di 184 bambini.
L'unico commento a quanto accaduto venne dal colonnello Stefonowicz del 49° Wing, da cui dipendeva il 451° group, che criticò pesantemente l'operato del gruppo, non tanto per aver sganciato le bombe dopo aver preso atto di essere fuori bersaglio (colpendo quindi la popolazione civile) quanto per il danno d'immagine che lo scadente lavoro di squadra aveva causato all'aviazione americana.
Nessuno venne mai chiamato sul banco degli imputati, ne a Norimberga ne successivamente, a rispondere di questa azione che era costata la vita, oltre ad altre centinaia di milanesi civili inermi, a 184 bambini italiani.
Oggi persiste il rifiuto da parte del Console degli Stati Uniti a Milano di inviare il giorno della commemorazione anche solo un semplice mazzo di fiori, non tanto per riconoscere le proprie colpe, quanto come gesto di carità cristiana verso i bambini morti.
Su internet esiste un sito dove i "veterani", e cioè i piloti dei bombardieri B24 Liberator, si auto-lodano delle imprese da loro portate a termine, come se si fosse trattato di un video-gioco, senza minimamente chiedersi se tali "missioni" siano veramente servite a fare cadere il regime che governava l'Italia o abbiano (in questa come in moltissime altre occasioni in tutta la penisola) causato solo la morte di decine di migliaia di civili...


I Bambini :



ABBONDANTI Ernesta, di anni 7

ALQUA' Dolores, di anni 9

ANDREONI Edvige, di anni 6

ANDREONI Franco, di anni 6

ANDENA Vanda, di anni 7

ANDENA Giorgio, di anni 9

ANGIOLINI Cesarina, di anni 10

ASSANDRI Marisa, di anni 10

AVANZI Lucia, di anni 8

BACCINI Luciana, di anni 10

BACILIERI Giancarlo, di anni 11

BALDO Bruno, di anni 7

BALUCI Teresa, di anni 7

BALUCI Concetta, di anni 9

BANDIERA Valter, di anni 9

BECCARI Vilma, di anni 10

BECCARI Stefania, di anni 8

BELLUSSI Ambrogio, di anni 8

BENZI Bice, di anni 6

BERETTA Giuseppe, di anni 6

BERNAREGGI Tullio, di anni 8

BERSANETTI Loredana, di anni 6

BERTOLENI Vincenzo, di anni 7

BERTOLESI Piera, di anni 7

BERTONI Valter, di anni 9

BIANCHET Chiara, di anni 10

BIFFI Pierluigi, di anni 6

BOERCHI Silvano, di anni 8

BOLZONI Gianfranca, di anni 6

BOMBELLI Giuseppe, di anni 9

BONFIGLIO Celestina, di anni 8

BORACCHI Vilma, di anni 6

BORGATTI Elena, di anni 9

BREMBATI Giovanna Elisabetta, di anni 8

BREMMI Maria, di anni 11

BRIOSCHI Paolo, di anni 9

BRIOSCHI Gianni, di anni 6

BRIVIO Giovanna, di anni 12

BRUTTO Antonio di anni 6

BURATTI Rosalba, di anni 7

CACCIATORI Ernestina, di anni 6

CALABRESE Loredana, di anni 6

CALETTI Giancarla, di anni 6

CAUDA Rosangela, di anni 12

CARANZANO Margherita, di anni 7

CARRERA Carlo, di anni 11

CARRETTA Renata Teresa, di anni 9

CARRETTA Luigi, di anni 8

CARRETTA Anna, di anni 7

CASATI Giuliano, di anni 7

CASLINI Adriano, di anni 10

CASSI Giordano, di anni 9

CASSUTTI Ida Santina, di anni 10

CASTELLI Lorenzo Omobono, di anni 6

CASTELLINO Claudia, di anni 9

CASTOLDI Rolando, di anni 7

CATTANEO Carlo, di anni 5

CAVAGNOLI Giuliana Maria, di anni 6

CAZZANIGA Antonio, di anni 9

CELIO Anna, di anni 7

CERUTI Giancarlo, di anni 7

CINQUETTI Felice, di anni 10

COLOMBANI Adriano, di anni 9

COLOMBANI Rosanna, di anni 7

COLOMBO Annamaria, di anni 7

COLOMBO Maria, di anni 10

COMPITI Agostina, di anni 9

CONCARDI Giancarlo, di anni 7

CONSIGLIO Riccardo, di anni 11

CONTATO Rosalia, di anni 6

CONTE Elena, di anni 7

CONTI Mirella, di anni 10

DALLA DEA Marina, di anni 9

DALLA DEA Vittore Paolo Ambramo, di anni 7

DALL'ORA Emilia, di anni 10

DANIELI Gianna, di anni 10

DE CONCA Luisa, di anni 10

DIDONI Fausta, di anni 10

DIDONI Teresina, di anni 11

DONEDA Giulia, di anni 6

DORDONI Giancarla, di anni 11

FALCO Franco, di anni 6

FARINA Gaetano, di anni 10

FARINA Mario, di anni 6

FARINELLA Giovanna, di anni 8

FERRARIO Luigi, di anni 6

FERRE' Margherita, di anni 8

FERRI Natalino, di anni 8

FERRONI Pierino, di anni 7

FONTANA Oscar, di anni 8

FONTANA Vittoria, di anni 10

FOSSATI Adele, di anni 6

FRANCHI Dario, di anni 7

FRANZI Angelo, di anni 6

FREZZATI Rosalia, di anni 6

FRONTI Angelo, di anni 6

FUZIO Ezio, di anni 9

GALLINA Clelia, di anni 12

GARULLI Giovanni, di anni 8

GAVOLDI Antonio, di anni 9

GHELFI Pasquale, di anni 10

GILARDI Silvana, di anni 6

GIOVANNINI Villiam, di anni 7

GIULIANI Aldo, di anni 8

GOI Eleonora, di anni 11

GORETTI Edoardo, di anni 6

GRANDI Enrico, di anni 7

LAMBERTI Lamberto, di anni 9

LANDINI Peppino, di anni 8

LIBANORI Giancarlo, di anni 6

LIBRIZZI Maria, di anni 11

LOMBARDI Giuliana, di anni 3

MAESTRONI Giuliano, di anni 6

MAESTRONI Luigi, di anni 12

MAJO Giuliano, di anni 9

MAJO Santino, di anni 7

MAROLI Ruggiero, di anni 8

MARZORATI Roberto, di anni 8

MASCHERONI Nella, di anni 9

MASIERO Gianfranco, di anni 8

MASSARO Antonio, di anni 9

MASSAZZA Natale, di anni 10

MEREGALLI Mirella, di anni 6

MERONI Adriano, di anni 9

MIGLIORINI Maria, di anni 9

MINGUZZI Graziano, di anni 10

MOCCIA Carmela, di anni 6

MODESTI Giancarlo, di anni 6

MOIOLI Umberto, di anni 6

MONFRINI Bruno, di anni 6

MORETTI Licia, di anni 6

MUTTI Giuseppina, di anni 10

NASI Cesarino , di anni 8

ORLANDI Graziella Maddalena, di anni 7

PAGANINI Giorgio, di anni 6

PAGLIOLI Guido, di anni 9

PAGOT Francesca, di anni 5

PANIZZA Armida, di anni 6

PANIZZA Maria, di anni 13

PANNACCESE Antonio, di anni 8

PAVAN Gualtiero, di anni 6

PAVANELLI Maria Luisa, di anni 10

PEDUZZI Rosa Rachele, di anni 8

PETROZZI Sergio, di anni 7

PIAZZA Mario Adolfo, di anni 6

PIERIN Giuseppe, di anni 9

PIOLTELLI Anna, di anni 6

PIROTTA Annunziata Ornella, di anni 6

PIROVANO Adele, di anni 6

PONTI Abele, di anni 6

PORRO Emilio, di anni 6

POZZI Elisa, di anni 6

PUTELLI Anna, di anni 6

PUTELLI Pierina, di anni 7

RAVANELLI Pierluigi, di anni 6

REDAELLI Franco, di anni 9

RELLANDINI Franco, di anni 8

RESTELLI Rosanna, di anni 6

RHO Pierangelo, di anni 6

RIZZOLI Gerardo, di anni 6

ROMANDINI Maria Gabriella Federica, di anni 6

RUMI Rinaldo, di anni 8

RUMI Gabriella, di anni 6

RUSCELLI Marisa, di anni 6

SALA Maria, di anni 7

SALETTI Giancarla, di anni 6

SCOTTI Luigia, di anni 10

SIRONI Ambrogio, di anni 7

SONCINI Antonietta, di anni 9

STOCCHIERO Armando, di anni 9

STOCCHIERO Rinaldo, di anni 6

STRANIERI Erminia, di anni 7

TAMIAZZO Gianfranco, di anni 6

TENCA Teresa, di anni 8

TERMINE Giannina, di anni 7

TROYER Giuseppe, di anni 12

VALLI Antonio, di anni 7

VELATI Giuliano, di anni 10

VELATI Maria, di anni 7

VERDERIO Ennio, di anni 6

VERGANI Giovanni, di anni 12

VICENTIN Mario, di anni 10

VIGANO' Ernestina, di anni 7

VIGENTINI Alberto, di anni 10

VILLA Lidia, di anni 6

VOLPIN Rina, di anni 7

ZAMBONI Andrea Lorenzo, di anni 9

ZANABONI Lidia, di anni 11

ZANELLATI Rosa Maria, di anni 6

ZELI Italo, di anni 7

ZUCCHETTI Luigi, di anni 8

ZUCCHETTI Giovanni, di anni 10



La Direttrice :




TAGLIABUE Isabella Ved. Castelnuovo



I Maestri  e collaboratori :



COLOMBO Bianca

CONSONNI Giulia

CONSONNI Silvio

CONTRERAS Aurora ARMANI

FIOCCHI Alicia

FOLLI Piera MERATI

GAZZINA Norma

LISSANDRINI Ester DE BENEDETTI

MAGNOLFI Giovanna LUZI

NOSETTO Piera Maddalena

PERONE Eugenio

PISTONE Teresa PEZZOTTA

POZZOLI Luisa

REDAELLI Maddalena

SANGALLI Maria Maddalena BIRAGHI con la figlia Riccardina di anni 14

VALZELLI Ida Ved. FUMAGALLI

VERGANI Cesare

ZACCHIA Dorotea QUARANTELLI

ZAMBONI Sara



Altri piccoli periti nello stesso bombardamento :



AMBROSINI Marisa Vanda, di mesi 16

BACILIERI Silvano, di anni 2

BALLADORI Annamaria, di mesi 15

BAZZANELLA Giancarlo, di mesi 18

BECCARI Lilia, di anni 2

BIRAGO Silvana Adele, di anni 4

BONATI Carlo, di mesi 12

CAVALLI Ornella, di anni 2

CLAPES Franca, di mesi 12

CONTE Vittoria, di anni 4

FRANCO Domenico, di anni 3

GALBIATI Rosa, di anni 3

GALBIATI Rolando, di mesi 11

PEREGO Maria Grazia, di mesi 22

SIFARELLI Biagio, di anni 4

SORMANI Isabella Paola, di anni 4

SORRAVIA Alberto Salvatore, di anni 5

VILLA Franca, di anni 4


Ultimo affronto:

Il Comune di Milano ha accettato la richiesta di un istituto bancario (presente con un'agenzia proprio nelle vicinanze del Monumento) di esporre un cartello dove ricordano che la manutenzione del verde è a loro carico.
I casi possono essere due: o questi "signori bancari" hanno scambiato l'area per un normalissimo giardino pubblico dove andare a passare il tempo libero (e se fosse così sarebbe il caso che qualcuno gli ricordi cosa è successo nel 1944 su quel giardino dove loro ora pagano il taglio dell'erba) oppure hanno deciso di mettere in mostra tutta la loro sensibilità "sponsorizzando" un ossario.

http://www.piccolimartiri.it/index2.htm

mercoledì 19 ottobre 2011

C'è sempre posto sul carrozzone



Il Giano Bifronte - così era stata ribattezzata l'inchiesta - questa volta ha mostrato a Silvano Grisenti solo la faccia cattiva, il futuro a tinte fosche. La condanna inflitta ieri dalla Corte d'appello di Trento dopo oltre 7 ore di camera di consiglio gela le ambizioni politiche dell'ex potente assessore dell'Upt e poi presidente di A22: 1 anno, 6 mesi e 10 giorni di reclusione, più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, per corruzione, tentata concussione e truffa ai danni dell'Autobrennero. Come dire addio definitivo alla politica se la pena, per ora sospesa, dovesse essere confermata dalla Cassazione. Sarà forse banale ridurre un processo a vincitori e vinti, ma è utile a dare un'idea di come sono andate le cose ieri.

Dopo la lettura del dispositivo da parte del giudice Carmine Pagliuca, i pm Pasquale Profiti e Alessia Silvi sono filati via senza dire una sola parola. Eppure sono loro i vincitori di questo secondo round e con loro le indagini condotte, anche grazie all'ampio utilizzo di intercettazioni ambientali, da parte degli uomini del Nucleo regionale di polizia tributaria della Finanza. La corte ha in larga misura accolto l'impostazione dell'accusa, di fatto ribaltando la sentenza di primo grado del giudice Carlo Ancona che aveva condannato Grisenti a quattro mesi, convertiti, per due episodi minori di corruzione impropria. Il successo per la procura è completato dalla condanna per turbativa d'asta a 4 mesi di Dino Leonesi (assolto in primo grado), dalla conferma dei 4 mesi inflitti all'imprenditore Stefano Oberosler per corruzione impropria e dalla condanna di Autostrada del Brennero spa e Oberosler spa al pagamento rispettivamente di 50 e 10 mila euro di sanzione. Rimane l'ultima spiaggia della Cassazione, ma intanto per le difese è una brutta botta. La pena inflitta a Grisenti è persino superiore a quanto avevano chiesto i pm in primo grado.

L'imputato è stato ritenuto colpevole anche per la controversa ipotesi di tentata concussione relativa al colloquio con il dirigente del Consorzio cooperative costruzioni, Giorgio Benedetti. Settanta minuti di registrazioni, riascoltate in aula su richiesta della difesa, che dimostrerebbero le presunte pressioni fatte affinché la cooperativa emiliana ritirasse un ricorso al Tar (poi vinto da A22) per i lavori della Cispadana. Il tono pacato di quel colloquio, il fatto che la stessa Ccc poche settimane dopo si aggiudicò un appalto dell'A22, oltre alla natura privatistica di quella trattativa, secondo la difesa, dimostrerebbero invece che non c'era alcun reato. I giudici la pensano diversamente: Grisenti avrebbe tentato una sorta di estorsione approfittando della sua posizione di presidente di Autobrennero.

C'è poi il capitolo delle corruzioni. È stata confermata la condanna per corruzione impropria per la sponsorizzazione data dall'imprenditore scomparso Fabrizio Collini, all'associazione Pattinatori Trento e una versata da Stefano Oberosler alla Pallamano Mezzocorona. Sponsorizzazioni che sarebbero state sollecitate dall'ex assessore, il quale in cambio avrebbe assicurato alle due imprese di partecipare alla cordata per la realizzazione dell'autostrada Nogara-Mare. I giudici d'appello hanno aggiunto anche un episodio di corruzione propria: Grisenti avrebbe ottenuto da Collini l'impegno ad affidare incarichi di progettazione alla ditta di cui era socio il fratello Giuseppe Grisenti, la Arca Engineering srl. In cambio alla Collini sarebbero andati appalti dell'A22 e in particolare una variante nei lavori di realizzazione del casello di San Michele. Lavori di riqualificazione energetica che secondo la difesa erano invece dovuti per adeguarsi alla normativa provinciale e non assegnati a discrezione dell'imputato.

«Manca il prezzo della corruzione», replica la difesa. Infine Grisenti scivola anche sui pasti al ristorante «Campanella», al Cimirlo, pagati con denaro dell'Autobrennero. Secondo l'accusa, che contestava un'ipotesi di truffa, l'imputato mise in conto pranzi o cene alla società anche se si trattava di incontri di partito. Dei quattro pasti contestati, solo uno è stato ritenuto legittimo, era un conto da 466 euro, mentre gli altri non centravano nulla con la presidenza dell'A22. La sentenza è stata letta in aula alle 17 e 30 dopo una lunghissima, e certo estenuante per gli imputati in attesa del giudizio, camera di consiglio. Si vede che i giudici hanno ragionato a lungo su tutti i capi di imputazione. Ma più passava il tempo, più cresceva il nervosismo. L'aria di iniziale fiducia in un esito positivo si è lentamente fatta più rarefatta. Grisenti non era in aula. È stato il suo difensore Vanni Ceola a dirgli per telefono che era andata male, molto male.

***


Come una scossa di terremoto che nessuno si aspettava. E talmente violenta che anche il giorno dopo c'è difficoltà a parlarne. La condanna in appello di Silvano Grisenti non ha scioccato soltanto il diretto interessato che, nel giro di poche ore, è passato dal pregustare un rientro in grande stile in politica all'abbattimento intimo causato da una bastonata che proprio non s'aspettava. La legnata ha picchiato duro anche dentro il suo partito, l'Upt. Non tanto per implicazioni di quest'ultimo quanto perché tutti si aspettavano un finale diverso e parecchi, soprattutto nella base, erano pronti a lavorare per lui. Ora in questi c'è smarrimento perché temono di restare senza figure di riferimento solide. Uno di questi è Gianfranco Zanon , il noneso entrato in Consiglio provinciale dopo la scomparsa del valsuganotto di ferro Giambattista Lenzi.

Zanon, che pure ieri negava di aver chiamato al telefono Grisenti dopo la sentenza del tribunale, è molto vicino al presidente dell'A22, tanto che sempre ieri in aula spiegava che prima «lo sentivo quasi quotidianamente». Chi, invece, non ha mancato di far sentire almeno la propria solidarietà personale è il segretario Vittorio Fravezzi . È lui che, pur premettendo che «sarà Grisenti a valutarne l'opportunità politica, gli tiene aperte le porte della sede del partito. «Si tratta anche di una questione di stile e di civiltà di rapporti - afferma - La sua presenza nel partito non è un problema, noi non chiuderemo mai le porte in faccia a nessuno». «Dopodiché - aggiunge - è chiaro che toccherà a lui capire i tempi e i modi». «Anche per quanto riguarda la rappresentanza istituzionale il nostro statuto prevede che finché non c'è una condanna definitiva esiste la presunzione di innocenza» concldue. E se il vicepresidente del Consiglio regionale Marco Depaoli si limita a dire di «provare profondo dispiacere per la persona», Renzo Anderle , non ha alcun imbarazzo nel difendere pubblicamente Grisenti. «Mi dispiace molto per come sono andate le cose. E non è una cosa di facciata, ma quello che sento dentro» premette. «Chi ha fatto l'amministratore ha avuto modo di conoscere e apprezzare Silvano Grisenti. Per questo mi sento di dire che la sentenza pesa non solo su di lui, ma è particolarmente sentita anche da tanti altri».

«Personalmente quando ero sindaco ho sempre trovato in lui un interlocutore attento, senza mai notare sbavature nel suo agire» afferma. Il confronto con quanto avviene a livello nazionale è, secondo Anderle, impietoso. «Rispetto a quanto succede a Roma vedere una persona condannata così fa veramente impressione. Ripeto: non ho mai avuto nemmeno il più vago sentore di qualcosa che potesse pensare ad un comportamento tale da arrivare ad una sentenza così grave». Sul futuro politico dell'amico Silvano Anderle preferisce non sbilanciarsi: «Spetta a lui decidere cosa fare. È uno istintivo, uno che si butta e sposa le cause che più lo convicono. A volte, forse, fin troppo. Se lo conosco bene credo che attenderà la sentenza della Cassazione: sarebbe inutile muoversi prima con una spada di Damocle sulla testa». «In ogni caso - conclude - penso che, passato un certo periodo, la passione tornerà a prevalere. Ricordo che altri personaggi, con alle spalle situazioni giudiziarie ben peggiori (il riferimento è a Mario Malossini, ndr), si sono ripresentati in politica e hanno fatto il pieno di voti. È naturale che col tempo la gente tenda a dimenticare certi scivoloni ricordando invece le cose fatte». Giorgio Lunelli si limita ad osservare che «nel partito c'è un comitato dei garanti, toccherà a loro valutare il caso».

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Come sempre i politici trentini ci danno una grande lezione di miseria umana.

martedì 18 ottobre 2011

L'arsenale dei compagni trentini in gita a Roma



L'arsenale dei compagni trentini.


Si sono concentrate nella zona di Rovereto (e si sono allargate fino ad Arco, dove risiede la minorenne che è stata denunciata) le perquisizioni che la polizia ed i carabinieri hanno condotto ieri mattina in cerca di documenti e materiale che possa essere riconducibile ai disordini che si sono scatenati sabato scorso a Roma, nel giorno della manifestazione degli «Indignati». Sei controlli nelle abitazioni di soggetti che sono già noti alle forze dell'ordine e legati al movimento anarchico. Verifiche che hanno portato al sequestro di alcuni oggetti: fumogeni, petardi e maschere a gas. L'operazione che è stata portata a termine nelle scorse ore ha contorni decisamente più vasti: controlli di questo tipo, infatti, sono stati effettuati un po' in tutt'Italia in cerca dei responsabili degli atti violenti che si sono consumati nella capitale. Mentre Trento non è stata interessata da questo tipo di indagini però, la città della quercia è uno dei centri in cui gli agenti e i militari che garantiscono la sicurezza tengono alto il controllo in questi casi. Il filo conduttore che, da Roma, li ha portati fino a qui in Vallagarina è quello del movimento anarchico-insurrezionalista. Più di una volta infatti - durante la manifestazioni No Tav, per esempio - tra i responsabili di alcuni atti violenti o vandalismi sono stati riconosciuti alcuni esponenti del gruppo roveretano. Da qui il via alle perquisizioni di ieri: due ad opera dei carabinieri (che hanno avuto esito negativo) e quattro della polizia di stato. Cercavamo documenti che in qualche modo parlassero dei disordini di Roma (di questi però non c'era traccia) oppure oggetti, come quelli che effettivamente sono stati trovati, che vengono usati dai violenti in questo tipo di proteste. In una delle sei abitazioni che sono state visitate dalle forze dell'ordine c'era materiale sospetto: erano fumogeni, petardi, caschi e maschere antigas. Sono stati sequestrati, perché sembra che possano essere tra quelli usati proprio sabato, Roma. Le indagini ad ogni modo in Trentino continuaneranno anche nei prossimi giorni, mentre le persone proprietarie del materiale che è stato trovato ieri dalle forze dell'ordine durante le perquisizioni verranno segnalate alla Procura della Repubblica. Sono un piccolo capitolo nell'ambito dell'inchiesta ben più ampia che riguada gli scontri accaduti sabato scorso a Roma ad opera dei violenti, durante la manifestazione che era stata organizzata dagli «Indignati».


La 600 carica di armi


Che gli anarchici roveretani fossero mobilitati per la manifestazione di Roma era apparso chiaro fin dalla prima mattina di sabato, quando i carabinieri di Pomezia, periferia sud ovest della capitale, hanno incrociato una Fiat Seicento verde che ha provato una breve fuga. Una volta bloccata l'auto, i militi hanno rinvenuto nel bagagliaio un piccolo arsenale: come riferisce il giornale La Repubblica «cinque zaini con quattro caschi da motociclista, dieci maschere antigas con filtro innestato, 500 biglie in acciaio, una grossa fionda, quattro bottiglie con liquido bianco da analizzare, quattro petardi Mefisto neri, quattro parastinchi, due mazze da muratore, un piede di porco». Alla guida della Seicento c'era uno degli anarchici «storici» di Rovereto, Pierfelice Perbellini di 40 anni, originario di Verona; al suo fianco la sua compagna, Federica R., 31 anni, originaria di Bari Sardo ma domiciliata a Rovereto; sul sedile posteriore due ragazze più giovani, Chiara e Caterina. La posizione di tutti è al vaglio dei magistrati, il materiale è stato sequestrato.


Sindaco e giunta condannino la violenza

Gli scontri di Roma sono al centro di una riflessione di «Giovane Italia». «Ci insegnano come oggigiorno qualsiasi evento di protesta si trasforma nell'occasione di attacco verso le istituzioni e le forze dell'ordine. Condanniamo i fatti di Roma con profonda indignazione verso il livello al quale si sono dovuti abbassare certi gruppi eversivi e ci schieriamo nei confronti delle forze dell'ordine, veri eroi che hanno evitato il peggio in una situazione dove il vero bersaglio erano loro. Rovereto per l'intero week end è stato alla ribalta nazionale come "patria" di numerosi "falsi manifestanti" arrivati a Roma insieme alla minorenne arcense arrestata. Per questo chiediamo al sindaco Miorandi e alla giunta di condannare i fatti, prendere posizione e le distanze dal gruppo anarchico roveretano e riferire in consiglio comunale circa la situazione del Centro sociale e il livello di sicurezza in città. Sarebbe ora di uscire allo scoperto e condannare senza paura, evitando che spiacevoli situazioni, per altro già verificatasi a Rovereto, in futuro abbiano le proporzioni di quanto accaduto a Roma».
l'Adige 18/10/2011

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E che inizino a chiamarla con il loro nome questa gente. Sono gli stessi aggressori di sempre, i soliti coccolati e impuniti dalle istituzioni.
Sono gli antifascisti.

domenica 16 ottobre 2011

I soliti noti, i soliti impuniti.

 
Trentini a Roma: un arresto e due feriti

Ci sono le sirene, a coprire il messaggio che più contava: una telefonata simbolo di una giornata guastata. Dall'altro capo del filo, è il segretario della Filcams Cgil trentina Roland Caramelle che tenta di spiegare. Spiegare come «la partecipazione massiccia e pacifica di tante persone vogliose di riprendersi il futuro sia stata importante». Invano, perché tutto è stato coperto, oscurato, calpestato dalla violenza: tanto che ci sarebbe anche un trentino tra gli arrestati - dodici - dalla polizia nella tarda serata di ieri per gli scontri. Si tratterebbe di uno studente diciassettenne di Arco, fermato in via Emanuele Filiberto per lancio di oggetti e petardi contro la polizia. Oltre a questo, la spedizione trentina conta due feriti lievi, uno ad una mano ed uno alla testa. Entrambi sono comunque rientrati in Trentino regolarmente in serata dopo essere stati medicati all'Umberto I. Violenza che ha avuto il sopravvento su concetti senza colori: quelli del disagio e della voglia di riscatto che quasi 400 trentini hanno voluto esprimere scendendo a Roma ieri con sette pullman. Lo stesso concetto che aveva espresso da Parigi in mattinata anche il futuro presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, uno che di certo non ha le stesse idee di Caramelle, per dire. Eppure il messaggio, contro lo smarrimento di questi lunghi mesi, è più forte delle opinioni di ognuno. Ieri chi era a Roma c'era per gridarlo pacificamente. Ma difficilmente questo grido arriverà. Così come è stato difficile sentirlo arrivare al telefono, coperto dal continuum di sirene. Il fatto è che ieri a Roma c'erano gli indignati, certo: lavoratori, studenti, giovani, meno giovani. Ma c'erano anche gli incivili: bande di scalmanati che hanno messo a ferro e fuoco la capitale, scatenando la reazione degli stessi manifestanti e delle forze dell'ordine. Generando quel caos che - suvvia, si sa come vanno queste cose - sarà l'unica cosa che rimarrà nella memoria di questo 15 ottobre. Cancellando, sovrastando quello che contava. «Per questo sono stati gli stessi partecipanti al corteo che per primi hanno cercato di allontanare, cacciare, isolare questi ragazzi con i caschi e il volto coperto, che con la manifestazione non c'entravano nulla - spiega Tommaso Olivieri , che ha organizzato l'unico dei sette pullman partito da Arco - ma è stato un peccato, perché la gran parte di noi ha dovuto fermarsi al Colosseo: proseguire era impossibile. Abbiamo visto di tutto: auto date alle fiamme, addirittura una casa, fumogeni. Vere e proprie bombe che ci scoppiavano a pochi passi». «Siamo sdegnati - rincara Jacopo Giannini , portavoce del gruppo giovanile di Sinistra ecologia libertà di Trento - perché una minoranza di teppisti organizzati ha rovinato una giornata pacifica con comportamenti inqualificabili, che hanno danneggiato mezzi e cose di cittadini che non avevano nessuna colpa, oltre a scatenare la reazione delle forze dell'ordine e a danneggiare tutti quelli che erano scesi qui per lanciare messaggi precisi con civiltà». «Non credo proprio che chi ha scatenato gli scontri facesse parte del corteo - racconta Stefano Bleggi , del Centro sociale Bruno - dato che le modalità scelte dal coordinamento 15 ottobre e da tutte le altre realtà che hanno aderito a questa giornata per manifestare, erano ben altre. Certo, purtroppo la massa che stava sfilando era davvero imponente, e sta all'intelligenza di ognuno decidere cosa fare e non fare». Bleggi è stato uno dei pochi trentini a Roma che è riuscito a raggiungere piazza San Giovanni: «Quasi tutti sono stati fermati tra i Fori imperiali e il Colosseo, per lo scoppiare degli scontri e le cariche delle forze dell'ordine. Io in piazza San Giovanni ho assistito a reazioni scomposte anche da parte di queste, con mezzi che volutamente sfrecciavano a velocità sostenuta per disperdere la folla, con il rischio concreto di investire qualcuno e senza curarsi del fatto che questa era composta per la maggior parte da manifestanti, e non da violenti». Il problema è proprio che alla fine l'opinione pubblica, non ne ricorderà la distinzione. E anche se l'auspicio della delegazione trentina, mentre dalla stazione metro dell'Anagnina si avvia verso casa, è che non sia così, non ci si illuda: della lotta civile per un futuro migliore si ricorderanno in pochi.
l'Adige 16/10/2011

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Chissà se i signori in questione hanno letto questo:

"Compagn@ tutt@: sapete già che il 15 Ottobre prox 2011 a Roma si terrà la manifestazione contro il sistema, e lo specifico è proprio questo: seppur si siano accodati a cose fatte CGIL e suoi lacchè, l'iniziativa (europea) nasce con spirito sorprendentemente rivoluzionario. Pare che col crollo di tutto ciò che può crollare di organico al sistema capitalista anche i sassi inizino a muoversi. L'occasione è unica; a Roma si troveranno centinaia di migliaia di persone anche se tutti i media di stato censurano e non dicono nulla di ciò. SICURAMENTE le FORZE di POLIZIA ci ATTACCHERANNO anche non dovesse esserci il minimo intento conflittuale (che comunque ci sarà e DEVE ESSERCI da parte nostra): dobbiamo tutti, rivoluzionari di ogni tendenza, comunisti, libertari e tutto/i coloro che saranno lì per rabbia e coscienza del baratro nel quale ci vogliono gettare DEFINITIVAMENTE, COMBATTERE !!!!! Non come a Gneova nel 2001 ! Non come il 14 Dicembre 2010 ! Non dobbiamo fermarci ! Portare con se' di "tutto" per PRENDERE e TENERE la 'PIAZZA' ! Se ci accoppano dei compagni non paralizziamoci, non diamo in isterismi ma rispondiamo colpo su colpo ! La forza della disperazione può vincere i mercenari del capitale. 10mila guardie non possono fermare 40mila ribelli ! Non scomodiamo Napoleone che rammenta: "qualunque sia la disparità delle forze in campo in favore di una forza piuttosto che l'avversa, esiste sempre un fattore X di incognita: la morale e lo spirito dei combattenti, la coscienza di difendere la ragione." Diffondete. Dobbiamo creare un governo provvisorio popolare. Sembra impossibile, ma la Storia è ancora da scrivere. NON UN PASSO INDIETRO ! I compagni di ogni dove si stanno preparando per il 15: i compagni della ValSusa (onore a loro), gli operai, gli studenti, gli emarginati di sempre... ma non cadiamo nella retorica... COMBATTERE !"


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Indignati: CasaPound Italia, black bloc 
alibi per proteggere soliti impuniti
Iannone, la prossima volta anche noi in piazza per manifestare e difendere Roma

Roma, 16 ottobre – ‘’I black bloc non esistono, sono l’ennesimo alibi di chi si ostina a voler proteggere i soliti noti. A distruggere la città, a incendiare macchine di cittadini indifesi, a trasformare 20 metri cubi di sampietrini in proiettili sono stati gli stessi che il 28 ottobre del 2008 hanno impunemente messo a ferro e fuoco piazza Navona per difendere le ragioni dell'antifascismo militante contro il Blocco studentesco; gli stessi che hanno incendiato cassonetti e devastato il centro di Palermo per impedire la presentazione del libro di Domenico Di Tullio ‘’Nessun dolore, una storia di CasaPound’. Gli stessi che hanno devastato Cuneo e ferito gravemente un nostro responsabile per scongiurare l’apertura di una sede di Cpi e che ogni giorno aggrediscono i nostri militanti nelle Università di mezza Italia per impedirgli di fare politica. Sono quelli che fanno i cortei scortati dalla polizia e che arrivano a Roma in pullman con de Magistris’’. Lo afferma in una nota il presidente di CasaPound Italia Gianluca Iannone.

‘’Il signoraggio, l’usura, l’emergenza casa, il precariato sono i problemi del paese, e non da ora - aggiunge Iannone - Sono gli stessi problemi contro cui il nostro movimento si batte da anni in una beata solitudine. Eppure il governatore uscente della Banca d’Italia, pur condannando gli episodi di violenza, ha ritenuto di esprimere solidarietà e comprensione ai cosiddetti indignati. Il fatto che Draghi offra ‘protezione’ a questi 'ragazzi' la dice lunga su chi ci sia dietro queste scene di follia collettiva. Quanto a noi, che ogni giorno lottiamo nelle strade, nelle scuole e nelle università di tutta Italia per affermare questi principi, ieri in piazza non c’eravamo, ma la prossima volta indiremo una contromanifestazione contro le banche, l'usura e i ladri di futuro e per difendere la nostra città''.

info: 3478057510
www.casapounditalia.org

Arci promuove l'educazione stradale



Nomi. Segnalazione alla Procura 
Lite al circolo Arci: un giovane di Volano
è stato ferito al volto 


NOMI. I carabinieri sono intervenuti all’incrocio quando era ancora buio. Attorno alle 6.30, un giovane di Volano aveva tamponato l’auto che lo precedeva al semaforo di Nomi, sulla provinciale della Destra Adige. I militari, avvicinandosi, hanno notato due cose: che il trentaquattrenne puzzava di alcol come una damigiana e che sul volto aveva tagli e botte poco compatibili con il modesto danno alla vettura. Gli hanno dunque chiesto come si fosse procurato le ferite, e lui ha risoposto di aver subìto l’aggressione da parte di alcuni stranieri qualche ora prima, al Circolo Arci La Base di Nomi. Mentre il giovane veniva acompagnato in ospedale (risultando poi positivo all’etilometro), i carabinieri hanno raggiunto La Base, trovando la donna delle pulizie indaffarata a pulire alcune macchie di sangue all’ingresso. Sul posto c’era anche un trentaseienne di Nomi, che ha ammesso con candore di aver colpito con un pugno il giovane di Volano: ubriaco fradicio, questi lo aveva prima offeso e poi colpito con un pugno al volto. Lui aveva semplicemente risposto con un altro pugno. La vicenda è stata segnalata alla Procura di Rovereto. Il giovane di Nomi rischia la denuncia per lesioni personali, l’altro invece la confisca dell’auto per guida in stato di ebbrezza.
il Trentino 16/10/2011


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Ahahaha! Grandi compagni!

CasaPound distribuisce pane contro il carovita

il Trentino 16/10/2011


Il pane regalato da CasaPound 
Manifestazione contro il carovita in viale Dante 

 RIVA. Con l’aumento dell’Iva imposto dalla manovra di governo, anche i generi di prima necessità sono diventati più cari. Colpendo indiscriminatamente tutti, ma proprio per questo più pesantemente le fasce di reddito più deboli. Per denunciare politica che impoverisce chi già è povero, azione simbolica di CasaPound. Ieri mattina in un banchetto allestito in viale Dante gli attivisti del gruppo rivano hanno distribuito 50 chili di pane, proveniente da un forno locale. E assieme hanno diffuso il proprio pensiero su come affrontare una crisi generata dagli errori di una classe politica che negli anni ha indebitato il Paese. Tra le proposte, calmierare il prezzo di alcuni beni primari sulla base di accordi tra grande distribuzione e amministrazioni locali; tassare i prodotti alimentari base con Iva ridotta al 4 per cento; incentivare la filiera corta e il «chilometri zero».

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l'Adige 16/10/2011



Viale Dante, il pane arriva fresco 
con i ragazzi di «Casa Pound» 

Hanno portato 50 chili di pane in viale Dante, distribuendoli ai rivani di passaggio. Una risposta concreta, simbolica ma non troppo, al caro vita di questi tempi. Ma i ragazzi di «Casa Pound» hanno fatto di più. Distribuendo, oltre a spaccatine e rosette preparate da un forno della zona, anche un vademecum con alcuni consigli utili per risparmiare realizzato in collaborazione con l'Unione nazionale consumatori. La spesa si fa con un elenco preciso, frutta e verdura nei mercati a fine mattinata, detersivi nei discount. Non badare alle marche famose né alla posizione dei prodotti negli scaffali (guardate sempre in basso). Bene le promozione, ma controllando comunque il prezzo al chilo. Verificare le date di scadenza. Salumi e formaggi al banco costano meno di quelli già confezionati così come caffé, latte, pasta, legumi secchi là dove venduti sfusi.

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CASAPOUND, IN PIAZZA PER LA III EDIZIONE DI 'AUTUNNO CONTRO IL CARO VITA'


Riva del Garda, 15 ottobre – Si è svolta questa mattina l’iniziativa contro il caro vita organizzata dall’associazione CasaPound Italia, con la distribuzione di 50 kg di pane proveniente da un forno del territorio.

“La nostra iniziativa ha riscosso molto successo tra i cittadini, molto sensibili al tema della crisi finanziaria ed economica che anche l'Italia sta affrontando”. Ha dichiarato in una nota Alessandro Marocchi, responsabile di CasaPound Italia Riva.

“Tra le misure anti crisi che il governo ha deciso di intraprendere, nel tentativo di far fronte all’enorme debito pubblico, c'è l' aumento dell’IVA dal 20 al 21%. Questo significa che i prezzi tenderanno a salire, soprattutto quelli dei beni di prima necessità – prosegue Marocchi - Gli italiani stanno pagando quotidianamente gli errori commessi da una classe politica che ha indebitato il Paese”.

CasaPound Italia propone alcune azioni possibili per combattere il 'caro vita', tra cui: calmierare il prezzo di alcuni beni primari sulla base di accordi tra grande distribuzione e amministrazioni locali; tassare i prodotti che fanno parte dell’alimentazione base (carne, pesce, latticini, pane, ecc..) con IVA ridotta al 4%; incentivare il chilometro zero e la filiera corta; investire sulla produzione nazionale.


Alessandro Marocchi
Responsabile provinciale CasaPound Italia

342/3151297 (numero ufficio stampa )